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Hunger (2008)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Hunger: assente
Ritmo ritmo in Hunger: forte
Impegno impegno in Hunger: forte
Tensione tensione in Hunger: forte
Erotismo erotismo in Hunger: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Hunger

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Hunger (voti: 55 media: 4,11) 55

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locandina di Hunger

Trailer italiano ufficiale

Hunger Trailer italiano ufficialeplay

La trama

La dura escalation delle proteste all'interno della Maze Prison in Irlanda del Nord, intorno all'inizio degli anni 80, quando i detenuti politici repubblicani, tra i quali Bobby Sands (Michael Fassbender), facevano di tutto per cercare di guadagnare uno status differente da quello dei delinquenti comuni a cui venivano assimilati. 

Dramma in tre atti di brutale bellezza, Hunger è più del classico pugno nello stomaco: è un assalto sensoriale allo spettatore, costretto a seguire McQueen in un percorso fatto di grida e silenzi, di fetore e piaghe, filmato sul confine indicibile fra umano e disumano. Quello di Steve McQueen è cinema a mano armata, e ci tiene tutti nel mirino.

Incluso nelle taglist:

 

MORIRE PER UN IDEALE

Raccontare quanto accaduto nel 1981 all'interno del blocco di alta sicurezza della prigione di Maze, nel nord dell'Irlanda, permette di fornire informazioni che difficilmente si possono trovare sui libri o negli archivi di storia. Vedere e sentire il resoconto diretto degli eventi, ordinari e straordinari, ha consentito infatti al regista Steve McQueen di soffermarsi anche su elementi che vanno al di là della semplice cronistoria, riflettendo su ciò che vuol dire morire per una causa, un'astrazione che assume una risonanza contemporanea se si pensa a come, in un atto finale di disperazione, il corpo, a torto o a ragione, sia usato sempre più spesso come strumento ultimo di lotta politica.

ESPANDI +

TERRORISTA O MARTIRE?

La storia di Bobby Sands è rimasta nella mente di McQueen da quando, da piccolo, ogni sera vedeva la sua immagine al telegiornale e ascoltava i resoconti del suo forsennato sciopero della fame, ravvisandovi il simbolo dell'unico baluardo di resistenza che un bambino della sua età poteva avere contro lo strapotere di una madre che lo costringeva contro la sua volontà a mangiare. Il progetto effettivo, poi, di farne un film arriva soltanto nel 2003. La guerra in Iraq non era ancora scoppiata ma da lì a poco le immagini di Guantanamo Bay e del carcere di Abu Ghraib avrebbero fatto il giro del mondo, mostrando a tutti coloro che hanno la memoria corta come la storia ciclicamente tenda a ripetersi, costruendo inaspettati parallelismi su cui poter indagare. Essendo la sua prima sceneggiatura, McQueen si è quasi visto costretto a cercare qualcuno che lo aiutasse nella stesura del copione e fondamentale è stato l'incontro con il drammaturgo Enda Walsh, astro nascente del teatro, dotato di scrittura visionaria ed estremamente attento ai dialoghi.

ESPANDI +

 

 

GIRANDO HUNGER

Come in un quadro di Velazquez o di Goya, ogni frammento di Hunger ha al suo interno elementi di violenza e di bellezza, grazie alla composizione dell'immagine e alla scelta di girare con un aspect ratio di 02:35:1, che consente di avere sullo stesso piano gli elementi centrali della narrazione e ciò che fa loro da cornice. A ciò ha contribuito l'esperienza di McQueen nel campo della videoinstallazione e l'apporto di tutta la squadra di tecnici di scena e scenografi, attenti che ogni particolare fosse al proprio posto per non distrarre lo spettatore o infastidirlo ed esprimere al massimo la psicologia di ogni situazione.

Dopo aver scelto il giovane Michael Fassbender e Liam Cunningham per le parti di Bobby Sands e padre Dominic Moran, la produzione si è avvalsa di attori reclutati nel nord dell'Irlanda, dove la gente sentiva ancora la storia di Sands come forte e attuale.

ESPANDI +

 

La recensione di FilmTv

Di Ilaria Feole - FilmTV n. 17/2012

La routine di un uomo qualunque. Si alza al mattino, si medica le nocche sbucciate e livide, saluta la moglie, verifica che non ci siano ordigni esplosivi attaccati alla sua auto, e va a lavorare. L’uomo fa il secondino in una prigione dell’Irlanda del Nord, nel 1981, quando i detenuti appartenenti all’Ira mettono in atto varie forme di protesta, tra cui il rifiuto di indossare le uniformi, di lavarsi e infine di mangiare, affinché il governo inglese riconosca loro lo status di prigionieri politici. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 10/04/2012 - utile per 40 utenti

