Onibaba. Le assassine (1964)
Con Nobuko Otowa, Jitsuko Yoshimura, Kei Sato, Jukichi Uno, Taiji Tonoyama, Senshô Matsumoto, Kentaro Kaji, Hosui Araya, Fudeko Tanaka
La trama
Nel Giappone medioevale, due donne – suocera e nuora – sopravvivono alla guerra in corso uccidendo soldati e samurai feriti e depredandone i cadaveri.Quando però la più giovane intreccia una relazione con il disertore Hachi, la donna più anziana inizia a nutrire una forte gelosia verso la nuora, fino alle estreme conseguenze.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 01/11/2010 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
la cui oscurità è arrivata
dalla notte dei tempi
fino ai nostri giorni”
Percussioni frenetiche e vibrazioni stridenti dell’ancia di un sax, un cerchio di luce occhieggia, lo vediamo dal fondo di un buco foderato da un tappeto di ossa umane, sentiamo il fruscio della vegetazione venire dall’alto.
Fuori, la palude di susuki, come piume, steli di erba altissimi, un fitto agitarsi al vento, ora fili taglienti come lame di spade, ora masse sensualmente morbide, come curve di donna mollemente adagiata.
Il bianco e nero sono netti, saturi, la scelta di Shindo è felice nel negare il colore a questo mondo primitivo a due dimensioni, in perenne oscillazione tra la vita e la morte.
Due samurai sono in fuga, uno trascina l’altro, ferito, due lame balenano fulminee tra gli steli, le assassine procedono subito alla svestizione dei cadaveri.
Le armature dei samurai sono a pieno titolo protagoniste di Onibaba.
XVI secolo, la guerra di Onin infuria con gli scontri fra i clan per il controllo sul territorio, siamo in pieno Sengoku jidai, l’“epoca degli Stati combattenti”.
Due donne, suocera e nuora, vivono nella palude, rifugio di sopravvivenza, aspettano il figlio/marito partito per la guerra e uccidere per vivere rimane l’unica alternativa possibile.
Le armature sono merce di scambio; Hushi, il ricettatore, le paga con pochi sacchetti di miglio.
E’ la guerra, e ogni guerra ha la sua borsa nera.
C’è una strana ironia in questo andirivieni di gerle cariche di splendide katana e preziosi corredi del tipo tosei gusoku, moderne armature nate per resistere ai colpi di archibugi, sempre splendide nei bagliori e innesti di seta, ma più semplici e facili da indossare, scambiate con il povero miglio ricevuto da un rude villano che si lamenta, per di più, perché è finita l’epoca delle grandi battaglie, ora si vedono solo scaramucce.
E’ la guerra vista dai dannati della terra, uomini e donne ridotti alla pura sopravvivenza, quella che Shindo, allievo di Mizoguchi, fa sentire a distanza, ma incombente e minacciosa, in questa storia di vita e di morte, sesso e paura del soprannaturale, proiezioni di tradizione junghiana dell’inconscio sulla natura mescolate ad un vitalismo panico prorompente, che trova nell’appagamento dei sensi la sua armoniosa fusione con il principio buddista dell’ anima mundi.
A rompere l’equilibrio del barbaro ménage fra le due donne arriva un giorno Hachi, compagno di ventura del figlio e marito, ucciso in un agguato.
E’ sano e forte,sorprendentemente rispettoso e capace di aspettare il consenso della donna, ma comunque detentore di una forte spinta erotica, che nei momenti di maggior tensione si esprime in forsennate corse e urla nell’erba, ondeggiante in sintonia con la carica del suo desiderio. ESPANDI +
11 febbraio 2012 Opinione di alan smithee su "Onibaba. Le assassine"
In un Medioevo cupo ed imprecisato, in un Giappone rurale devastato da guerre e straziato da una carestia che miete vittime ancor piu' dei conflitti bellici, due donne, una madre non piu' giovane e sua nuora, in attesa che il figlio e marito torni dalla guerra, sopravvivono in una capanna immersa in un canneto, organizzando imboscate ai danni dei soldati feriti o dei disertori, che uccidono, spogliano dei loro averi, disfandosi del loro corpo in una tetra cavita' del sottosuolo, un pozzo che...
