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Come un uragano - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Cristina Borsatti

Da Sparks un polpettone indigesto che neanche la più che collaudata coppia glamour Gere & Lane riesce a salvare

Adrienne Willis, per sfuggire all’infelicità, decide di recarsi nella cittadina balneare di Rodanthe, nella Carolina del Nord. Il dr. Paul Flanner, per sfuggire alle sue insoddisfazioni, arriva negli stessi giorni nel medesimo luogo. Le labbra tremano, si ride, complice il vino. Ed è subito amore. Si alternano poi frenetiche fortuna e disgrazia, ma non c’è nulla di naturale nel nuovo incrocio di caratteri portati sullo schermo da Diane Lane e Richard Gere. Neppure il cataclisma che li costringerà a stringersi sotto lo stesso tetto. L’esordiente George C. Wolfe viene dal teatro, e si sente. Lo script adatta uno dei meno riusciti polpettoni sentimentali di Nicholas Sparks. Comunque, un capolavoro di fronte all’omonimo film, colpa della tempesta, forse, o del vino, ma le immagini ci chiedono un atto di sconfinata fiducia. Dovremmo credere, ridere e piangere, senza ragione. Sospendere l’incredulità di fronte a due simpatici interpreti, vittime anche loro, a scambi epistolari, dialoghi e cliché imbarazzanti. Una commedia? Magari. Due film piuttosto, uno lieto, uno no. Un terzo, infine, nel quale un branco di cavalli selvaggi che corrono sulla battigia dovrebbe farci ritrovare il sorriso.


Commenti

  • 2 gennaio 2009, 08:59 di Emanuela Fiorito

    Un incantevole hotel a strapiombo sul mare (in tempesta, naturalmente), frasi sospirate e singhiozzi, un fato prima benevolo poi ingiustamente crudele; ci sono tutte le componenti del caso perchè questo calderone sentimentale tratto dal libro di Nicholas Sparks faccia breccia nei cuori femminili. Adolescenti e signore mamme: non fingete che almeno un bel lacrimone non vi sia sfuggito giù per la guancia mentre assistevate beate allo svolgimento del film. E magari vi siete riviste quando, più giovani, divoravate le pagine dei romanzetti Harmony con lo stesso fervore. Quì i protagonisti, Adrienne e Paul, si ostinano a perseguire i rispettivi ideali di perfetta moglie e perfetto medico finché l'evidenza dei fatti non li mette davanti ai loro fallimenti, costringendoli a riconsiderare tutta la loro vita. Adrienne lotta per tenere in piedi l'equilibrio di una famiglia ormai spezzato a causa delle scappatelle di un marito farfallone ora deciso a riconquistarla, mentre Paul è in preda al rimorso per un suo fatale errore che, durante una banale operazione chirurgica, ha portato alla morte di un'anziana donna. Questa la situazione di partenza. A questo punto la migliore amica di Adrienne le chiede di tenere aperto il suo bed & breakfast a Rodanthe, splendida isola nel North Carolina, poiché dovrà assentarsi per un solo week end e… indovinate chi è l'unico ospite che arriva, a bordo della sua roboante decappottabile? Quando si dice il caso... Gli ingredienti per far scoppiare l'uragano amoroso sono ben amalgamati, e le inquadrature sapienti si soffermano su sguardi sempre più languidi. L'intramontabile fascino di Richard Gere e l’invidiabile bellezza da pubblicità di crema antirughe di Dianne Lane ce la mettono tutta per convincerci che non è mai troppo tardi, che l'amore vero puo' sempre arrivare. Così, grazie allo zampino dell’uragano, i due finiscono inevitabilmente uno tra le braccia dell’altra. Quando la tempesta dei sensi e quella della natura si placano, i due tornano ai loro doveri. Paul, dopo aver chiesto umilmente perdono al marito della donna rimasta uccisa durante l’operazione, parte per il Sud America con una missione: riconquistare la fiducia e l’affetto del figlio. Adrienne torna ad occuparsi dei figli con un rinnovato slancio ed il sorriso perennemente stampato sul viso. La separazione non fa che alimentare il sentimento, e l’attesa lacerante di rivedersi per non lasciarsi più è tenuta viva e forte dalle lettere che i due piccioncini si scrivono. Ma non vi aspettate il lieto fine e venite ben forniti di fazzoletti. L’Amore, quello con la A maiuscola, compie miracoli; quì una figlia adolescente in piena fase di ribellione si riavvicina alla madre, per comprenderla e perdonarla. Un uomo scende dal piedistallo e accetta la sua fallibilità, e una donna decide di rischiare per amore. Ah, c’est l’amour! Emanuela Fiorito, Roma

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  • 4 gennaio 2009, 23:32 di ivost

    "Ecco il solito polpettone d'amore" pare di sentire sulla bocca di tutti i raffinati cinefili. Ed è vero, c'è tutto il necessario e anche qualcosa di più. Io però non sono d'accordo con le due femminucce qui sopra, che vogliono fare le superiori e criticano ironicamente la sensibilità esegerata di alcune esponenti del loro sesso che certamente piangeranno durante la visione del film, soprattutto alla fine. Beh! Io sono un uomo, e lo sono a tutti gli effetti, almeno per quel che si intende biblicamente, ma ho pianto,,, Non ho pianto per la drammaticità delle scene, o per l'epilogo finale struggente, ma per la consapevolezza che il vero senso dell'amore tra due persone si riconosce perfettamente solo sulla carta stampata e poi al cinema, ma nella realtà le cose vanno diversamente e non si raggiungono mai livelli di complicità così completi e coinvolgenti,,,neppure dopo aver visto o pianto per un film così. Le due femminucce qui sopra scrivono criticamente e in modo freddo e distaccato, forse dopo qualche ora dall'aver pianto, io scrivo subito dopo, con gli occhi ancora lucidi e consapevole dell'improbabilità della storia. Richard Gere checche se ne dica, sembra aver trovato la sua forma migliore, del resto non è stato mai un grande attore e le sue ultime performances mi hanno convinto proprio poco e Diane Lane è perfetta nella parte e non ho trovato cedimenti nel rendere un tutto continuo il personaggio. Do ragione a Cristina Borsatti che dice che non c'è nulla di naturale nei caratteri dei personaggi, ma io direi anche che è la storia ad essere forzata ed è resa faticosamente credibile grazie ad un'arrangiamento molto articolato. Diversi i punti psicologici toccati. Il solito problema del rapporto padre-figlio e madre-figlia. Il tradimento, che io trovo trattato sempre con esagerata drammaticità. Il cinismo del medico, che è un problema penso molto più sentito negli USA che da noi, anche considerando il docufilm di Michael Moore "Sicko". La coscienza dei bisogni nei popoli sottosviluppati, appena toccata, ma determinante nel finale del film. Io comunque non lo boccerei del tutto. Ho visto cose peggiori, ultimamente, e con critiche migliori, quindi credo dipenda molto dalla predisposizione con cui ci si presenti davanti ad un film così e che qualsiasi pregiudizio è limitante. Poi comunque quella casa,,,io non credo esista davvero o possa esistere, soprattutto in una zona visitata dagli uragani, però è la cosa più bella del film, assieme ai cavalli, alla fine, sulla spiaggia...Ivo Salvini. Torino

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