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Opinione di michemar su Hunger





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16/01/2012 voto al film: voto ottimo

Sul film

Esordio molto impegnativo del regista Steve McQueen. L’argomento trattato è la ribellione in carcere dei militanti dell’IRA negli anni ’80 e soprattutto del loro sciopero della fame che porterà alla morte di alcuni di essi, a cominciare dal loro capo, il purtroppo celebre Bobby Sands. E su di lui si impernia il film e l’intero racconto.
Opera divisa praticamente in tre parti.
La prima mostra gli arresti degli attivisti nordirlandesi e le violenze inferte loro dalle guardie carcerarie; quindi sequenze di scene dure e cruente, da stomaci forti. Ma anche i ribelli sono duri e resistono a qualsiasi massacro in nome della loro fede, perché non diversamente si può chiamare il loro credo politico che li spinge unitariamente a resistere a tutti i soprusi e punizioni che devono sopportare.
La seconda parte è la fase cruciale del film, perché il colloquio del protagonista, un eccezionale Michael Fassbender, con un prete cattolico irlandese è la chiave di lettura del film. Questa è la fase clou anche dal punto di vista artistico, in quanto la sequenza lunghissima della durata di ben 22 minuti (almeno nella versione originaria) e girata senza stacchi e con un unico ciak  ha richiesto una preparazione di un mese; l’inquadratura unica è fissa sui due interlocutori che si incontrano nel parlatorio del durissimo carcere di Long Kesh conosciuto col nome di Maze e si vedono solo tavoli e sedie, perché tutto è concentrato sul dialogo serrato tra i due e sull’annuncio da parte di Bobby Sands dell’inizio di uno sciopero della fame che sarà effettuato coinvolgendo piano piano tutti i ribelli sino ad arrivare al suicidio, per provocare ancor più la reazione dell’opinione pubblica. E ne morirono sette, difatti.
E da qui la terza fase del film HUNGER, la fame, la fame che porta alla morte. Fassbender dà una prova attoriale che spaventa, il suo dimagrimento è ben superiore alla pur notevole prestazione di Christian Bale de L’UOMO SENZA SONNO, pelle e ossa e martoriato da ulcerazioni. La morte che lentamente si impossessa del suo corpo in sequenze lente e di grande sofferenza fisica quale estrema protesta verso il governo della signora Thatcher. Lei è presente nella storia, in voce quando tiene a precisare che la violenza dei ribelli è da ritenere un reato comune e non politico e l’ordine verrà mantenuto in ogni caso; ed è presente nelle mani sbucciate e sporche di sangue dei secondini, che la mattina si alzano come lavoratori di fabbrica e si accingono invece ad andare in un luogo di torture: quel lavaggio di mani rappresenta lo stato che ipocritamente si autoassolve.
Il binomio McQueen-Fassbender nasce così, in un film che non fa sconti alla violenza e alla storia della protesta nordirlandese. La bravura del regista e dell’attore è evidente ed oggi è esplosa con SHAME e sicuramente in futuro saranno fuochi d’artificio.


SI

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