Opinione di howl su Ponyo sulla scogliera
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Sul film
..."Ho realizzato questo film affinché un bambino di 5 anni possa comprenderlo": è con questa dichiarazione d'intenti che arriva, dopo ben 4 anni d’attesa, l’ultimo lungometraggio animato del maestro giapponese. Questo periodo ha portato alcune novità nello stile e nel modo di concepire l’animazione del cineasta. Tutto è iniziato nel 2005 quando il regista, alla Tate Gallery a Londra, ebbe l’occasione d ammirare la famosa Ofelia, dipinta da John Everett Millais. Quella visione ebbe un impatto molto forte sull’artista, il quale così si rese conto di quanto l’animazione fosse piccola cosa rispetto a opere del genere, tanto che tutti i lavori d’animazione fatti fino ad allora gli parvero senza importanza. Nel 2006 ci fu un piccolo sintomo di questa svolta, infatti Miyazaki realizzò 3 cortometraggi, proiettati esclusivamente nel Museo Ghibli a Tokyo, che in qualche modo anticipano lo stile di Ponyo. Specialmente in uno,intitolato Yadosagashi, si possono vedere molte delle caratteristiche che compaiono anche nel suo ultimo anime, specialmente nel disegno a mano volutamente semplice e grezzo, nonchè l’uso dei suoni onomatopeici per descrivere la natura. Il piccolo grande uomo cerca di trovare l’essenziale, lasciando la Computer Graphic e tornando in superficie,come la sua pesciolina Ponyo, per (ri)conquistare una certa semplicità, sia nello stile che nell’uso dei colori. Uno degli elementi distintivi delle sue narrazioni è costituito dallo schierarsi dalla parte dell’elemento naturale, nella storia che racconta, ma ancor di più nelle immagini; infatti, un continuo brulicare di insetti, pesci, onde e altri esseri marini che si avvinghiano e trasformano incessantemente l’uno nell’altro, mentre Ponyo li cavalca, compongono, talvolta ai limiti del surreale, alcune delle scene migliori del film, quasi che la vita animale e quella inorganica del mare siano un tutt’uno. La pellicola scorre e fluttua come le onde di un canto sincero e appassionato rivolto al mare, alla sua forza, alla sua imprevedibilità e alla luna, che dell’elemento marino ne è l’ancella. Proprio come avvenuto in molti dei suoi anime, la parte femminile sembra così essere uno dei punti nodali di Ponyo, quasi come se la salvezza o, meglio, la rinascita del mondo possa venire solo dal canto femmineo dei bimbi. Non a caso l’uomo adulto è assente (come il padre di Sosuke sempre impegnato a navigare in mare), oppure risulta impacciato e non molto sicuro di ciò che fa (come Fujimoto). Altro perno centrale del mondo fantastico dell'animatore giapponese è la figura della madre, raffigurata in questo caso come una stupenda dea marina ingioiellata e dai lunghissimi capelli rossastri, che rappresenta l’equilibrio, la saggezza. Così si procede tra un'onda e l'altra attraverso mirabolanti scene, in cui il mare e i suoi abitanti riconquistano la terra e risultano memorabili le immagini della navigazione attraverso il paesino di Ponyo e Sosuke a bordo di un magico motoscafo-giocattolo azionato da una semplice candela. Del resto, seppur in modo e per fini totalmente diversi, Miyazaki aveva già affrontato il problema del disastro ambientale e dell’innalzamento delle acque in uno dei suoi primi lavori (Conan, del 1978); certo qui è trattato con una delicata leggerezza, ma tratto e disegni semplici però non significano semplificazione o edulcorazione, anzi, come lo stesso regista ha dichiarato recentemente al canale radio ufficiale dello Studio Ghibli: "penso che il livello del mare si debba alzare, così come credo che anche i terremoti debbano accadere...il livello del mare che si alza non è poi così strano, quando lo consideriamo rispetto all’ampiezza delle ere geologiche", ed ancora "le isole giapponesi furono formate dalle attività vulcaniche; tutto si muove, rocce, continenti, pianeti, stelle...la teoria di Gaia ci dice che la terra è come una creatura viva". Seguendo queste affermazioni, allora il suo è un mondo dove (ri)emerge la forza degli elementi primari: acqua, fuoco, vento, e, insieme ad essi, i bimbi, protagonisti del film, devono rispettarli, ma anche "cadere, bruciarsi, farsi male...solo fatte queste esperienze il cervello può cominciare a funzionare bene", ricorda lo stesso Miyazaki. La bravura del regista, qui maggiormente che in altri film, risiede nell’immediatezza e nella grazia con cui questi messaggi prendono vita in alcuni passaggi; basti assistere attentamente alla magnifica scena in cui Ponyo entra nella casa d Sosuke e osserva, con occhi rapiti da stupore infantile, l’acqua sgorgante dal rubinetto, il fuoco prodotto dal fornello e la preparazione del ramen (tipico piatto nipponico), per poi dolcemente addormentarsi. C’è poco da filosofare, riflettere, interpretare, insomma, c'è poco da essere adulti; basta, invece, lasciarsi toccare dalla tenerezza delle immagini, andare al cine e guardare senza osservare, volare come Peter Pan tra le onde, con tanta, ma proprio tanta, sospensione dell'incredulità...
Commenti
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7 settembre 2008, 10:26 di Totororesurrection
Che bel commento...Davvero, senti ma i tre corti proiettati a Mitaka al Museo d'arte Ghibli sono reperibili? Io ci sono stato qualche mese fa e ho visto il corto della bambina che cerca il cane ma ero curioso di vedere anche gli altri...Fammi sapere...Ciao
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8 settembre 2008, 21:43 di howl
ciao...grazie x l'intervento...purtroppo lo studio Ghibli ha deciso sin dall'inizio ke il Museo sarà l'esklusivo luogo dove si potrà assistere ai tutti i korti prodotti, kompresi i 3 d kui ho parlato sopra (Yadosagashi - "In cerca d casa", Mizugumo Monmon - "Monmon il ragno d'acqua" e Hoshi wo Katta Hi - "Il giorno in cui raccolsi una stella") e quello ke hai visto tu (Koro no dai sampo - "La grande camminata di Koro del 2002)...puoi trovare qlke spezzone su YouTube (ghibli museum shorts /movies) e una deskrizione dei vari korti su questo sito: http://nicolaingiappone.blogspot.com/2008/04/2il-libro-del-museo-ghibli-della.html alla prox!
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