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Opinione di LorCio su Natale a Rio





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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25/12/2008 voto al film: voto pessimo

Sul film

Dice Ferzetti sul Messaggero, mi pare, che questo venticinquesimo cinepanettone sia l’ennesimo capitolo di transizione nella tradizione filmaurea del prodotto natalizio. Sarà, e forse c’ha anche ragione. Sono abituato a parlare di ciò che conosco, o almeno che ho visto: e se esprimo un giudizio nei confronti del cinepanettone annuale è perché, purtroppo, l’ho visto. Non chiedetemi il perché: è troppo lungo da spiegare. Diciamo, riassumendo tutto, che ormai è una tradizione irrinunciabile quanto il sette e mezzo a casa di mio cugino. Conosco la saga filmaurea, mio malgrado ho assistito all’involuzione evolutiva del filone natalizio. E ritengo la natalata brasiliana di quest’anno una delle più tristi. Il lutto boldesco l’abbiamo elaborato (vi prego, non intendiate seriamente alcune affermazioni…); ci resta(va) De Sica a mandare avanti la baracca. Aurelio De Laurentiis, che ormai pensa solo al Napoli (e gli va bene, tutto sommato), si affida al pilota automatico di Neri Parenti, e infila nel mixer tuttigusti-cafonal i beniamini dei teleidioti, dall’ormai insopportabile Hunziker (imbavagliatela, subito) a quel De Luigi sprecatissimo in troppe occasioni fino al Fremont cesaroneo. Per conferire dignità alla carcassa, si chiamano personaggi altrove seri: questa volta si è richiamato il soccorso rosso del Ghini, che, guarda un po’, sembra divertirsi come un matto. Non giriamoci attorno ancor’oltre. I due episodi del film sono diversi: il filone Hunziker-De Luigi è quanto di più noioso e sciatto possa offrire una commedia che aspira ad essere sentimentale (con spruzzate di demenza puerile); il filone De Sica-Ghini, invece, merita qualche riflessione. Perché credo che sia il risvolto più malinconico, triste, penoso che un cinepanettone abbia mai servito. Innanzitutto De Sica non c’ha più un’amante, non è fedifrago (ed è una notizia): c’ha n’età, fra un po’ ne son sessanta, normalizziamolo sto burino. Non è un personaggio gradevole, ma meno che mai lo è Ghini, alle prese con un ruolo abbastanza squallido (un professore di etica che maschera la propria volgarità con espressioni colte). Non ha molta fortuna. In “Natale a Rio”, De Sica è un personaggio patetico, profondamente patetico: ormai attizza solo le grasse donne di colore (“più che in bocca al lupo, in culo alla balena”), le “buzzicozze”, “l’attrezzo” non funzione più come una volta, il figlio lo frega in quanto a furbizia, finisce nella merda delle favelas. Se Ghini riesce a trovare la giusta distanza col suo personaggio, De Sica no: non si estranea dal suo palazzinaro divorziato, se lo porta appresso con una simbiotica tristezza. Non di rado ispira al sorriso: ma sono risatine disperate, suscitate dall’accorato sconforto che stimola l’ignoranza sfegatata del personaggio di De Sica (non capisce un’acca di ciò che gli dice il furbo Ghini: e il pubblico medio-basso ride perché si riconosce incoscientemente in quell’ignoranza). Il problema però è che non è accostabile ad un guitto patetico come, che so, l’Ugo Tognazzi di “Io la conoscevo bene”: il guaio è che si corre il rischio che il personaggio risucchi De Sica nel turbine dell’ineluttabile pateticità. È De Sica patetico o solo il suo personaggio? Almeno per metà, “Natale a Rio” è un film malinconico perché determina il baratro in cui stiamo finendo: che ci garbi o no, a ballare intorno al buco siamo noi incarnati da De Sica. È un film che, suo malgrado, analizza e attesta la fine dell’età del turpiloquio, accompagnandoci in quella più inquietante della volgarità come stile di vita. Volgare è anche vedere un comico come De Sica in panni tanto patetici. Alla fine, con quel mascherare l’effetto speciale, il film si rivela per quel che davvero è: un bluff camuffato da regalo di Natale. Non c’è più rispetto nemmeno per il tradizionale cinepanettone! Tanto il pubblico non se ne accorge. Ride, si svaga, esce come se niente fosse. Eppure lì, nello schermo, resta De Sica con la sua crisi d’attore e sociale. Il dubbio resta. Ebbene sì, siamo in una nuova era. Tenetevi forte.

Sulla regia di Neri Parenti

La solita.

Sull'interpretazione di Vittorio Emanuele Propizio

Hanno avuto il coraggio di sprecare il più importante attore italiano della sua generazione.

Sull'interpretazione di Ludovico Fremont

Cesaronista con erre moscia.

Sull'interpretazione di Paolo Conticini

Intollerabile.

Sull'interpretazione di Massimo Ghini

Si diverte come un matto. Contento lui.

Sull'interpretazione di Fabio De Luigi

Sprecatissimo.

Sull'interpretazione di Michelle Hunziker

Insopportabile.

Sull'interpretazione di Christian De Sica

Inquietante. Il dubbio è: è lui patetico o solo il suo personaggio?

Sulla colonna sonora

Insostenibile.

Cosa cambierei

Voto: 4.


SI

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