Vuoti a rendere - La recensione di FilmTv
Con Zdenek Sverak, Tatiana Vilhelmová, Daniela Kolárová, Alena Vránová, Jirí Machácek, Miroslav Táborský, Martin Pechlát, Nella Boudová, Jan Budar, Pavel Landovský
La recensione di FilmTv
Chiusura di un’ideale trilogia varata nel 1992 con Scuola elementare e proseguita nel 1996 col pluripremiato Kolja. Jan e Zdenek SverÁk, figlio e padre, regista e sceneggiatore/protagonista, si prendono in giro metaforizzando sui ricordi nostalgici della vecchia generazione cecoslovacca. Una commedia dolce e amara
Vuoti, così recita il titolo originale: e i protagonisti sembrano appunto dei gusci svuotati di ogni energia. Josef ed Eliska sono sposati da troppo tempo, corpi vuoti di passione e di gioia, esausti di tenerezza e di ogni residua attenzione l’uno per l’altra. Quando Josef lascia l’insegnamento, non si rassegna alla vita del pensionato e trova lavoro in un supermercato dove recupera le bottiglie vuote e dove farà nuovi incontri. Jan Sverák, insieme a suo padre Zdenek (che è anche lo sceneggiatore e l’attore protagonista della pellicola) conclude una trilogia idealmente autobiografica che ha avuto inizio con Scuola elementare (1992) ed è poi proseguita con Kolja, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 1996. Vuoti a rendere non indietreggia davanti ai vizi degli uomini – vizi che la vecchiaia fa emergere con più chiarezza e maggior crudeltà - eppure lo fa con l’umorismo sornione di chi si scopre anche un filo compiaciuto. Alla fine della vita Josef, tutto sommato, si assolve: e con lui la vecchia generazione cecoslovacca, colta, nostalgica e ossessionata da sé stessa. Incapace di capire il presente e di darsi ragione di un’epoca finita.
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