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1 novembre 2010 Opinione di yume su "Onibaba. Le assassine"
“Un buco profondo e nero la cui oscurità è arrivata dalla notte dei tempi fino ai nostri giorni” Percussioni frenetiche e vibrazioni stridenti dell’ancia di un sax, un cerchio di luce occhieggia, lo vediamo dal fondo di un buco foderato da un tappeto di ossa umane, sentiamo il fruscio della vegetazione venire dall’alto. Fuori, la palude di susuki, come piume, steli di erba altissimi, un fitto agitarsi al vento, ora fili taglienti come lame di...
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18 luglio 2010 Opinione di Baldovino su "Onibaba. Le assassine"
Kaneto Shindo si comporta esattamente come, narrativamente parlando, si muoverebbero Pirandello o Verga nella stesura di una loro novella campestre. Le sue donne, suocera e nuora, sono forzate a vivere insieme e si odiano cordialmente. L' una ha ancora vivo in sé il ricordo del figlio, l'altra non aspetta che un'occasione per dimenticarlo. Poi, improvvisamente, implacabile ed estremo, arriva il sesso. E distrugge tutto, appiccicandosi anch'esso alle tragiche maschere e creando un...
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7 ottobre 2009 Opinione di priaruggia su "Onibaba. Le assassine"
Film assolutamente epocale.Il connubio di sesso e morte, tipico del cinema giapponese degli anni 60, tocca il suo massimo vertice.
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15 febbraio 2009 Opinione di carlos brigante su "Onibaba. Le assassine"
E' un mondo pervaso dalla barbarie. Le scene sono dominate dalla carne e dalla carnalità. Gli uomini sono dominati dalle pulsioni animalesche e il senso di morte (e la morte esplicitata) accompagna tutto il film. Le inquadrature sono incentrate sulla fisicità delle figure che vi si muovono, all'interno di un mare di canneti che crea un microcosmo distaccato dalla guerra e dalla società che è solo fuori campo. La sessualità pare essere l'unico momento di respiro per una vita che è solo...
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26 gennaio 2009 Opinione di kikisan su "Onibaba. Le assassine"
Sono letteralmente entusiasta della visione di questo magnifico film giapponese.L'ambientazione in mezzo ai canneti di questa storia di guerra(non mostrata),amore,desiderio e violenza vale da sola la visione del film.Gli incredibili piani sequenza alternati ai primi piani della giovane potagonista che corre a perdifiato in mezzo a questo "mare verde"-per raggiungere l'agognato piacere della carne- sono da storia del cinema come del resto la maschera da demone-ha tutto il diritto di rientrare...
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9 luglio 2008 Opinione di sasso67 su "Onibaba. Le assassine"
Bellissimo film del giapponese Kaneto Shindô, più noto in occidente per un altro film, "L'isola nuda" (1960), regista inossidabile: ha novantasei anni ed ha appena completato le riprese di un nuovo lungometraggio ("Hanawa Chiredomo"). Qui, in un bianco e nero che contribuisce a rendere più arcano il clima, torrido, di questo medioevo che in niente differisce da quello che dev'essere stato dalle nostre parti, racconta la storia di queste due donne, che racchiude in sé, oltre alla giusta...
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10 giugno 2008 Opinione di kotrab su "Onibaba. Le assassine"
Eccezionale scoperta questo film del poco noto Kaneto Shindo, regista di decine di pellicole giapponesi: Onibaba (letteralmente qualcosa come Vecchia, o Nonna, orco) è una vicenda sull'antichissimo binomio amore/morte, con motivi soprannaturali (i demoni), sulla lotta per la sopravvivenza, l'abbrutimento causato dalla miseria e dalla violenza, un'opera naturalistica ma molto visionaria, simbolica, che con potenza analizza una emancipazione femminile assurda e portata alle estreme...
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