Voto al film: voto ottimo

Pare che qualche cosa si sia mossa finalmente intorno allo straordinario esordio cinematografico di  Steve McQueen, uno dei più significativi di questi ultimi 10 anni (parlo ovviamente dell’ottimo risultato raggiunto con Hunger, vincitore per altro di una più che meritata Caméra d’Or nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes di qualche anno fa) e che ci siano adesso buone prospettive per una sua visione allargata. Bisognerà vedere però come sarà effettivamente fatta la sua distribuzione in sala, e in quante città riuscirà poi ad approdare davvero (in base al numero delle copie che saranno rese fruibili e alla disponibilità degli esercenti a “rischiare”, visto il disinteresse crescente del pubblico pagante per il cinema di qualità), e soprattutto che tenuta gli sarà poi di fatto garantita, poiché per il momento è difficilissimo azzardare pronostici: non lo si vede ancora troppo in giro e se continua a circolare un po’ marginalmente, lo fa in forma semiclandestina e soltanto in qualche rassegna “specializzata” sponsorizzata dalle realtà d’essai delle città più organizzate e sensibili. Ricordo comunque agli interessati, che il film è anche reperibile in rete (in versione originale sottotitolata in italiano). Credo anzi (o almeno lo spero) che sia stato proprio attraverso tale fonte che una pellicola così importante ma  poco considerata dal “sistema cinema Italia” abbia già potuto  “godere” di un contatto e un rapporto più capillare col pubblico, certamente superiore a  quello che gli era stato garantito dal suo semplice e un po’ frettoloso  passaggio da un festival sia pure prestigioso come quello di  Cannes (comunque sempre un po’elitario e abbordabile soprattutto dagli “addetti ai lavori” e da pochissimi altri fortunati).
Quello di Steve McQueen (e ne abbiamo avuto una conferma anche con il successivo Shame)  è un cinema tutt’altro che schematizzato, che privilegia spesso l’enfasi dei dettagli, poggia la sua forza sulla potenza di un impatto visivo di insolita ed eccezionale levatura e sulla rarefazione dei dialoghi, visto che la sua linfa vitale si nutre anche di frequenti e prolungati silenzi sorretti però da movimenti di macchina a volte frenetici, altri più sussiegosi, finalizzati a privilegiare un particolare, un volto, un corpo, un gesto, e dove le parole diventerebbero assolutamente “sussidiarie” alla più esplicita e diretta esposizione empatica anche violenta di immagini spesso tanto crudeli e veritiere da risultare quasi insostenibili allo sguardo che non si peritano a mostrare in tutta la sua tragica fisicità, la carne nuda, degradata e martoriata dei protagonisti presenti sulla scena. Una modalità di rappresentazione tutt’altro che univoca comunque poiché il regista ha poi anche il coraggio e l’intelligenza di modificarsi all’occorrenza in corso d’opera arrivando a dare una forma diversa ma ugualmente “necessaria” al suo racconto filmico: qui ce ne dà una tangibile e significativa dimostrazione pratica  piena di pathos e di partecipazione emotiva, proprio quando decide di “fermare” per un lungo tratto il vorticoso itinerare della macchina da presa per fissarla indelebile nella immobile staticità di una prolungata ripresa a “scena fissa” (a suo modo comunque ugualmente dinamica) durante un “confronto a due voci” serrato e persistente, che non poteva essere affidato altro che alla parola, e che infatti qui vive e si alimenta proprio della  potenza traumatica che solo una sofferta  intensità “verbale” di fortissimo impatto anche drammatico tutta affidata  alla forza affabulatrice del parlato che in altre parti è  invece meno presente e quasi sussidiario. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Hunger


27 maggio 2012 Opinione di fefy su "Hunger"
fefy

E' solo grazie a Shame del regista Mc Queen che il magnifico HUNGER dello stesso regista viene distribuito nelle sale, dopo 4 anni dalla sua presentazione a Venezia. Eppure chi non può' dire, chi non può' sostenere che siamo di fronte ad un vero capolavoro di film, coraggiosissimo. Una regia asciutta ma forte e coraggiosa, una capacità di raccontare nell'ambito di un contesto storico (La lotta per l'indipendenza dell'Irlanda del nord) l'individualità della lotta di un uomo, di un uomo...

voto al film: fefy assegna il voto ottimo a Hunger (2008)

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27 maggio 2012 Opinione di GIMON 82 su "Hunger"
GIMON 82

"E' spiacevole e tormentoso quando il corpo vive e si da importanza per conto suo,senza alcun legame con lo spirito" E' con questa frase "rubata" da Thomas Mann che vorrei parlare di questo film, Ho ancora vivo dentro di me ogni passaggio e ogni immagine,di una pellicola raggelante in tutto il suo insieme,come una scultura (s) modellata da un artista che si sfacela piano piano.Quello che fa al suo corpo Bobby Sands è paragonabile a questa mia teoria,un vero è proprio automartirio,un...

voto al film: GIMON 82 assegna il voto ottimo a Hunger (2008)

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19 maggio 2012 Opinione di giorgiobarbarotta su "Hunger"
giorgiobarbarotta

