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Opinione di Kurtisonic su Tony Manero

[Tony Manero, Cile 2008, Drammatico, durata 98']   Regia di Pablo Larrain
Con Alfredo Castro, Amparo Noguera, Elsa Poblete, Paola Lattus




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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21/11/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Questo film ha ottenuto meritati riconoscimenti festivalieri, ma anche a detta del regista, il cileno Pablo Larrain, ha creato una certa divisione fra il pubblico, dentro e fuori le mura di casa. Poichè si parla di storia recente, il Cile di Pinochet, si capisce che una pellicola dal contenuto politico un pò mascherato nel metaracconto, per un cileno sia come toccare una ferita ancora da rimarginare. Per il resto del pianeta, formata da quell'eterogeneità delimitata dall'intellettualismo...(magari pure ideologico e militante..) da una parte, e dall'età felicemente barbarica dall'altra, un certo disorientamento Tony Manero l'ha prodotto, per le scelte del regista, per le modalità espressive. Raul (un superlativo Alfredo Castro), è un emulo di Tony Manero, e fa di tutto per partecipare a un concorso televisivo per sosia dove è convinto di vincere. Il regista P.Larrain, classe 1976, sviluppa per istatanee la squallida storia che non ha un inizio e tantomeno una fine, come se avesse estratto un frammento dal corpo alienato del Cile dell'epoca. La sbatte violentemente in faccia a chi non ha voluto vedere la realtà di quegli anni, e credo offra una chiave per leggere quella attuale. Attraverso uno sgradevole personaggio, Raul, emergono l'imbarbarimento, la meschinità, la paura, l'egoismo e l'amoralità, elementi quanto mai moderni e presenti in altre società, senza che oggi vengano afflitte da una dittatura così esplicita. Larrain prende spunto dal modello del disimpegno per eccellenza, importato a forza e imposto come simbolo culturalmente compreso, alla faccia del costume, dei valori, della storia e del modo di pensare del contesto dove viene riversato. Il Manero- Travolta è il simbolo della fine dei grandi ideali legati al mito e al ruolo del movimento rock, e ai valori in cui i giovani contestatori di tutto il mondo si sono identificati. Il protagonista,  vive in una società slegata anche nei rapporti più intimi, scollegata alla realtà che è allo sfacelo morale e materiale, è abbagliato unicamente dal suo sogno (in questo è un moderno Aguirre), non ha prospettive concrete, non ha futuro. Pur senza azione il film non perde interesse, il dinamismo è nel passaggio da una sequenza all'altra, con l'accompagnamento musicale all'altezza, pieni di rimandi, di ricordi, di simulacri stilistici dell'epoca. La scena più bella è la ripresa del balletto formato casereccio di you should be dancing, così decadente e drammatico che fa da contraltare alla sequenza del concorso televisivo, tanto falso e rilucente che sembrano entrambi lontani nel rappresentarsi quanto tristemente simili nella tragedia che nascondono.


SI

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