Opinione di AIDES su Bastardi senza gloria
Con Brad Pitt, Eli Roth, Diane Kruger, Mike Myers, B.J. Novak, Samm Levine, Daniel Bruhl, Til Schweiger, Michael Fassbender, Rod Taylor, Christoph Waltz, Mélanie Laurent
- negative [18]
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Sul film
Negli ultimi film americani che ho avuto la possibilità di vedere ho riscontrato un'assenza illustre, una lacuna sorprendente, se consideriamo i caratteri di tutta una tradizione cinematografica basata sul "linguaggio del cuore", e ciò è una certa sterilità e atrofia del pathos a favore di ciò che potremmo definire la norma della "leggerezza" (frivolity- sempre più dilagante). Tarantino, si sa, è un caso a parte, ha il suo 'tocco' che lo distingue dal cosmo cinematografico in cui si inserisce e che lo rende "riconoscibile", in qualche modo diverso dagli altri professionisti. Tutto lo spettacolo (cinematografico e non) va nella direzione della "leggerezza", ma ovunque si assiste all'appiattimento (ammassamento) degli standard comunicativi e linguistici, e l'obiettivo dell'evasione è in realtà l'affermarsi di un impoverimento delle forme, dei contenuti e del gusto. La leggerezza tarantiniana sembra(va) salvarsi da tali prospettive. Essa, derivante da una nonchalance spigliata e spregiudicata più che da un'armoniosa raffinatezza nel trattamento della materia cinema, è il divertimento dello spettatore e ancor prima, soprattutto, quello del regista. Egli, cinefilo appassionato, personalità creativamente squilibrata, ha avuto la fortuna, e in parte il merito, di aver saputo non tanto capitalizzare le regole dello spettacolo, ma quelle del suo spettacolo, con esiti a dir vero non molto originali, ma indubbiamente personali. Tuttavia l'aver piegato lo standard alla sua individualità ha coinciso con l'aver piegato la sua individualità ad un nuovo standard, che essendo anch'esso folgorante cristallizzazione della leggerezza come piacere superficiale, ha presto imposto una nuova retorica dello spettacolo (filmico), fondata sulla "vanità sincera (perché bambinesca) del (suo) pastiche artigianale". Il film che realizza è così un collage_ cocktail_ mosaico_ galleria_vetrina di licenze prosaiche, vezzi spettacolari, ammiccamenti gratuiti, citazioni inflazionate, ridondanze verbali e musicali, siparietti didascalici, flashback e artifici ormai consumati, tensioni stirate e irruzioni del grandguignol, momenti seccanti e guizzi fulminei, tra talento e fatuità. Nel fumetto-cartoon della storia in fiction e in-gloriosamente bastarda le argomentazioni sui "messaggi" e i "contenuti" lasciano il tempo che trovano, in quanto non sono linfa del discorso tarantiniano, ma soltanto elementi, figure che egli usa e modella alla stregua di personaggi e azioni nei suoi divertissement di sfibrata goliardia. E' un cinema in cui nulla ha senso, e che ha in ciò il suo fascino. Ma è una qualità o una moda? E quando si abbiglia di violenze sanguinolente, possiamo accettarne divertiti la gratuità? In che misura il “non prendersi sul serio" può sposarsi a compiacimenti vari? Al contrario, diversamente da quanto in più sedi sostenuto, in Bastardi senza gloria nemmeno per un istante la violenza scuote in profondità per dirci della bestialità umana. Non ha alcun effetto catartico quando fa a brandelli il pupazzo Adolfo, come non lo ha l'intera sequenza finale. Nello scherzo tarantiniano il sangue si esibisce disinibito, quando ha smesso di "divertire" lascia spazio ad un anonimato sconcertante, in cui mai una vera ironia o coscienza si afferma per imprimersi nello spettatore. Il film, se vogliamo, nei suoi centocinquanta minuti non solo non suscita alcun pathos (eccetto forse, che nella prima sequenza), ma è anche costruito in modo discutibile. Il racconto, inteso in tal caso come composizione dei fatti, lascia delle forti perplessità non tanto per lo sfilacciamento della storia (che può/deve starci), ma soprattutto per la presenza di scene inefficaci e di una certa staticità drammatica che "ferma" interi momenti di situazioni lunghissime; il linguaggio filmico alterna passaggi felici a soluzioni francamente piuttosto opinabili, la caratterizzazione dei personaggi ha invece il merito di sostenere la storia (diegèsi). Se Waltz è una buona "sorpresa", e dona la giusta espressione ad un cinico colonnello, la Laurent riesce persuasiva e Goebbels risulta una caricatura abbastanza indovinata, Pitt è tuttavia la solita faccia, che calza bene al suo personaggio, come calzava a quasi tutti i suoi precedenti. Egli rappresenta a tutti gli effetti un certo tipo di attore cinematografico, poco attore, ma pienamente cinematografico. In conclusione, quello delle due stellette (…e mezza tacca) è un giudizio volutamente bastardo per un film a mio parere senza infamia e senza lode, comunque sufficiente, ed è diretto soprattutto a ciò che tale prodotto (non)rappresenta. In una fase storica in cui il remake, la citazione, la ripetizione, la copia, la serialità e le loro degenerazioni hanno da tempo af-fermato l'immaginario dello spettacolo, Tarantino, distintosi per via del suo gusto a metà tra la genuinità e la furbizia, continua a credere e a parlare (stancamente?? -credo di si) solo del cinema, a fondare in ciò la sua norma e perciò a sancire il suo limite.