La detenzione dei repubblicani irlandesi nelle carceri per criminali comuni inglesi dà vita ad un film radicale, duro e originalissimo. La personalità di McQueen (già: un cognome e un nome, Steve, che trasudano cinema e segnano un destino; qui come non mai nomen omen) si impone evitando da subito il classico film carcerario ed improntando la materia, suddivisa in parti dell'opera ben distinte tra loro, sul piano del credo e dell'etica personale perseguita a costi altissimi: la libertà e...

voto al film: giorgiobarbarotta assegna il voto buono a Hunger (2008)

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12 maggio 2012 Opinione di mm40 su "Hunger"
mm40

Bobby Sands come Gesù Cristo. La via crucis; flashback: il pensiero e le opere; flashforward: l'agonia. Nulla di blasfemo o irrispettoso nei confronti della religione, a conti fatti: perchè il cattolicesimo di Sands fu strenuamente difeso fino alla fine da lui stesso, ragazzo cresciuto nella parte protestante di una città fortemente divisa dal credo, come Belfast. L'esordio di Steve McQueen alla regia è con questo film complicato e ambizioso, non del tutto riuscito proprio a causa di...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Hunger (2008)



10 maggio 2012 Opinione di gianbers su "Hunger"
gianbers

Servono poche parole per entrare in una realtà che è rimasta nella mente di chi in quegli anni era cosciente. Anche nel film i dialoghi sono ridotti al minimo.  Scomodo.

voto al film: gianbers assegna il voto buono a Hunger (2008)


7 maggio 2012 Opinione di barabbovich su "Hunger"
barabbovich

Dopo il successo di Shame approda anche nelle sale italiane il primo lungometraggio di Steve McQueen. Il tema "di nicchia", trattato mostrando una violenza belluina senza aggiunta di Malox, e le soluzioni di regia spesso radicali sono soltanto parzialissime giustificazioni al colpevole ritardo con cui il film è arrivato nelle sale. La storia raccontata è quella del 27enne Bobby Sands (Fassbender), attivista nordirlandese, battutosi per vedersi riconoscere, insieme ai suoi compagni di lotta...

voto al film: barabbovich assegna il voto buono a Hunger (2008)

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5 maggio 2012 Opinione di emmepi8 su "Hunger"
emmepi8

  Quando si dice sapore di cinema o cinema puro; questo autore, naturalmente, l'ho conosciuto solo con Shame, pur avendo sentito parlare di Hunger, che ho visto poco tempo fa in versione originale, ma pur conoscendo l'inglese, anche se non in maniera molto approfondita, non me lo sono gustato, dato che i due terzi del film sono avari di dialoghi, ma c'è un periodo di oltre venti minuti che è il colloquio con il cappellano, basilare per entrare perfettamente nell'involucro e nel cuore del...

voto al film: emmepi8 assegna il voto ottimo a Hunger (2008)

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4 maggio 2012 Opinione di davidestanzione su "Hunger"
davidestanzione

C’è un cinema che a volte sa riscoprirsi urgente, necessario, urlante, rifiutando le laccature e riuscendo (ancora) a essere liricamente brutale. E’ il caso della lacerante opera prima del video artista inglese Steve McQueen, ragazzotto inglesone di colore dal nome ingombrante e dall’apprezzatissimo bagaglio di esperienze in campo figurativo (non ultima, la Biennale di Venezia). Laddove il cinema arty finisce spesso con l’essere vanamente diluito e contemplativo, con pose...

voto al film: davidestanzione assegna il voto ottimo a Hunger (2008)

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4 maggio 2012 Opinione di mc 5 su "Hunger"
mc 5

Un piccolo film che dura poco più di un'ora e mezza, una produzione angloirlandese realizzata con budget evidentemente modesto, ma che però alla fine risulta tremendamente ingombrante. Non è facile parlarne, perchè è una di quelle pellicole che ti lasciano annichilito ed inerte, tanto l'impatto è durissimo e per alcuni perfino insostenibile. Personalmente, oltre alla violenza di certe immagini che avevo peraltro preventivato, ciò che più mi ha coinvolto è un immenso senso di...

voto al film: mc 5 assegna il voto ottimo a Hunger (2008)

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4 maggio 2012 Opinione di ROTOTOM su "Hunger"
ROTOTOM

Hunger è il primo film del video artista Steve McQueen, che ha  come interprete principale il solidale Michael Fassbender non ancora Coppa Volpi a Venezia per Shame dello stesso McQueen e non ancora nelle grazie di Cronemberg e Tarantino  E’ la storia di Bobby Sands, attivista dell’Ira e della protesta “dello sporco e delle coperte” attuato nel carcere di Maze nel 1980 contro il governo  Thatcher. La richiesta di essere considerati prigionieri politici anziché criminali comuni...

voto al film: ROTOTOM assegna il voto buono a Hunger (2008)

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