Giulia e Chiara sono una coppia lesbica. Sono insieme da molti anni e si sentono pronte per il grande passo destinato a coronare la loro relazione: avere un figlio. Si preparano quindi al concepimento mediante inseminazione artificiale. Tutto sembra procedere per il meglio, nonostante gli ostacoli di vario genere: il loro legame è forte e aiuta a superare le difficoltà. Ma un imprevisto si para all'improvviso in mezzo al loro cammino: una malattia si insinua minacciosa nei loro progetti.
L'opinione più recente
Di LorCio scritta il 12/11/2008
Voto al film: 
“Senza fine | Tu trascini la nostra vita | Senza un attimo di respiro | Per sognare | Per potere ricordare | Ciò che abbiamo già vissuto…”. Sì, c’entra pure Gino Paoli. Ha un ruolo particolare, una voce sensibile e disincantata che coglie l’aspetto più dolce della storia d’amore raccontata nel film. È un film d’amore in senso lato, non solo carnale. C’è soprattutto il bisogno di lasciare tracce – come? Attraverso il concepimento di un figlio. Ma un piccolo particolare frena la coppia protagonista: è una coppia lesbica. “Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. La legge 40/2004 recita così. Carta canta. È un po’ ingiusto, non credete? Un’opera civile che parte dal basso per trattare un tema di bruciante attualità, questo “Senza fine”, opera prima del factotum Roberto Cuzzillo (autore anche del montaggio e responsabile della fotografia). Ha tutti i difetti degli esordi (una certa pretenziosità nella sceneggiatura – a sua volta un po’ irrisolta nei suoi troppi silenzi – e non di rado una dilatazione del tempo non sempre pertinente), ma non è privo di un suo interesse. Innanzitutto perché pone al centro della scena due donne lesbiche, personaggi rari in un cinema italiano recente costellato da uomini omosessuali (con tutto il rispetto, ma sembrano diventati i portafortuna di ogni film d’autore – fosse colpa del grande Ozpetek?), veicolati alla speculazione di un problema che riguarda tutti indistintamente (quando ci stanno di mezzo i diritti delle persone non possiamo estraniarci da un’opinione a proposito). Il rapporto che si crea fra le due donne è caldo, tenero, problematico (come problematico è ogni legame tra due esseri che si amano, non altro), dominato dall’incertezza nel futuro. Con l’aggravante del pregiudizio, che, come dice la mamma di Giulia (una delle due donne), non scomparirà mai. La filosofia che muove “Senza fine” è semplice: prima di pensare a mettere al mondo un altro individuo, bisogna risolvere i propri conti in sospeso (anche rognosi, come un tumore benigno). Promette bene, questo Cuzzillo: il suo debutto non è memorabile, ma merita attenzione. Così come il tema che riporta prepotentemente sotto la lente d’ingrandimento. Film da proiettare in televisione a scopo didattico e formativo. Per annientare l’inciviltà che ci demolisce, partiamo dai film. Che siano propedeutici?