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The Wrestler - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Un film tutto sui muscoli di un immenso Mickey Rourke, autentico freak. Con il boss che canta sui titoli di coda

Randy “The Ram” Robinson è stato il sovrano del ring negli anni 80. Tutti vissuti al di sopra delle possibilità, cavalcando gloria e perdizione sulle note di Sweet Child O’ Mine dei Guns N’Roses. E Ram era massiccio e tamarro quanto bastava per diventare la stella incontrastata del wrestling, sorta di non-sport molto faticoso per gli atleti nonostante le botte siano finte. È invecchiato male l’Ariete, e se ne è andato via dai glory days con meno di quel che aveva prima: una figlia che ha buoni motivi per essere arrabbiata con lui, pochi soldi, un’esistenza ai margini, qualche match organizzato per fan e bambini. Soprattutto è rimasto con il cuore agonizzante per i troppi sforzi, le droghe, gli steroidi... Solo l’affetto della lap dancer Marisa Tomei porta un raggio di sole nella plumbea oscurità di un New Jersey spettrale. The Ram accetta un incontro definitivo nonostante sia così malmesso, e il resto è storia. The Wrestler, Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2008, è la parabola non originalissima di un lottatore e della sua “Fat City”, uno spicchio di mondo dove vivono solo perdenti e derelitti, alla quale però aderisce con commovente passione Mickey Rourke. Che è grandissimo non per chissà quale talento recitativo (...non ce l’ha), ma perché al pari del Marlon Brando sfatto e ciccione è un vero freak. Quindi non esiste finzione nella sua performance, e questo fa risplendere il film di una luce inedita e intensa. L’idea di cinema del regista Darren Aronofsky (macchina da presa a mano e pugni nello stomaco) continua a non piacerci, ma almeno ne ha una. E va detto che l’intuizione di pedinare Randy l’Ariete con lo stesso incedere ingombrante e massiccio del protagonista è esteticamente notevole. Sui titoli di coda Bruce Springsteen canta di un poveraccio che fa divertire la gente quando scorre il sangue e la cui unica fede sono i lividi e le ossa rotte. È già tutto qui.


Commenti

  • 10 marzo 2009, 14:13 di lafatamorgana

    Poco compiaciuta ed autoreferenziale posto comunque il mio commento a questo film pubblicato in calce ad una recensione molto più sensata di quella che leggo qui: "Rourke è il film. Ho avuto modo di incrociarlo a Venezia, un uomo ammaccato, ma con un lampo negli occhi da tigre pronta a tentare il balzo. Tuttavia tenero, gentile, quasi pudico (cosa rara nei giovani, gasatissimi attorucoli italiani pompati da fiction di dubbio valore e promossi a suon di fanfara nei principali programmi ggiovani). Rourke è il film, lo ribadisco, eppure ho provato disagio nel guardarlo poichè non riesco a scindere il vero dal fittizio: vedo un uomo che soffre, che sceglie di vivere "a modo suo", che sceglie la sua fine e il suo finale, vedo il grande, redivivo Mickey Rourke ed la voglia di urlare che a stento trattiene tra le labbra tumefatte. La tristezza che mi accompagnato ben oltre la visione del film temo non sia imputabile alla sospensione dell'incredulità." Questa è la premessa a ciò che mi stupisce, basisce di certe recensioni come quella del sig. Gervasini. E non perchè Rourke sia recitativamente parlando migliore di Sean Penn che è perfetto in Milk (ed è maestoso ovunque, alla faccia della compiaciuta incompetenza di taluni recensori de Gli spietati), ma perchè una frase (a effetto? mah) come: " è grandissimo non per chissà quale talento recitativo (...non ce l’ha), ma perché al pari del Marlon Brando sfatto e ciccione è un vero freak" denota una cecità cinematografica degna di questo splendido Paese. Rourke ha il talento di Bukowski, non quello di Shakespere si intende, ma un talento meravigliosamente sporco, ibrido, incazzato a cui non si addice per niente ll'utilizzo denigratorio che il sig. Gervasni fa del termine freak. Marlon Brando poi, lasciatelo in pace, è lesa maestà anche solo pronunciarne il nome se non si sa che cosa si va dicendo. Marlon è da annoverare fra i più immensi di ogni epoca, fatevene una ragione.

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  • 14 marzo 2009, 22:40 di old boy

    ma lascia perdè, gervasì de cinema nun capisce un cazzo ;)

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  • 25 giugno 2009, 18:56 di MIWER

    La recensione di M.R. di Film TV è semplicemente superficiale, prevenuta, completamente fuori tema.

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