Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
scrivi la tua opinione

Opinione di colonel blimp su Martyrs





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

Non ancora bookmarkato  
2010-01-24 16:51:05 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Il film di Laugier colpisce là dove lo spettatore non può che rifiutare quello che vede, non (necessariamente) a causa dell’insostenibilità del mostrato, ma perché a lungo andare (Gervasini parla di una ontologia della violenza all’interno del film) ci si abitua a questo concerto di torture e di violenza. La protagonista è costretta a percorrere per intero l’itinerario verso il martirio lasciato a metà dall’amica (amante?) che, fuggita anni prima dagli stessi aguzzini, è invece diventata schizofrenica e poi suicida: la sofferenza qui mostrata, soprattutto nella seconda parte, non è mai la chiave per comprendere il processo mentale dello spettatore davanti alla violenza e all’irrimediabilità di questa sul grande schermo. Per capirci, Laugier non è l’Haneke di “Funny games” (‘97) che pur teorizzava, nel limitare lo sguardo sulla violenza in favore delle conseguenze di essa, una responsabilità morale di chi fa esperienza di immagini violente pur ovviamente non avendone esperienza diretta; e non è nemmeno il Pasolini senza sguardo e senza catarsi di “Salò”. La violenza di Martyrs è quantitativamente insostenibile e per questo poco efficace dal punto di vista emotivo: il fatto che ci si annoi nell’ultima mezzora, nonostante la vittima sia l’unica chance di identificazione dello spettatore, ne è la dimostrazione. C’è da dire che Laugier non bara nemmeno un secondo e porta avanti tutto il suo film con una determinazione e una programmaticità con pochi precedenti. La strage famigliare all’inizio non può che portare alla mente l’agghiacciante sequenza finale de “Il buio nella mente” di Claude Chabrol (’95). Voto: 6


SI

Commenti

Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?