Opinione di ZioMaro su Bastardi senza gloria
Con Brad Pitt, Eli Roth, Diane Kruger, Mike Myers, B.J. Novak, Samm Levine, Daniel Bruhl, Til Schweiger, Michael Fassbender, Rod Taylor, Christoph Waltz, Mélanie Laurent
- negative [18]
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Sul film
“Operazione Kino” condotta a regola d'arte da un regista superbamente cinefilo come Tarantino. In tutti i suoi film pressoché ogni inquadratura è una lezione di storia del cinema preparata con scanzonato entusiasmo, mai con sterile intellettualismo: il suo “Credo” nel Cinema e per il Cinema si dimostra con acrobatica insistenza citazionistica, mostrata e pronunciata, che spazia dalla subcultura pop all'arte. Anche “Bastardi senza gloria” non è solo un omaggio al cinema di genere e all'amato regista Enzo Castellari, perché Tarantino rifiuta da subito l'idea del remake, evita il recupero nostalgico come esercizio di stile, modella l'esperienza cinefila da conoscitore in nuova possibilità di espressione e riflessione sul mezzo cinematografico. Nel farlo in questo film addirittura riscrive la Storia, e immagina l'utopia: è l'operazione di un grande regista; pochi altri, Godard in testa, sono stati come lui così determinati.
Di nuovo un'apologia della vendetta, ma questa volta è quella collettiva che serve a mettere in scena il potenziale eversivo del Cinema. L'ambientazione ideale è la Francia (grande madre cinematografica anche per Tarantino) occupata dal regime nazista. Un gruppo di implacabili ebrei americani, capeggiati da “Aldo l'Apache” (Brad Pitt grandioso e auto-ironico nella sua interpretazione del duro), è in missione per seminare morte e terrore tra i nazisti occupanti tendendo loro delle imboscate; ma l'occasione per attuare la vendetta, non solo “ebrea” ma umana, si presenta quando Hitler, Goebbels e le più alte cariche del Terzo Reich si ritrovano riunite per la première di un film di propaganda in un piccolo teatro di Parigi gestito da una giovane ebrea, che nasconde la propria identità ma ha ben vivo il ricordo del massacro della propria famiglia. Laddove però la pulsione alla vendetta personale fa correre a ciascuno il rischio di essere un vorace bastardo ma senza gloria, perché fatali circostanze ed errori possono condurre sull'orlo del fallimento, l'azione congiunta, anche casuale, porta al rovesciamento dell'ordine. L'intera industria cinematografica è chiamata in causa per rivendicare la propria indipendenza contro ogni forma repressiva di condizionamento e imposizione della visione. Tutti hanno un ruolo: l'esercente e il proiezionista, che decidono il cartellone e possono persino rimontare una pellicola e proiettarla per diventare registi del “proprio” spettacolo; attori veri o improvvisati, per definizione doppiogiochisti, quindi spie; il critico cinematografico che mette a disposizione le proprie conoscenze a sostegno della missione. È così che dallo schermo esplode la vendetta: ha l'immagine dal faccione di una donna che ride tra le fiamme divampate dalle pellicole al nitrato, distrugge la spettacolarizzazione del Potere mentre in sala i suoi militanti sparano all'impazzata contro un pubblico colluso. E se qualcuno si salva, i vendicatori faranno in modo che porti il marchio della propria colpa per tutta la vita. È davvero un capolavoro.
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