Opinione di yume su Genova
Con Colin Firth, Catherine Keener, Hope Davis, Willa Holland, Perla Haney-Jardine, Demetri Goritsas, Kerry Shale, Trevor White, Gary Wilmes, Alessandro Giuggioli
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Sul film
Già un inglese che non parla di Firenze meriterebbe la visione del suo film a scatola chiusa, poi aver scelto Genova, una delle meno gettonate capitali d’Italia, se escludiamo il G8, è cosa di per sé intrigante.
La città è il titolo stesso, viene fatta scoprire insidiosa, generatrice di ansia, crollata sulle sue magnifiche memorie marinare sotto il peso delle invasioni barbariche della modernità.
Si apre all’improvviso dall’alto e le piovono addosso le note scroscianti di un ensemble barocco che fa tanto Venezia.
Poi scopriamo che Winterbottom considera Genova sorella della città lagunare e la scruta in ogni angolo, putrescente e sfatta come le callette veneziane prive, ormai, di suggestioni decadenti di viscontiana memoria.
Chopin è il secondo tema sonoro, malinconia di una vita che non riesce ad essere, giovinezze perdute per sempre.
Il plot è presto detto e non è lì la fisionomia distintiva del film: lui (un Colin Firth che poteva far meglio, ma in ogni caso rende bene l’imbambolamento successivo a certe disgrazie) americano di Chicago, prof. universitario,vedovo di giovane moglie morta per incidente stradale, si trasferisce per un anno a Genova con le due figlie adolescenti in un disperato tentativo di extraterritorialità a scopi terapeutici.
Strano che un intellettuale (se ne respira l’aria nel film) non sappia che non si sfugge a sé stessi viaggiando, ma tant’è, lui ci prova.
Le fanciulle naturalmente reagiscono male, le contraddizioni vengono a galla tutte,i fantasmi della mente circolano indisturbati nelle stanze dell’appartamento del vecchio centro storico, affittato dalla buona e disponibile ex compagna universitaria (che forse, anzi certamente, ha lasciato un pezzettino di cuore al vecchio amico di un tempo),il luminoso mare ligure con bagni e sole sulle pietraie incantevoli di S.Margherita non alleggerisce incubi e pena,la grande odia la sorellina a cui attribuisce la colpa dell’incidente (si faceva un gioco in macchina, la piccola per scherzo copre con le manine gli occhi alla madre che guida, incidente su strada ghiacciata nelle distese americane a perdita d’occhio).
Mary, che ha giusti sensi di colpa, insegue la madre in un suo mondo onirico che si fonde col reale, ma la realtà è fatta di rumori, traffico che ti falcia se fai il passo sbagliato, angoli bui dei carrugi dove occhieggiano puttane e strane ombre sfuggenti di varia umanità, macchia mediterranea in cui perdersi, stazioni con treni che vanno chissà dove, bar fumosi dove combriccole di ragazzotti in perfetto stile terzo millennio accerchiano l’americanina (la sorella più grande).
Il dolore della bambina sarà immedicabile ed è questo, insieme alla tensione che regna in tutto il film,che Winterbottom riesce a trasmettere con indubbia capacità registica.
Non c’è una sequenza che dia tregua, eppure accade tutto nella prima.
La sensazione che ogni cosa debba crollare da un momento all’altro, l’impressione di essere sull’orlo della catastrofe e un attimo dopo non è accaduto nulla, è questa la cifra stilistica del film, non eccellente, a volte tirato via a mò di brainstorming su cui tornare poi a mettere ordine, ma niente di dejà vu,tiene lo spettatore a disagio per tutto il tempo, mostra il disordine irrazionale dove il caso detta legge nell’apparente ordine che tentiamo di dare alle cose.
Finale aperto, naturalmente, non ci lasciamo illudere, sembra dire “….e vivranno tutti infelici e contenti”.
Sì, ho scritto contenti, non è un refuso, le cose vanno così, è normalità pura.
Commenti
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21 febbraio 2011, 18:56 di LAMPUR
A spasso per carrugi è esperienza inquietante, come addentrarsi in una nebbia avvolgente, anche in pieno giorno, fino a che rumori, suoni, luci spariscono. E rimane il tuo cuore a chiedersi dove sei finito. O dove stai iniziando... e sperare che il traffico ti falci di nuovo...
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22 febbraio 2011, 08:52 di GIANNISV66
Ottima recensione, hai colto lo spirito del film. Un saluto
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28 febbraio 2011, 14:43 di curiosone49
Si in effetti …“Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” ed ” ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi, “ … è facile incontrare …“angoli bui dei carrugi dove occhieggiano puttane”… infatti “… una bimba canta la canzone antica della donnaccia // quello che ancor non sai // tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia….” E, per continuare il suggestivo testo di yume.. “….strane ombre sfuggenti di varia umanità”… Cioè…”lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano // quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano….” Quindi.. “…Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese // li condannerai a cinquemila anni più le spese…..” “…MA se capirai, se li cercherai fino in fondo // se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo….” Grazie yume di avermi ricordato una delle più belle canzoni del mio amatissimo De Andrè…e di Genova…altro mio amore PRIMO nel tempo…di Venexia…. Quanto al film…lo vedrò …
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2 marzo 2011, 05:59 di yume
...e grazie a te caro curio di avermi ricordato De Andrè, ha un posticino riservato in my mind
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