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Opinione di joseba su Inside - À l'intérieur





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23/10/2009 voto al film: voto ottimo

Sul film

Presentato al 60° Festival di Cannes nella prestigiosa Sémaine internationale de la critique e uscito nelle sale francesi il 13 giugno 2007, A l'intérieur è un horror crudissimo che spinge alle estreme conseguenze l'eccesso di violenza che caratterizza la Nouvelle Trouille (la "nuova strizza") , ovvero quella che viene correntemente definita la Nouvelle Vague Horror del cinema francese contemporaneo.

I nomi di questa corrente sono ormai noti a tutti: Alexandre Aja (col suo fido sceneggiatore Grégory Levasseur), Eric Valette (Alta tensione), Fabrice Du Welz (Calvaire, Vinyan), Pascal Laugier (Saint Ange, Martyrs), David Moreau e Xavier Palud (Ils), Xavier Gens (Frontière(s)), Kim Chapiron (Sheitan), Benjamin Rocher e Yannick Dahan (La horde) e, giustappunto, Alexandre Bustillo e Julien Maury.

La denominazione Nouvelle Vague Horror non è del tutto campata in aria, dal momento che, prima di diventare registi, alcuni esponenti della tendenza sono stati critici di riviste specializzate: è il caso di Alexandre Bustillo, storico redattore di "Mad Movies", bibbia francofona del cinema fantastico e horror fondata nel 1997. A Parigi "Mad Movies" ha anche una videoteca ed è lì che Julien Maury, ammiratore delle recensioni di Bustillo, ha conosciuto quello che sarebbe diventato il suo socio per l'avventura A l'intérieur.

Sulla base di una secneggiatura scritta e rimaneggiata da Bustillo, i due hanno precettato il montatore e il compositore di Alexandre Aja (Baxter e François Eudes) e hanno girato un horror letterale, nel senso che le atmosfere di angoscia e raccapriccio tipiche del genere si smarcano dalle convenzionali formule di rappresentazione per aggredire lo spettatore con inusitata potenza.

In sala il film è andato piuttosto male (ha totalizzato meno di 100.000 spettatori) e ha equamente diviso la critica tra sostenitori e detrattori, questi ultimi delusi dalla scarsa originalità dello script. Solo che chi cerca originalità narrativa in A l'intérieur è completamente fuori strada, dal momento che l'obiettivo del film non è certo inventare qualcosa di nuovo, ma riscrivere una materia scopertamente basica e derivativa alla luce di un'estetica sensorialmente e visivamente dislocante.

I riferimenti cinefili sono infatti numerosissimi: si va dal modus operandi di Béatrice Dalle (la donna in nero) ricalcato sui moduli del giallo argentiano (Tenebre nella fattispecie) alle reminiscenze gotiche mutuate da uno dei più classici film di fantasmi, Suspense (The Innocents, 1961) di Jack Clayton, adattamento del Giro di vite di Henry James con Deborah Kerr.

Ma anche chi ha tacciato A l'intérieur di sterile derivatività ha sistematicamente ignorato due riferimenti tematici e visivi francesi altrettanto fondamentali: il protogore Baby Blood (1990) di Alain Robak e, soprattutto, il misconosciuto Mort un dimanche de pluie (1986) di Joël Santoni, un revenge-thriller claustrofobico e concentrazionario con Nicole Garcia e Jean-Pierre Bacri che è servito da esplicito modello di ispirazione per quanto riguarda l'illuminazione. Stante tale quantità di suggestioni cinematografiche, non è chi non veda che nel film di Bustillo-Maury quello che conta non è tanto l'inventiva quanto il modo in cui la carneficina viene messa in scena, l'impasto audiovisivo con il quale i due giovani cineasti rimescolano una materia prima squisitamente cinefila.

La padronanza tecnica sfoggiata da Bustillo e Maury è semplicemente strepitosa: se alcune soluzioni rievocano  i film menzionati (come l'apparizione di Béatrice Dalle e alcune sue pose immobili che citano quasi alla lettera The Innocents), la messa in scena è quanto di più ansiogeno si possa immaginare. Anziché muovere freneticamente la cinepresa per creare sensazioni di minaccia e pericolo incombente, i due registi preferiscono, specialmente nella prima parte, raffreddare il film con piani fissi, immagini rigorosamente geometrizzanti e composizioni del quadro in profondità di campo. Con una lucidità che mette davvero i brividi.

Poi, quando è il momento di spingere sull'acceleratore, Bustillo e Maury concepiscono configurazioni audiovisive frastornanti, scatenando cortocircuiti ottico-acustici e precipitando improvvisamente l'azione nell'oscurità più totale. Oltre al glaciale concept visivo elaborato da Laurent Barès (futuro direttore della fotografia di Xavier Gens) e al montaggio chirurgico di Baxter, A l'intérieur puo contare, come tutti i film della Nouvelle Trouille, su un sound design particolarmente raffinato e avvolgente, sintonizzato su ronzii tenuti all'inverosimile o su effetti sonori di crepitante iperrealismo. Una perla insanguinata di crudeltà cinematografica a 24 fotogrammi al secondo.


SI

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