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Il curioso caso di Benjamin Button - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

Carico di nomination e della fonte ispiratrice (niente meno che Scott Fitzgerald) l’attesa opera di David Fincher si salva solo per le performance degli attori: un Brad Pitt che naviga dall’età di 80 anni in giù e la solita straordinaria Cate Blanchett

Pare che della novella di Scott Fitzgerald (una ventina di pagine), nel film sia rimasta solo l’idea di raccontare la storia di un uomo che nasce vecchissimo e muore neonato, ispirata allo scrittore dalla nascita di un figlio e da questa riflessione di Mark Twain: «La vita sarebbe assai più felice se nascessimo all’età di 80 anni ed evolvessimo gradualmente fino ai 18». Nel corso della sua esistenza a ritroso, dalla Prima guerra mondiale all’invenzione della Tv, il protagonista incrocia pittoreschi caratteri e viaggia via mare tra New Orleans e la Russia estrema, sempre tenuto a distanza dalla vita dalla sua inspiegabile diversità. Sarà per questo che ci ricorda assai di più Forrest Gump che il Grande Gatsby? David Fincher ed Eric Roth (già sceneggiatore del citato lavoro con Tom Hanks, ma guarda un po’), sembrano interessati a rievocare lo stesso sentimento di dolce fatalismo, tremula rassegnazione, onnipotente vanità di qualsiasi cosa si agiti nell’inarrestabile scorrere del tempo che hanno fatto del film di Zemeckis un classico. Ma se questo film verrà ricordato, non sarà per l’esplorazione sconvolgente della sua allegoria, ma per il fatto di essere forse il primo a prendere le parvenze di un attore e farle recitare in digitale (diciamo i primi 90 minuti del Brad Pitt anziano) o per la calda interpretazione, non digitale, di Cate Blanchett (ancora una volta strepitosa), la cui storia d’amore con il protagonista ha a disposizione solo il decennio in cui le loro età sono a sincrono. Sul taccuino, alla fine delle 2 ore e 46, rimangono ancora: la sensazione di opulenta sproporzione tra i mezzi e il fine, una seducente parentesi con Tilda Swinton, il riflesso morbido e dorato che impregna molte inquadrature come se Fincher, nei panni di uno scrupoloso e facoltoso antiquario, ci mostrasse la sua preziosa collezione di dagherrotipi, perfettamente conservata, nella soffitta dove il sole incendia il pulviscolo al tramonto.


Commenti

  • 10 ottobre 2009, 16:24 di sbrillo

    Solo per la performance degli interpreti? ma che si è fumato questo?

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  • 9 maggio 2010, 14:29 di afloris

    Quale allegoria? A che si riferisce il critico? Comunque, il film ricorda Forrest Gump, e' vero. Soprattuto per il fatto che il personaggio vive e sopravvive a situazioni che gli scivolano addosso lasciando si' delle tracce, ma non profonde e abbastanza prive di frustrazioni e ferite. Non c'e' solo la recitazione degli attori. C'e' anche un tema che io non conoscevo, a cui non ho mai pensato. Ringiovanire ha delle consequenze terribili, e col "resto" del mondo ci si incontra veramente solo a meta'. Il testo di questo film, i commenti fuori campo, le immagini da favola, l'evoluzione di Brad Pitt che da mostro diventa bellissimo, mi hanno emozionato moltissimo. Una forte nostalgia poi permea tutto il film, incoraggiando tutti all' idea che non c'e' eta' per fare le cose per arrivare alla felicita'.

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