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Vuoti a rendere - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Silvia Colombo

Chiusura di un’ideale trilogia varata nel 1992 con Scuola elementare e proseguita nel 1996 col pluripremiato Kolja. Jan e Zdenek SverÁk, figlio e padre, regista e sceneggiatore/protagonista, si prendono in giro metaforizzando sui ricordi nostalgici della vecchia generazione cecoslovacca. Una commedia dolce e amara

Vuoti, così recita il titolo originale: e i protagonisti sembrano appunto dei gusci svuotati di ogni energia. Josef ed Eliska sono sposati da troppo tempo, corpi vuoti di passione e di gioia, esausti di tenerezza e di ogni residua attenzione l’uno per l’altra. Quando Josef lascia l’insegnamento, non si rassegna alla vita del pensionato e trova lavoro in un supermercato dove recupera le bottiglie vuote e dove farà nuovi incontri. Jan Sverák, insieme a suo padre Zdenek (che è anche lo sceneggiatore e l’attore protagonista della pellicola) conclude una trilogia idealmente autobiografica che ha avuto inizio con Scuola elementare (1992) ed è poi proseguita con Kolja, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 1996. Vuoti a rendere non indietreggia davanti ai vizi degli uomini – vizi che la vecchiaia fa emergere con più chiarezza e maggior crudeltà - eppure lo fa con l’umorismo sornione di chi si scopre anche un filo compiaciuto. Alla fine della vita Josef, tutto sommato, si assolve: e con lui la vecchia generazione cecoslovacca, colta, nostalgica e ossessionata da sé stessa. Incapace di capire il presente e di darsi ragione di un’epoca finita.


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