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Come Dio comanda - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

Salvatores, dopo Io non ho paura, torna a ispirarsi a un libro di Niccolò Ammaniti. Il risultato è un film muscolare, dall’energia animale, che difetta un po’ nella sceneggiatura e in un cast non all’altezza

Un cane, uno scoiattolo e un leone che azzanna una preda in Tv, sono le presenze animali che nell’ultimo film di Salvatores tratto dall’omonimo best seller di Ammaniti, ci ricordano che prima di essere delle persone o di essere membri di una società siamo parte di una avventura biologica dall’esito sorprendente e incerto. Siamo dominati dalla paura, diffidenti dei nostri simili, quando non abbiamo o siamo nulla ci aggrappiamo disperatamente ai legami famigliari. Il film è la storia di un uomo che ha paura di tutto (degli extracomunitari, della società, del futuro) e che possiede solo una cosa. Il figlio. Cristiano è un adolescente che abita con il padre, violento e alcolizzato, che gli passa terrore, rancore e culto delle armi. Vive in una piccola cittadina, immerso nel disprezzo dei coetanei o nella patetica e innocente civetteria delle amiche di scuola. I suoi compagni fissi sono il padre che ha il corpo tatuato di ideogrammi nazisti e un ritardato che vive come un homeless in una casa occupata da un presepio che si stende ai piedi di una televisione che rimanda all’infinito un film porno. Non è esattamente il mondo ideale in cui nascere, ma come spesso accade in Ammaniti (o Stephen King) sono proprio il pericolo, l’orrore e il dolore che ti permettono di crescere. In una notte delirante fatta di violenza, sangue e fatalità, Cristiano, dimostrando più coraggio e cuore di qualsiasi adulto che lo circonda, strapperà il padre alla morte e alla galera. Anche se non crede lo meriti. Salvatores tiene insieme il tutto con un linguaggio asciutto e nervoso e una andatura piuttosto muscolare. Le scelte attoriali sono meno felici del solito (Germano gigioneggia, Timi è una presenza suggestiva ma dal tono teatrale, il giovane Alvaro Caleca dà il meglio a partire dalla tragedia e Fabio De Luigi non è irresistibile nei panni di un improbabile assistente sociale). Qua e là il copione avrebbe avuto bisogno di qualche rifinitura in più. Ma si esce dal film con la sensazione di aver passato del tempo con un cinema dotato di una energia, come dire, animale.


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