Il giardino di limoni - La recensione di FilmTv
Con Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Tarik Kopty, Amos Lavi, Amnon Wolf, Smadar Jaaron, Danny Leshman, Hili Yalon
La recensione di FilmTv
Una regia asciutta e controllata, attori magnifici e pieni di orgoglio. Un’opera più estrema di quello che sembra
Eran Riklis (La sposa siriana, Cup Final) ha sempre lavorato sul concetto di frontiera, di soglia e di limite. Con Il giardino di limoni il regista israeliano porta alle estreme conseguenze la sua riflessione sullo “spazio di confine”: il Ministro della Difesa israeliano e sua moglie traslocano in una nuova casa, sul confine con la Cisgiordania. La loro vicina di casa è una vedova palestinese che cura il suo giardino di limoni come la cosa che ha di più caro. Quando le viene detto che gli alberi devono essere abbattuti per motivi di sicurezza, la donna porta la sua causa davanti al tribunale israeliano. I territori “esteri” coincidono con il giardino di chi ci vive accanto, lo stato straniero e ostile si identifica con una donna che innaffia le sue piante: con questa forzatura Riklis riesce a far esplodere le contraddizioni, la follia e la demenza della situazione mediorientale. Una regia asciutta e controllata, attori magnifici pieni di orgoglio: il film, nel contrarre forzatamente i confini dello stato israelo-palestinese dentro i limiti di un giardino, comprime anche il dolore, la rabbia e le fobie psicologiche dei popoli. Un film più estremo di quello che sembra.
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