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Commenti
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3 marzo 2010, 18:45 di maldoror
Condivido alla perfezione tutto quello che hai scritto, in particolare questo passaggio: "le argomentazioni sui "messaggi" e i "contenuti" lasciano il tempo che trovano, in quanto non sono linfa del discorso tarantiniano, ma soltanto elementi, figure che egli usa e modella alla stregua di personaggi e azioni nei suoi divertissement di sfibrata goliardia."
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3 marzo 2010, 18:54 di wolsey
aides non sono d'accordo con te ma la tua stroncatura è interessante e intelligente. Su pitt dici che è poco attore ma è molto cinematografico,è verissimo che cinematograficamente funziona molto bene,solo dei pazzi potrebbero negarlo,basta vedere la filmografia e i registi che lo vogliono,senza parlare della stragrande maggioranza di pubblico,critici e cinefili che indubbiamente lo apprezzano. tuttavia lui funziona molto bene anche come puro attore,e qui è ancora sottovalutato,ma la prove da attore che fa in burn after reading e in l'assassinio di jesse james dimostrano le sue notevoli doti di attore che magari andrebbero sfruttate di più,in ruoli in cui deve recitare,più che rappresentare un personaggio con il suo fascino e il carisma. in questo senso tarantino non gli ha dato un gran ruolo(come anche fincher in ben button ) anche se poi pitt lo fa alla grande sfruttando carisma e fascino
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3 marzo 2010, 22:05 di AIDES
@Wolsey: Dipende dall'idea che si ha dell "attore". Tutto qui. La differenza per me sta tra fotogenia e fisiognomia. Se quasi tutti gli attori cinematografici ben figurano nella prima categoria o non vanno oltre questa, il vero attore è l'artista della mimica (come atto preriflessivo) e del gesto espressivo. Nel cinema ne ho visti pochi di interpreti simili, anche perché la parola e il sonoro hanno (nella stragrande maggior parte dei casi, ma non sempre) messo ai margini la fisiognomica. Comunque ciò non toglie che Pitt, nel suo, possa essere efficace. @Maldoror: Ueh! Come ti va?! Ho visto mesi fa "Vogliamo Vivere" di Lubitsch: lì sì che dopo il film (molto bello) ci si fa due chicchiere su cinema storia teatro apparenze ecc....se non hai avuto ancora modo di vederlo te lo consiglio. A presto
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4 marzo 2010, 19:35 di wolsey
bisogna anche vedere quello che chiedono i registi,troppa espressività rischia anche di fare andare l'attore sopra le righe e non essere funzionale al film,chiudendo su pitt ,per fare un esempio credo che in burn after reading dei coen dimostri di avere una grande mimica facciale,da film muto
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29 settembre 2011, 12:42 di Utente rimosso (Scandalo al sole
AIDES anche io penso che brad pitt sia molto cinematografico e poco attore solo che alcuni talebani qui fanno finta di non rendersene conto. poi sono d'accordo con le altre cose che scrivi, tarantino questa volta ha realizzato un film in cui nulla ha senso e aggiungerei io valore.
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29 settembre 2011, 15:52 di AIDES
Pitt ‘fa’ l’attore, non ‘è’ attore. E’ fotogenico belloccio che col cinema va a nozze- [uguale la ‘Jolì’, del resto]. ‘Fotogenico’ assolutamente non fotogenico, cioè riflesso senza luce che origini. E’ davanti lo specchio, come lo schermo, senza passarvi oltre (come lo spettatore). Gnomo, per niente fisiognomico. Tarantinio è stato appena scarcerato, che io sappia. Salut
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29 settembre 2011, 16:31 di Utente rimosso (Scandalo al sole
AIDES non posso che essere d'accordo su tutto quello che anche adesso dici. pitt fa l'attore, ma esserlo è davvero un'altra cosa.
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29 settembre 2011, 17:20 di AIDES
Scandalo al sole mi ha riportato in questa pagina dove tra l'altro ho notato una cosuccia che non mi suona: tolgo 'ethos'(prima di 'leggerezza') nell'opinione, ha ancora un'aura troppo nobile (ed equivoca) che non si confà proprio a tale mainstream 'rhapsody'.
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