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Land of the Lost - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Simone Emiliani

Nel mondo perduto. Scivola negli abissi (più) profondi il cinema di Brad Silberling, nei territori sospesi tra avventura e fantasy senza però riuscire a dare forma a quei lampi soprannaturali con apparizioni di fantasmi (Casper), angeli (City of Angels), e della morte stessa come ombra persistente (Moonlight Mile). Uno scienziato di dubbia reputazione, la sua assistente e un malcapitato individuo si ritrovano improvvisamente risucchiati in un mondo popolato da creature preistoriche. Tratto da una serie Tv degli anni 70, Land of the Lost appare come un’operazione fuori tempo e forse per questo negli States è stata un flop. Il film infatti cerca di recuperare quei bagliori di luce del cinema degli anni 50 tra Richard Fleischer e Henry Levin e dimostra come Silberling, dopo quel piccolo capolavoro sperimentale che si chiama 10 cose di noi, abbia comunque il coraggio di rischiare. Stavolta però la posta in gioco si è rivelata troppo alta. Questa sua personale “apocalisse nel deserto”, pur piena di invenzioni, è troppo sofisticata e manca quell’improvviso stupore spielberghiano. E neanche gli attori lo sostengono, a cominciare da Will Ferrell, che sembra una copia di Brendan Fraser stile La mummia.


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