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Opinione di Snaporaz68 su Questione di cuore





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09/03/2011 voto al film: voto buono

Sul film

DOMANDE SENZA RISPOSTA
 
Mettiamo subito le mani avanti: Questione di Cuore non è il miglior film di Francesca Archibugi, o meglio avrebbe potuto esserlo ma per questioni formali e sostanziali si ferma sulle soglie dell'eccellenza pur rimanendo un prodotto di buona fattura e levatura, ben recitato, ben scritto, che riesce a fare ridere di gusto e in alcuni punti commuove. Il problema del film sta negli intenti: vorrebbe essere un quadro neorealista della società italiana berlusconista? La domanda non è quella giusta perchè la storia del rapporto tra lo sceneggiatore Alberto (un Antonio Albanese davvero strepitoso) e il carrozziere Angelo (un Kim Rossi Stuart romanaccio modello Anche Libero Va Bene) pecca in troppi punti di mancanza di verisimiglianza e gli agganci alla realtà ( la violenza nelle strade, i lavoratori extra comunitari sfruttati,la crisi economica, la falsità del mondo del Cinema, la poca sincerità nei rapporti personali) rimangono come sospesi a mezz'aria, appena accennati, poco approfonditi. Allora la domanda giusta potrebbe essere: è la storia di una grande amicizia? Anche qui ci troviamo in imbarazzo perchè i due caratteri sono disegnati in maniera tale da essere complementari, nord-sud, brutto-bello, rumoroso-silenzioso, pelato-capelluto, senza famiglia-maritopadre di figli, cinico-romantico, dissipatore-accumulatore di beni. La separazione è talmente evidente da sembrare proprio il parto di uno sceneggiatore fantasioso. Anche le comparsate di Paolo Villaggio e Carlo Verdone, pur cogliendo nel segno dal punto di vista comico (quella di Verdone ci riporta ai tempi delle sue irresistibili apparizioni televisive), sembrano un innesto surreale su una matrice che si sforza di essere realistica e finiscono per produrre un curioso effetto di straniamento.
Allora forse la domanda giusta, il paio di occhiali che ci fa guardare meglio all'interno degli equilibri di questo film potrebbe essere: E se tutta la storia fosse il parto dell'immaginazione di uno sceneggiatore in crisi, che si affaccia di notte alla finestra alla ricerca di una ispirazione perduta? Mi spiego meglio. Poniamo che la storia degli infarti paralleli di Angelo e Alberto sia tutta nella mente dello sceneggiatore. Guarda caso in questa storia sono trasposti gran parte dei desideri repressi di Alberto: essere bello, essere sposato, possedere più cose e case, essere romano (quindi pienamente integrato nella realtà lavorativa nella quale opera), essere sessualmente attivo (senza calo del desiderio), meno intellettuale e più pragmatico, meno fantasioso e più homo faber (che si sporca le mani in officina), meno altezzoso e più borgataro. Un modo sottile di esprimere la necessità di vivere la vita piuttosto che raccontarla. Perchè per poterla raccontare e reinventare c'è bisogno di inforcare degli occhiali speciali, quelli che consentono di penetrare l'essenza del reale, di trasfigurarlo e di renderlo meno pesante. Un operazione di leggerezza attraverso la magia del Cinema: ti racconto una storia perchè così non hai più paura, ti racconto una storia così ti senti meno solo. Ecco che la interrogazione catechistica si basa sul porre la domanda giusta, perchè quella sbagliata non trova risposta e non trovare risposte può alla resa dei conti fare apparire la vita davvero senza senso (come certi gesti e occhiate di Angelo sembrano fare intravedere). Nel sua sceneggiatura Alberto parla del terrore della pagina bianca, del terrore dell'impotenza sessuale, della malattia , della dipendenza dagli altri, della morte. La esorcizza utilizzando la scomparsa di un personaggio di fantasia per un maggiore livello di consapevolezza del proprio io. Ha bisogno di annientare la proiezione di sé per tornare a rinascere, guardando fuori dopo avere guardto per troppo tempo dentro. Non vogliamo avere l'arroganza di sostituirci alla regista ma ci viene da pensare che se alcuni riferimenti spazio temporali fossero stati eliminati (la scena del funerale, quella in cui tutte le donne della nuova famiglia sono nello stesso letto), la scena finale potrebbe essere il risultato di un risveglio dal sogno, con il padre che insegna al proprio figlio a scacciare il buio della morte e l'angoscia dell'incubo con il potere della memoria e della immaginazione. Che è un modo indiretto di regalare alla fantasia il potere di anestetizzare il dolore per una realtà insostenibile. Altro che film neorealista....


SI

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