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Madagascar 2 - La recensione di FilmTv

[Madagascar: Escape 2 Africa, 2008, durata 89']   Regia di Eric Darnell, Tom McGrath



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La recensione di FilmTv

di Cristina Borsatti

I quattro dello zoo di Central Park volano in Africa alla ricerca delle proprie radici e dei loro pari che vivono liberi e senza gabbie. Un inno alla bellezza delle diversità scritta dal Cohen di Tropic Thunder

Mentre la Pixar osa, riempiendoci di stupore, l’inosabile, la DreamWorks si rifugia nel già visto (con successo) al botteghino. Avevamo lasciato Alex il Leone, Marty la Zebra, Melman la Giraffa e Gloria l’Ippopotamo tra lemuri ballerini e pinguini spia, con la speranza di tornare a New York. Ora, allacciate le cinture di sicurezza, i malcapitati atterrano d’emergenza nelle vaste pianure africane. Gli ingredienti non cambiano, sebbene del lussureggiante Madagascar restino solo Re Julien, a cui piace sempre muoversi, Maurice e gli occhioni grandi di Mortino. Nuovamente pesci fuor d’acqua, ai piedi del Kilimangiaro i quattro dello zoo di Central Park respirano profumo di casa, si imbattono in turisti deficienti (stile Lost) e ci insegnano qualcosa. Il valore dell’amicizia, ancora e in primis, la magnificenza della Differenza, il mito del buon selvaggio. Tra famiglie alternative e branchi di identici, ci servono su un piatto d’argento temi profondi e attuali, rivelandoci che si può essere unici anche facendo parte di una comunità globalizzata. Pregnante rovello identitario, frutto forse della creatività visionaria dell’Etan Cohen di Tropic Thunder, new entry in fase di sceneggiatura. La sua presenza si avverte nelle originali spalle comiche. Un gruppo eterogeneo di scimpanzé sindacalisti, e un ippopotamo palestrato e figaccione che ci prova con Gloria. Un leone di nome Makumba, plasmato sulle fattezze di Alec Baldwin, e un inedito supercattivo. Personaggi nuovi di zecca dentro una formula collaudata che funziona. Gli umani sono l’anello più basso della catena evolutiva, come sempre in casa DreamWorks, e agli americani tocca la satira più pungente. Only for american people alcune freddure («sono solo newyorkesi: maleducati e spaventati», «non può essere peggio del New Jersey»), il resto verrà universalmente compreso. Commedia di caratteri, movimento frenetico che si ispira alle vecchie comiche, finezze e rimpalli verbali. Una girandola visiva che ha - guarda caso - un finale apertissimo.


Commenti

  • 10 ottobre 2010, 15:28 di kubritch

    Ne ho viste di imbecillità ma questo film le batte tutte. Sarebbe pedagogico? Dimostrerebbe 'che si può essere unici anche facendo parte di una comunità globalizzata'. E dove sarebbe il rigore razionale di questo discorso? Semmai ci vuole convincere ad adottare una morale. Veicola la speranza che i bambini assorbano quel modo di pensare ritenuto sano e giusto. Gli animali sono ridotti a maschere dietro cui si cela l'identità dell'uomo medio americano, con i suoi tic, le sue manie, le sue abitudini, il suo linguaggio, il suo modo di fare. Dov'è la natura? Mi sembra abbastanza irrispettoso. 'Ma è solo un film... è solo animazione... è solo intrattenimento per bambini... è solo...' Così quando sarà grande vostro figlio sarà solo uno dei tanti imbecilli.

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