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The Reader - A voce alta - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Raffaella Giancristofaro

Una Winslet come sempre ineccepibile (ma è meglio in Revolutionary Road) al centro di un dramma sulle colpe tedesche

Michael, quindicenne, e Hanna, più che trentenne, si amano nella Germania del 1958. Le loro sedute erotiche hanno una sola regola: prima di far l’amore, lui deve leggerle romanzi e poemi. Dall’Odissea di Omero all’Amante di Lady Chatterley, fino alla Signora con il cagnolino di Anton Cechov. Commuovendola, sempre. Ma Hanna scompare senza lasciar traccia di sé. Otto anni dopo, all’università, Michael la incontra di nuovo, scoprendola imputata in un processo per crimini nazisti. E resterà ossessionato da lei per tutta la vita. Tratto dal romanzo bestseller Der Vorleser di Bernhard Schlink (pubblicato da noi come A voce alta da Garzanti nel 1999), non è un film che cerca misericordia per chi, come Hanna, si macchiò dei crimini nei campi di concentramento; piuttosto, uno studio sull’educazione erotica di un uomo anaffettivo. In questo senso non sorprende che lo script sia stato prodotto da Sydney Pollack e Anthony Minghella, entrambi, se pur con ben differenti pesi, fautori del cinema romantico. Il lettore del titolo, vittima legata a doppio nodo all’amante che lo ha usato e dimenticato, sconta in parallelo la “colpa” della generazione tedesca erede consapevole delle atrocità delle SS. La Winslet, come sempre ineccepibile anche se un po’ monocorde, si spoglia con vanità sfrontata, Fiennes sfoggia la maschera di chi è sempre sul punto di piangere (mentre David Kross, il Michael giovane, è piuttosto convincente). La struttura a piani temporali sfasati è un vezzo ripreso da The Hours; mentre la parte propriamente erotica è stringente, quella della presa di coscienza politica di Michael lascia freddi (per non dire dell’inverosimile analfabetismo di Hanna, personaggio metafora della Colpa Tedesca). I tempi troppo dilatati e l’asetticità da coproduzione in affannosa ricerca di platee internazionali impediscono di partecipare e appassionarsi davvero. L’interessante spunto intimo si perde in un saggio diligente ma schematico sulla necessità di affrontare i traumi storici collettivi.


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