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Bastardi senza gloria - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

David Letterman a Tarantino, ospite del suo Late Show: «Inglourious Basterds: il titolo non è scritto esattamente nella lingua di Shakespeare». «No, infatti – risponde il regista – si scrive e si legge nella mia!». Una semplice battuta rivela un mondo. Che è solo di Quentin Tarantino. Punto di partenza ormai obbligatorio per comprendere, e amare incondizionatamente, il suo cinema. Bloccarsi al conto delle citazioni, al dibattito sulla rappresentazione della violenza o al dilemma “postmoderno sì, postmoderno no” significa non avere capito (ancora) niente. L’autore di Bastardi senza gloria lavora a un immaginario nuovo, sebbene alla sua edificazione concorrano brandelli di altri scenari, altri film. Mai “citati” si badi bene, bensì replicati fedelmente, secondo una modalità che fu anche godardiana; oppure rielaborati come flusso visivo ininterrotto, come la blaxploitation in Jackie Brown o il kung fu movie in Kill Bill. E all’interno di un immaginario personale e unico (che naturalmente può anche non piacere, come tutti i sistemi narrativi) Tarantino è di una coerenza straordinaria. I suoi film, nonostante la sovraesposizione teorica e i sublimi dialoghi stranianti, raccontano storie, con la s rigorosamente minuscola, di quelle alle quali ci si appassiona come per le pagine dei migliori romanzi. Lo stile è ipermoderno (altro che post...); il coinvolgimento classico. La sua scrittura potrebbe respingere per eccesso di calembour cinefili, e invece travolge senza che neppure ci si accorga dell’artificiosità di personaggi e situazioni. Di questa neoepica Bastardi senza gloria è l’ultimo capitolo, il più ambizioso. Un «C’era una volta la Francia occupata dai nazisti» (definizione del regista) dove si ragiona sul mito, sul cinema, e ci si fa beffe della Storia (questa volta sì, con la maiuscola) addirittura deformandola per esigenze di... copione! Inizio western in fattoria, arrivo del cacciatore di ebrei Hans Landa (Christoph Waltz, premiato per questo ruolo come migliore attore a Cannes 2009), fuga di una fanciulla dopo lo sterminio. Secondo step aldrichiano, con sporca mezza dozzina di bastardi senza gloria mandati dagli States a scalpare più nazisti possibili. Terzo step tedesco con Hitler che chiede la testa dei Bastardi. Quarto step parigino con la fuggiasca ebrea (Mélanie Laurent) che gestisce un cinema nel quale Goebbels prepara l’anteprima di un film di propaganda (le cui immagini, con Daniel Brühl, in verità sono state girate da Eli Roth e da suo fratello in soli tre giorni). Quinto step dove convergono il war movie inglese sponsorizzato da Churchill (interpretato dal grandissimo Rod Taylor!), 007 e Sergio Grieco, e dove a un soldato britannico è affidata la missione delle missioni: uccidere il Führer. Si procede, poi, secondo un ordine simmetrico, con la solita divisione in capitoli. L’epicentro di tutta la vicenda è l’incontro nella taverna di un paesino francese tra gli alleati (lo 007 Michael Fassbender, i Bastardi) e la spia tedesca di collegamento, la diva espressionista interpretata da Diane Kruger. Una sequenza interminabile e di intelligentissima costruzione, che studieremo fino allo sfinimento negli anni a venire. Quentin al suo meglio tra momenti ludici, dialoghi saturi e folli, rallentamenti parossistici e deflagrazioni improvvise dell’azione. Il ritmo, il tempo e lo spazio della sua mitologia. Operazione Kino (“cinema” in tedesco): si chiama così la pericolosa missione dei killer ebreo-americani guidati con grinta apache da Brad Pitt, mentre in parallelo anche la giovane proiezionista francese organizza la vendetta, stesso luogo e stessa ora, disponendo pellicola infiammabile dietro il grande schermo per fare dei nazisti un bel falò. Colpi di genio (è di questo che parliamo...) a ripetizione e un finale per definizione impossibile, quindi maggiormente fantastico. Bastardi senza gloria, va detto, pone pure qualche dubbio sul registro grottesco attraverso il quale sono rivisitate figure altrimenti tragiche (Hitler e soprattutto Goebbels, che in verità fu uomo di acuta intelligenza). Ma questo non è lo stesso fottuto campo da gioco della Storia, non è lo stesso campionato e non è neppure lo stesso sport.


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