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Opinione di sasso67 su Il sangue dei vinti





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10/10/2011 voto al film: voto pessimo

Sul film

Il film di Soavi non c'entra niente, almeno come trama, con il celeberrimo libro di Pansa (così mi ha detto la mia mamma, che l'ha letto). Però mi sembra che fallisca innanzitutto nel dimostrare il concetto riassunto nel titolo, e cioè che il sangue dei vinti sia sostanzialmente uguale a quello dei vincitori. I vinti, infatti, abbracciano una causa sbagliata per non si capisce quale motivo (l'onore della patria l'hanno difeso molto di più e molto meglio coloro che stavano dall'altra parte). Lucia, poi, lo fa per una causa abbastanza idiota: la morte dello sposino sotto un mitragliamento degli Alleati. E lungi dal lottare per qualcosa di davvero onorevole, anche quando tutto è perduto si trasforma in inutile e vigliacca cecchina, tanto da uccidere il fratello partigiano. Sono da benedire, in questo senso, le parole pronunciate sabato 8 ottobre 2011 alla trasmissione Che tempo che fa dal giornalista/scrittore Aldo Cazzullo: «quelli che oggi sono definiti i vinti allora erano i vincitori; avevano il coltello dalla parte del manico, ammazzavano e torturavano». E qui potrebbe bastare, senonché Soavi ci aggiunge del suo, con una regia simil martinelliana che, nel personaggio di Placido (il quale dal '45 agli anni Settanta cambia solo la tintura dei capelli), sfiora il ridicolo. Salverei la scena della sparatoria nella villa di campagna, dalla quale scampa Lucia. La recitazione lascia spesso a desiderare, ma credo che la colpa sia di una sceneggiatura sconclusionata, nella quale gli interpreti sembrano non credere granché.


SI

Commenti

  • 11 ottobre 2011, 09:30 di GIANNISV66

    Se l'impostazione del film (che non ho visto) è questa allora ti confermo che con il libro c'entra davvero poco. Lo scopo del meritevole e coraggioso libro di Pansa (anche se so che molti non la pensano così) è quello di chiarire alcuni punti oscuri della guerra di liberazione, il fatto che all'interno delle forze partigiane confluirono negli ultimi tempi profittatori di ogni sorta che in quella situazione di caos ebbero modo di perseguire i propri interessi che poco avevano a che fare con la lotta contro il fascismo. Distinguere questi personaggi da chi mise la propria vita a rischio per l'ideale della libertà è doveroso anche, e soprattutto, per rispetto di chi credeva davvero di costruire un paese nuovo. L'altra questione annosa che Pansa affronta nel suo suo libro è la distinzione (e qui mi ripeto perché queste stesse cose le ho dette in calce a un altro commento a questo film) tra chi lottava per avere un'Italia libera e democratica e tra chi invece voleva semplicemente sostituire il fascio littorio con una falce e un martello. Sul libro di Pansa (che non è esente da difetti intendiamoci) posso dirti che i fatti che racconta in merito ad accadimenti successi qui nel savonese sono assolutamente veri: li conoscevo già prima perché mio nonno che ne era stato testimone oculare me li aveva raccontati più volte. Un saluto

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