Opinione di scandoniano su Italians
Con Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Kseniya Rappoport, Carlo Verdone, Makram Khoury, Remo Girone, Valeria Solarino
- negative [30]
- sufficienti [9]
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Sul film
Giovanni Veronesi è un regista con il palese, perenne sogno di rinverdire la tradizione della commedia all’italiana. Lo fa realizzando delle pellicole che pescano a piene mani dal patrimonio molto ampio di attori e attorucoli italiani, trattando delle tematiche quasi sempre simili tra loro e con idee quasi mai brillanti. In ogni film, il regista di Prato prova a mettere in evidenza vizi e virtù del popolo italiano (espressione stra-abusata ma che pare necessaria come premessa per ottenere un contributo dal Ministero dei Beni Culturali italiano) con messe in scena discrete anche se strutturalmente poco interessanti, con una presa sul pubblico relativa. Da ricordare che Veronesi, meno peggio a dire il vero come sceneggiatore che come regista, è stato l’autore de “Il mio west”, l’unico film di insuccesso con Pieraccioni, quello di “Manuale d’amore” e capitoli successivi, ma anche quello di “Che ne sarà di noi”, il film che ha imposto lo status di attore ad uno che ne è l’antitesi come Silvio Muccino.
Venendo a “Italians”, undicesimo film del regista toscano, si tratta di una pellicola divisa in due episodi, entrambi che trattano le avventure di italiani-tipo all’estero. Nel primo, un camionista veterano(Castellitto), accompagna il suo inesperto successore (Scamarcio), in un viaggio a Dubai, mentre nel secondo un integerrimo dentista romano (Verdone), durante una crisi personale, accetta un viaggio di lavoro in Russia per ritrovare se stesso, ma nel quale troverà soltanto guai. Entrambi gli episodi sono puerili, poco interessanti, involontariamente farseschi. Non fanno ridere, né riflettere, non hanno una morale né forse vogliono averla. Sono pieni di incongruenze, stupidaggini, controsensi, banalità sull’Italian style. Sono quanto di peggio si possa pretendere da un film sovvenzionato con soldi pubblici. Col senno di poi sarebbe curioso capire, data l’estrema bassezza del prodotto di Veronesi e company, quale sia l’interesse culturale nazionale preconizzato dalle autorità italiane. Film da evitare come la peste.
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