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Opinione di Peppe Comune su Milk





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12/10/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Gus Van Sant porta sullo schermo l'affascinante storia di Harvey Milk (Sean Penn), l'attivista politico gay che col suo coraggio aprì una breccia in quel muro di pregiudizi che si ergeva contro ogni forma di "diversità". Da quando si trasferì col suo compagno Scott (James Franco) a San Francisco, nel quartiere popolare di Castro che divenne una sorta di zona franca per gli omosessuali all'epoca perseguitati e assoggettati al pubblico disprezzo, fino a quando venne assassinato nel 1978 insieme al sindaco della città George Moscone (Victor Garber) dal suo predecessore alla carica di consigliere municipale Dan White (Josh Brolin). Passando per i suoi amori, le sue amicizie e, soprattutto, per quella militanza politica che lo scoprì come un'instancabile difensore dei diritti delle minoranze, un abile oratore e mobilitatore di masse. Tutte qualità che lo portarono ad essere eletto come supervisore nel municipio di San Francisco e primo omosessuale a ricoprire una carica istituzionale. "Milk" è un biopic di toccante essenzialità narrativa, chiaramente poggiato sulla straordinaria interpretazione di Sean Penn (premiato con l'Oscar come migliore attore), volto e anima di un grande uomo. Gus Van Sant si conferma un autore di spessore riuscendo a mantenersi su livelli alti pur passando da film indipendenti ad altri di respiro più "tradizionale". In questo caso è capace di restituirci tanto il clima politico degli anni settanta, con un paese non ancora maturo a recepire senza scossoni le richieste di integrazione sociale dei "diversi" (altro che "sogno americano"), quanto l'istintiva propensione di Harvey Milk a farsi paladino dei diritti della comunità gay. Questo equilibrismo formale fa si che ad emergere sia in particolar modo la personalità di Milk, quel carisma che quasi per caso lo portò a diventare un pioniere delle rivendicazioni di diritti civili, che partivano da quelle particolari riguardanti gli omosessuali, sottoposti ad un clima di vera e propria caccia alle streghe (licenziamenti ed esclusioni dai posti di lavoro in base agli orientamenti sessuali), per abbracciare quelle di tutte le minoranze non adeguatamente rappresentate nelle sedi istituzionali. Van Sant non ne fa un santino da esportazione, un vestito adatto per quel tipo di persona che ama pulirsi la coscienza mascherando in pubblico la privata indole reazionaria, ma ne mette in risalto la tempra morale e lo spessore intellettuale. Le passioni personali rimangono sullo sfondo, emergono con tono quasi sommesso, conferendogli umanità senza togliere nulla all'assolutezza del suo progetto politico. Ad ogni suo comizio soleva ripetere : "sono Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti". Per sottolineare la necessaria indispensabilità di ognuno per difendere la dignità sociale di tutti. Harvey Milk alzò la posta costringendo un paese intero a rivedere il modo pregiudizievole con cui affibbiava le sue convenzionali patenti di "normalità", a guardare in faccia le sue insane ipocrisie. Lo invitò a imparare a dire finalmente noi. Un grande esempio di civiltà reso ottimamente al cinema.


SI

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