Opinione di 21thcentury schizoid man su Notte e giorno
Con Sabine Crossen, Gi Ju-bong, Cyril Hutteau, Hwang Su-jeong, Yeong-ho Kim, Seon-gyun Lee, Eun-hye Park, Min-jung Seo
- sufficienti [1]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
“Nell’estate del 2007, Kim Sung-nam fumava marijuana con degli studenti americani. Era la prima volta per lui. Uno degli studenti venne arrestato e fece il nome di Kim Sung-nam. Fu l’amico di Sung-nam, il signor Baek, a informarlo. Sung-nam era terrorizzato e prese il primo volo per Parigi”. La paura di essere arrestato per aver fumato una canna spinge Sung-nam, un quarantenne pittore coreano, a scappare in direzione della Francia, più precisamente a Parigi, dove si stabilisce in una modesta pensione gestita da un suo connazionale, il signor Jang. “Dormivo al primo piano di una pensione. In ogni stanza c’erano più di dieci persone, e c’era un terribile cattivo odore”. Sebbene si senta sperduto, spaesato e smarrito (anche perché non parla una sola parola di francese), il suo impatto con la Ville Lumière è comunque positivo. “Per essere una città l’aria è molto pulita. Non c’è umidità”. Dopo aver trovato l’alloggio, la sua prima preoccupazione, da grande tabagista qual è, è quella di cercare un tabacchino aperto che gli consenta di acquistare un pacchetto di sigarette, cosa che gli riesce dopo quattro tentativi andati a vuoto. Nonostante le difficoltà derivate dalla sua condizione di straniero, Sung-nam è pieno di buoni propositi.
“Sono a Parigi. Mi darò una ripulita e comincerò una nuova vita. Ce la farò”.
Prima di partire, si è messo d’accordo con sua moglie, Sung-in, che si sarebbero telefonati ogni giorno all’una di notte. La prima telefonata tra i due è straziante.
”Sai come va la vita qui, Sung-in?”
“Mi manchi”.
“E tu manchi a me”.
“Mi manchi moltissimo. Tesoro! E’ terribile, dimmi cosa dovrei fare?”
Mentre lui continua a singhiozzare tenendosi la testa tra le mani, lei conclude la conversazione con un laconico ”non ho la forza”.
Il mattino seguente, nel momento in cui si sta recando in un ristorante, Sung-nam s’imbatte in una sua ex; lei lo saluta, ma lui nemmeno la riconosce. Irritata, la donna tira dritto ma Sung-nam le corre dietro per poterle parlare.
”Scusami. Scusami un momento”.
“Cosa?”
“Sei coreana, vero? Mi conosci?”
“Stai scherzando?”
“Mi conosci?”
Lei, infuriata, riprende a camminare, ma lui la blocca di nuovo.
”Ehi, che cosa ho detto? Cosa c’è che non va?”
“Sei veramente patetico”.
“Cosa?”
“Non mi riconosci? Sono io. Veramente non mi riconosci?”
“No. Chi sei?”
Sempre più disgustata dall'atteggiamento di Sung-nam, la donna riprende a camminare, ma lui nuovamente la rincorre per fermarla.
”Aspetta! Dimmi chi sei tu prima!”
“Smettila di trattarmi così. Tutta questa strada fino a Parigi!”
“Che cosa stai pensando? Fermati!”
Finalmente, lui comincia a rendersi conto di avere a che fare con una sua conoscente.
”Aspetta! Aspetta! Mi dispiace. Sei Min-sun, vero? Che coincidenza!”
“Sei veramente pazzo, lo sai? Oh, adesso ti ricordi di me. Dimentichi alla svelta. Che diavolo hai in quel cervello?”
“Scusami, ma ho dei vuoti di memoria ultimamente. E’ un problema ereditario”.
“Sei il solito”.
“Scusami. Ma veramente non ricordavo chi fossi”.
Finita la discussione, mentre sono comodamente seduti al tavolino di un bar, Sung-nam apprende che la sua ex fidanzata è sposata da qualche anno con un artigiano francese. Grazie al signor Baek, Sung-nam conosce una studentessa, Hyun-ju, aspirante professoressa, che divide il monolocale nel quale abita con una ragazza iscritta all’Accademia di Belle Arti, Yu-jeong, di cui Sung-nam si innamora follemente. Lei, però, è un’egoista che pensa solo a se stessa. Questo, tuttavia, non sembra importare granché a Sung-nam, così come non pare che gli freghi molto il fatto di essere già sposato.
