Opinione di axe su Il papà di Giovanna
Con Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesca Neri, Ezio Greggio, Serena Grandi
- negative [5]
- sufficienti [7]
- positive [42]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Tramite questo film il regista pone in scena un dramma familiare collocandolo all'interno di un particolare periodo storico. La vicenda è rappresentata con molto realismo, tanto per i rapporti tra i familiari quanto per i rapporti di essi con il mondo esterno, città e persone ammantate di retorica fascista. L'atmosfera è tesa e cupa, tale da lasciarci percepire la presenza della dittatura e della guerra, combattuta dapprima lontano, poi all'interno delle case. I personaggi sono realistici: i loro comportamenti, le loro azioni, il rapporto che li lega, conflittuale e mai cristallizzato in stereotipi li rende vivi ai nostri occhi; siamo combattuti nei sentimenti che proviamo nei loro confronti: per alcune cose ci fanno tenerezza, per altre proviamo pietà, per altre ancora antipatia. Il rapporto tra padre e figlia è al centro della narrazione. Figlia che definirei non pazza, ma - usando una terminologia di recente introduzione nella nostra lingua - border line. Ha una percezione della realtà distorta ed una scala di valori anomala, ma agisce coerentemente con esse. In questa coerenza essa è prima condotta al delitto, poi severamente punita, perchè riconosciuta non criminale, ma incapace di intendere e di volere; e nella detenzione presso l'ospedale psichiatrico giudiziario, emendata. Quando è rimessa in libertà, sembra essere più "pazza" di prima, eppure nel suo sgaurdo si coglie la consapevolezza dell'errore e della sua condizione. Il padre è una figura meno controversa, il suo amore, cieco e male indirizzato, per la figlia lo spinge alla rovina. Egli ne è consapevole, ed arriva a tentare di "affidare" la moglie al suo amico, pur di non vederla "affondare" insieme a lui, sperando forse di lasciarle vivere ancora qualche momento felice. La dedizione del papà rende quest'ultimo una figura consolante, un personaggio a cui ci si affeziona e dal quale ci si sente in qualche modo protetti: nonostante la tragedia familiare e sociale, questo piccolo uomo persegue il suo intento, con tenacia e, ad un certo punto, intelligenza, riuscendo a superare la tempesta. La madre è personaggio ambiguo. Da un lato si percepisce la sua delusione per un l'uomo medio (o mediocre ?) con cui vive, incapace di salvare persino le apparenze, e per la vita sciatta che conduce con lui; da un altro, il sentimento per la figlia, un misto di rancore, pietà, amore materno. Anche la madre supererà la tempesta con difficoltà, e si rincongiungerà alla famiglia, in un finale che sembra aperto, ma lascia più di un presagio di speranza (la voce narrante è di Giovanna : presumiamo che abbia raccontato tutto dopo aver compreso il ruolo dei genitori all'interno del dramma).
A me non piace questo genere di film. Tuttavia ho iniziato a vedere questa pellicola quasi per caso e mi sono immediatamente interessato ad essa. L'ho trovato molto bello, nel suo realismo, nella sua introspezione e nella sua discrezione. Unico neo: la scena della fucilazione dell'amico. A mio parere, non se ne sentiva il bisogno.
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