Opinione di Marcello del Campo su Surveillance
Con Julia Ormond, Bill Pullman, Pell James, Ryan Simpkins, French Stewart, Kent Harper, Kyle Briere, Hugh Dillon, Gill Gayle, Michael Ironside
- sufficienti [1]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Sembrerà strano ma Surveillance è un road movie da camera. Be’, se Fellini (Toby Dammit) riuscì a girare una lunga sequenza di un’auto in corsa in studio, è possibile fare il contrario: nel cinema tutto è possibile. Con la differenza che Fellini aveva mezzi e genio, mentre la Lynch non ha gli uni ma soprattutto non ha nessun guizzo di genialità (alla figlia David non ha trasmesso nulla) ma neppure è molto originale; infatti, dopo il pessimo Boxing Helena del 1993, scritto e diretto a soli diciannove anni, invece di seguire i consigli paterni, – un padre ha l‘obbligo di consigliare alla figlia di smettere – a quarantadue anni suonati decide di fare un secondo film e ne sta girando un terzo, Hiss, che come questo Surveillance resterà occulto ai meno temerari del sottoscritto.
Dunque un road movie da camera o meglio, per essere più preciso, sulla strada (una infinita highway dove si sa che i poliziotti americani non scherzano se superi i sessanta orari) e il distretto di polizia (naturalmente corrotto, se lo fai dirigere da Michael Ironside - avete visto mai un film dove questo caratterista dal volto truce da Scanner in poi fa il buonuomo?).
Sulla strada due poliziotti (corrotti) e sadici si divertono a bucare le gomme di poveri sciagurati cittadini per spaventarli, e si eccitano anzi, sono proprio abbietti questi pigs.
Intanto, nel distretto di polizia due agenti della Fbi (Bill Pulmann e Julia Ormond) interrogano due testimoni (una bambina e una tossica), le uniche superstiti di una selvaggia carneficina avvenuta sulla strada. Jennifer Chambers Lynch, a dire il vero, riesce a tenere alta la suspense, grazie a uno script che pure non essendo di prima mano, riesce a irrobustire con discrete dosi di follia collettiva.
Questa opinione mi riesce faticosa perché raccontare il plot significa rischiare di far capire come va a finire la storia.
Attenti, comunque al sottotitolo del film che recita più o meno ‘chi sorveglia chi sorveglia?’
Dimenticavo: la Lynch a nove anni interpretò la bambina di Eraserhead e forse da quell’esperienza ha tratto beneficio per disegnare l’unico personaggio che non è fuori di testa in Surveillance.
Non so che altro dire.
Ah, a me il film è piaciuto, nonostante sembri il contrario. Mi è piaciuto perché è molto trucido, perché Bill Pullman imbolsito e pieno di irrefrenabili tic tourettici è molto convincente; perché c’è una Julia Ormond al calor bianco; perché Ironside non delude mai; perché poliziotti pazzoidi così non li ho mai visti; e infine, perché la colonna sonora ci regala David Lynch in veste di cantante e la stupenda Add It Up dei Violent Femmes (anno 1983).
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