Appaloosa - La recensione di FilmTv
Con Viggo Mortensen, Ed Harris, Renée Zellweger, Jeremy Irons, Robert Jauregui, Timothy V. Murphy, Luce Rains, James Tarwater, Boyd Kestner, Gabriel Marantz, Benjamin Rosenshein
La recensione di FilmTv
Un western classico sovvertito da elementi e citazioni da Eastwood e Leone, Hawks e Ford. Uno strano triangolo con due attori dalle facce e dai corpi perfetti per il genere e da una curiosa casalinga disperata
La questione morale ai tempi del Far West. Ecco cos’è Appaloosa, nome di una razza equina e di una città del New Mexico, meta di due cavalieri senza macchia, senza paura, (quasi) senza voce e con molta ironia. Virgil Cole ed Everett Hitch sono due maschere di eroi, bandoleri stanchi e sornioni che messo su un cappello, rughe fascinose il primo e un paio di baffi il secondo, sono pronti per pacificare ogni città dimenticata da Dio e dalla legge. E a differenza di questi ultimi, loro non perdonano. Ed Harris, protagonista e regista, e Viggo Mortensen, che con un’arma in mano attraverserebbe qualsiasi genere di film e qualsiasi film di genere, sono una coppia laconica a cui basta uno sguardo per capirsi, sparano pochi proiettili e ancora meno battute, ma in entrambi i casi non sbagliano mai mira. La storia ha la semplicità che il western pretende: Virgile (Harris) è un uomo che s’è fatto da solo, cavaliere solitario che ha percorso palmo a palmo la Frontiera liberandola da criminali e (pre)potenti, Virgil un veterano di West Point che ha dismesso la divisa e che da una dozzina d’anni lo affianca, unico a meritarsi la sua fiducia, compagno di missioni impossibili. Anche se quella più difficile – i due hanno un rapporto maschio ma un ménage quasi matrimoniale - si presenterà con le fattezze di Renée Zellweger (non fa danni, miracolo), emancipata e irriverente spasimante di Virgil, scafata navigatrice nel mare del machismo da saloon e pistola e desiderosa di diventare casalinga disperata. Sembra esserci tutto per un western classico, compresa la regia di campi medi e lunghissimi, di primi piani e montaggio compassato. E invece Harris ci regala elementi e citazioni (Leone ed Eastwood, ma anche e soprattutto Hawks e Ford) per sovvertire il genere, in cui gli uomini veri non si prendono mai sul serio e in cui i cattivi (Jeremy Irons, villain gigione) non sono destinati alla sconfitta. Perché in questo strano triangolo Ed- Renée-Viggo, l’importante non è vincere, ma partecipare.
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