I giorni della sua vacanza forzata a Parigi trascorrono tra un fallimentare tentativo di rimettersi assieme a Min-sun, le telefonate notturne con la moglie, qualche chiacchierata con il signor Jang, una visita alla Gare D’Orsay per ammirare le opere di Jean Désiré Gustave Courbet (soprattutto “L’origine del mondo”) e le passeggiate a piedi a zonzo per le vie della città, a volte da solo, altre in compagnia di Yu-jeong e Hyun-ju, le quali non fanno altro che litigare tra loro. Lo scopo principale di Sung-nam, però, è quello di conquistare il cuore di Yu-jeong; cosa tutt’altro che facile, dal momento che la ragazza non sembra avere nessuna intenzione di cedere alle sue avances.
Guardando il film, si ha come l’impressione che il regista Hong Sang-soo (autore anche della sceneggiatura), classe 1960, qui in trasferta in Francia, nel raccontare le traversie di un uomo che, per evitare di finire in galera, si ritrova costretto a fuggire in un Paese straniero, si sia divertito a maltrattare i suoi personaggi, presentandoceli come individui deboli e pieni di difetti. Sono, infatti, persone senza alcun pregio i protagonisti della storia che ci narra il cineasta coreano: a cominciare dal personaggio principale, Sung-nam, un uomo di mezza età senza qualità fallito sia umanamente che professionalmente. Egli è ridicolo quando prova a riallacciare una relazione con la sua ex fidanzata, Min-sun, e patetico quando tenta in ogni modo di portarsi a letto la ragazza di cui è innamorato, Yu-jeong. Sung-nam è un inetto, un debosciato nonché un erotomane: è un personaggio repellente, mediante il quale l’autore rende palese allo spettatore tutto il suo pessimismo a proposito della natura umana.
Se il regista è spietato con il protagonista, non si può dire che sia tenero con i personaggi (perlopiù femminili) che gli gravitano attorno: da Min-sun, che fa finta di essere felicemente sposata, a Hyun-ju, rosa dall’invidia e dal rancore nei confronti della sua coinquilina, Yu-jeong, la quale non è altro che un’insensibile materialista, per finire con Sung-in, la moglie di Sung-nam, disposta anche ad ingannare il marito pur di convincerlo a ritornare da lei. Dunque ne viene fuori un ritratto alquanto sconfortante della società contemporanea, popolata da persone spente, mediocri, arroganti e alla deriva.
Per quanto riguarda lo stile, “Notte e giorno” ricorda non poco le opere di Erich Rohmer (e infatti la pellicola è un evidente omaggio al maestro francese), quindi siete avvertiti: si tratta di un film dal ritmo lento, dalla durata non indifferente (144 minuti), basato essenzialmente sui dialoghi, girato con uno stile freddo e spoglio fatto di lunghe inquadrature fisse occasionalmente interrotte da lenti movimenti di macchina (tanto lenti da essere quasi impercettibili). Perciò si consiglia la visione di "Notte e giorno" solo dopo essersi armati di pazienza. Lo stile asciutto e contemplativo della regia è ben assecondato dal montaggio di Hahm Sung-won, mentre la splendida fotografia di Kim Hoonk-wang, abile ad evitare l’effetto cartolina, restituisce una Parigi dai colori eleganti e ricercati; l’ottimo contributo offerto dal comparto tecnico è completato dalla bella colonna sonora di Jeong Yong-jin, autore di una partitura colta e raffinata che accompagna con discrezione le affascinanti immagini del film.
Commenti
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24 gennaio 2011, 11:59 di kikisan
L'ho visto su Fuori Orario assieme alla Donna della spiaggia!Hai ragione:anche io ho pensato che Rohmer si fosse reincarnato in Corea,,,Gli uomini coreani(così come li rappresenta Hong Sang-soo)devono essere veramente degli"stronzi";il protagonista maschile de La donna della spiaggia è forse anche peggio di Kim Sung-nam...Da tenere d'occhio questo regista;nel 2009 un suo film(Ah Ah Ah) aveva vinto "Un certain regarde"al frestival di Cannes.Sul web sono presenti i sottotitoli in italiano di diverse sue opere.Personalmente ho recuperato Tale Of Cinema"e mi è piaciuto molto(in questo caso penso che la musa francese sia Truffaut).Ciao!
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24 gennaio 2011, 22:13 di 21thcentury schizoid man
Purtroppo quando Fuori Orario ha trasmesso, nella stessa notte, "La donna sulla spiaggia" e "Notte e giorno", sono riuscito a registrare solo il secondo, mentre il primo l'ho perso. Certo che se il protagonista de "La donna sulla spiaggia" è anche peggio di quello di "Notte e giorno", non oso pensare che razza di persona sia; ce ne vuole per essere peggio di Sung-nam... In "Notte e giorno", poi, è impossibile non notare l'influenza del cinema di Eric Rohmer, è talmente evidente... Hong Sang-soo è sicuramente un regista da tenere d'occhio: peccato però che in Italia i suo film, così come quelli di tanti altri bravi registi asiatici (per esempio, Hirokazu Koreeda e Kiyoshi Kurosawa), non escano mai. Ciao!
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