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Opinione di Peppe Comune su Il papà di Giovanna





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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07/12/2009 voto al film: voto buono

Sul film

Giovanna è una ragazza mentalmente instabile che vive ricoperta dalle premure continue del padre. E' fragile e insicura Giovanna e quando crede di aver trovato l'amore in un ragazzo la cieca gelosia le farà vedere come un'ostacolo da superare Marcella, l'unica persona che si sia dimostrata vera amica, l'unica che l'abbia sempre aiutata. E' da un pò di anni che Avati non riusciva a fare un film degno della sua fama di autore capace di raccontare, nel contempo, belle storie e un pò di cose del nostro paese. Con "Il papà di Giovanna" ci riesce brillantemente con un melodramma familiare immerso nell'Italia degli anni trenta di cui vengono ottimamente riprodotti gli ambienti e l'atmosfera cupa generata dal regime. Le leggi razziali, il conformismo coatto, la republica di Salò,lo scoppio della guerra e la fame fanno da sommesso scenario alla storia di una famiglia travolta da una tragedia che neanche immaginava potesse capitargli. In realtà Giovanna può ben rappresentare la vittima dei sogni repressi dei suoi genitori: Michele, pittore mancato, fa il professore di disegno in un liceo e scrive spesso al pittore Giorgio Morandi per chiedergli il permesso di pubblicare un libro di memorie sulla loro amicizia adolescenziale; Delia invece sembra portarsi addosso il peso del rimorso di aver fatto appassire la sua bellezza sotto i colpi di una vita piatta. Questa loro insoddisfazione interiore trova modi diversi di manifestarsi rispetto al loro rapporto con Giovanna. Mentre Michele trova uno scopo degno di essere portato a termine nell'aiutare Giovanna ad uscire dal suo stato di insicurezza, dalla sua difficoltà di rapportarsi con gli altri, Delia vede nella condizione di Giovanna un ulteriore freno alle sue pretese di affrancarsi da una vita mediocre. Delia vuole bene a Giovanna ma non ha la forza di Michele per reggere il confronto con le continue sfide che l'instabilità psichica della figlia produce. Due modi distinti di reagire insomma, accomunati dalla medesima potenzialità di arrecare danno alla psiche di Giovanna. Per ecesso di accondiscendenza l'uno, per eccesso di indifferenza l'altro. Ma mentre Michele si riscatta dandosi totalmente alla figlia, seguendola in tutte le tappe della sua degradazione sociale, Delia si autoesclude, decide di evaporare.  Il film non manca di fornire ingredienti per la nostra attualità: la smania di apparire, il genitore pronto a ogni compromesso pur di aiutare il figlio ad emergere, la bellezza che arriva a farsi frustazione e l'incapacità dei genitori di dosare i sentimenti e le loro aspettative in modo da non soffocare la crescita dei figli, sono tutti aspetti che rendono quello di Pupi Avati un film capace di dare qualche chiave interpretativa anche per il nostro contingente. Ottimi gli attori (con un sorprendente Ezio Greggio). Semplicemente straordinario Silvio Orlando, uno dei massimi attori contemporanei.    


SI

Commenti

  • 17 dicembre 2009, 22:44 di steno79

    Analisi del film assolutamente impeccabile. L'ho visto recentemente e mi è piaciuto, dunque mi ritrovo nel tuo giudizio quasi completamente : in particolare concordo sulle interpretazioni degli attori e sul fatto che "vengono ottimamente riprodotti gli ambienti e l'atmosfera cupa generata dal regime negli anni trenta". Un bel risultato, peccato solo che l'ultima parte, a mio parere, dallo scoppio della guerra in poi, sia meno credibile, con la scena della fucilazione e della fuga di Greggio che sfiora il grottesco, e un finale "aperto" un pò troppo artificioso (naturalmente non intendo svelarlo). Peccato, perchè altrimenti sarebbe stato davvero un ottimo film, mi piacerebbe sapere come la pensi su quest'ultima parte.

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  • 18 dicembre 2009, 18:51 di Peppe Comune

    Come ho scritto il fascismo fa da sommesso sfondo alle vicende della famiglia di Giovanna. Se ne notano i segni evidenti ma il mostro non appare mai con tutto il suo corollario di violenze. Invece, quando iniziano i regolamenti dei conti da parte dei gruppi partigiani, la fucilazione del poliziotto Greggio ci viene mostrata in tutta la sua cruda freddezza. Questo mi ha dato un pò fastidio e mi piace pensare che Avati non l'abbia fatto apposta per dare il suo piccolo contributo al processo di "annacquamento" della resistenza al nazi-fascismo che passa anche attraverso la sottolineatura degli eccessi (che pure ci sono stati) praticati dai partigiani. Non ho elementi per dire che non si sia trattato di una semplice scelta narrativa (per me inopportuna). E' vero che nel finale il film vira un pò verso la retorica buonista nazional popolare anche se non arriva affatto a inficiare la sua buona qualità intrinseca. Saluti e grazie per l'attenzione.

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