Opinione di Paul Hackett su Toy Story 3. La grande fuga
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Sul film
Andy, ormai diciassettenne, sta per partire per il college e i suoi, un tempo amatissimi, giocattoli vengono donati ad un asilo che si rivelerà una sorta di lager, guidato con il terrore da un crudele orsacchiotto. Riusciranno i nostri eroi a fuggire e ad evitare il terribile rischio di finire in discarica? Confesso di non essere mai stato un grande fan della saga dei giocattoli senzienti della Pixar e, forse per questo motivo, faccio una certa fatica ad accodarmi al coro dei tanti apprezzamenti ricevuti da questo "Toy Story 3" da parte di pubblico e critica. Il primo episodio, datato 1996, sebbene in qualche modo rivoluzionario (è stato il film che, indiscutibilmente, ha aperto l'era dell'animazione digitale), non mi aveva particolarmente colpito all'epoca e, rivisto oggi, direi che soffre dell'ovvio limite di una tecnologia ancora acerba e pionieristica; il secondo, molto più raffinato dal punto di vista delle animazioni, era anche ben più divertente e scoppiettante, ma, per quanto mi riguarda, non un capolavoro indimenticabile. Questo terzo episodio giunge dopo ben 11 anni e il progresso tecnico di un periodo così lungo è riscontrabile in animazioni stupefacenti per fluidità e cura del dettaglio, ma la sceneggiatura mi ha lasciato un po' perplesso: malinconica in principio, tetra ed angosciante nella parte centrale, esageratamente strappalacrime nel finale (preparate i fazzoletti, non sto esagerando, ci si commuove sul serio), nel complesso non mi sembra una storia adatta ai bambini, anche perché si ride abbastanza poco e le rare gags (affidate a un vanitoso Ken o a un inedito Buzz Lightyear in versione latina) sono decisamente più comprensibili da un pubblico adulto. Con questi presupposti, "Toy Story 3" diventa uno strano ibrido, troppo infantile per un pubblico adulto, non del tutto adatto ad un pubblico di bambini... ma questi dettagli devo averli notati solo io, visto che la pellicola è stata un successo di enormi dimensioni al botteghino... buon per la Pixar, per me tre stelle. Ah... dimenticavo... i vari Giorgio Faletti, Fabio De Luigi e Gerri Scotti al doppiaggio non si possono davvero sentire.
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