La battaglia dei tre regni - La recensione di FilmTv
Con Chen Chang, Yong Hou, Jun Hu, Tong Jiang, Takeshi Kaneshiro, Tony Leung Chiu Wai, Chiling Lin, Shido Nakamura, Jia Song, Chun Sun
La recensione di FilmTv
«Un racconto di eroi in un glorioso momento storico, che non ha niente a che fare con il genere arti marziali», così descrive John Woo il suo ritorno in grande stile in terra cinese, con la più costosa produzione della Repubblica Popolare. Tratto dal Romanzo dei Tre Regni, scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo ma ambientato tra II e III secolo e considerato tra i quattro grandi classici della letteratura cinese, La battaglia dei Tre Regni fin dal principio è stato pensato (come già raccontava Giona A. Nazzaro su Film Tv n. 38 del 2008) in due versioni, una in due parti per un totale di quasi cinque ore destinata al mercato asiatico e una condensata a poco meno di 150 minuti per il pubblico occidentale. L’operazione è ben riuscita e La battaglia dei Tre Regni non si presenta monco o ridotto, bensì come una potente epica d’ampio respiro. Probabilmente a subire maggiormente i tagli sono stati i personaggi, in favore di un intreccio che si destreggia agilmente tra spettacolari battaglie e duelli. Perché, checché ne dica il regista, le arti marziali fanno ben più che capolino in questa sorta di Iliade orientale, dove al confronto tra le diverse strategie militari si affiancano gli scontri faccia a faccia e le prodezze dei singoli generali, tutti guerrieri dalle capacità straordinarie. Nella guerra tra l’ambizioso primo ministro Cao Cao e i signori della guerra Liu Bei e Sun Quan, rubano la scena il viceré Zhou Yu e lo stratega Lu Su, interpretati da Tony Leung Chiu-wai e Takeshi Kaneshiro, noti anche al pubblico occidentale per le apparizioni nei film di Wong Kar-wai. Zhou Yu è un fiero e astuto condottiero, mentre Lu Su è giovane ma brillante e capace di leggere i mutamenti del vento. Entrambi riconoscono il valore reciproco in una gara di arpeggio e inventano stratagemmi degni del cavallo di Troia per affrontare, con 50mila uomini, un esercito sedici volte più grande. Non manca in verità qualche caduta di stile e non tutti gli effetti speciali sono all’altezza, ma si tratta di dettagli che non inficiano un’opera di grande generosità e passione. Bentornato John.
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