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Il sangue dei vinti - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Aldo Fittante

Una brutta operazione, carica di rancore e deficitaria d’onestà intellettuale. Regia televisiva e attori risucchiati nell’ambiguità

Da Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana a questo Sangue dei vinti passando per Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee il cinema degli ultimi mesi si reinterroga su alcune pagine buie (o presunte tali) della Storia d’Italia negli anni della Seconda guerra mondiale. L’opera di Soavi, tratta dal discusso libro di Giampaolo Pansa, vive di tesi, proponimenti e scopi: nei giorni che seguirono l’8 settembre del 1943 il Belpaese entrò in conflitto con se stesso o con una parte di esso, italiani che uccidevano altri italiani, rossi contro i neri, neri contro i rossi, senza regole e processi democratici. Con il risultato che chi vinse non consentì ai vinti regolare sepoltura e nemmeno una cronaca dettagliata degli eventi. Se siamo ancora qui a dilaniarci su certi argomenti è perché il rancore circola tuttora nelle vene di chi stava (e sta) in quella zona grigia e ambigua che ai tempi si chiamò Repubblica di Salò e oggi si camuffa e nasconde dietro varie sigle. Perché il punto è chiaro: l’operazione Il sangue dei vinti sarà pure stata dettata (soprattutto da Pansa, che tuttavia resta un giornalista-giornalista) dall’urgenza di chiudere una pagina non chiarissima (gli inglesi, per esempio, diedero o no sette giorni di tempo ai Partigiani per regolare un po’ di conti prima di cominciare a muoversi nella Nuova Italia?), ma sicuramente la speculazione politica che ne è scaturita ha tutte le coordinate della rivendicazione superficiale e all’italiana, tipica del nostro modo di procedere, di riflettere, di essere sempre e comunque manichei. Insomma, per farla breve, non c’è onestà intellettuale e si fatica a riconoscere chi ha vinto (è successo, qualche anno fa, anche a Berlusconi...). Il film di Soavi, a conti fatti, paga l’ambiguità di cui sopra e descrive i Partigiani quasi come dei banditi. Il tratto, perdipiù, è televisivo e rimane lontanissimo dal maestoso, romantico e pervicacemente cinematografico sguardo del citato Giordana. Gli attori si sforzano, a cominciare da Placido, ma vengono inesorabilmente risucchiati nella confusione e nell’indeterminatezza della sporca faccenda.


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