Avatar - La recensione di FilmTv
Con Sam Worthington, Zoë Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Laz Alonso, Joel Moore, CCH Pounder, Wes Studi
La recensione di FilmTv
Il film forse più costoso e certo il più tecnologico della Storia del Cinema per un inno al ritorno alla natura? Una pellicola dove fanno mostra di sé una moltitudine di armi e i predatori sono ideati come macchine assassine per un’opera fondamentalmente pacifista? «Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini...» La penserà probabilmente in termini whitmaniani James Cameron di fronte alle incongruenze di Avatar. In realtà si tratta di obiezioni che si limitano a guardare alla superficie di un film dalla narrazione certo ricca di archetipi, ma non per questo priva di complessità. L’epica di Jake Sully (il cognome in inglese è il verbo macchiare, insudiciare), ex marine rimasto senza l’uso delle gambe e in cerca di una nuova vita su un nuovo mondo, la colonia mineraria di Pandora, non è quella della superiorità dell’uomo bianco che arriva, à la Lawrence d’Arabia o John Carter di Marte, a guidare i nativi di colore (blu in questo caso). Gli indigeni Na’Vi poi non solo hanno una cultura ricca, ma non sono ingenui selvaggi, capiscono l’inglese e sono dotati di propri strumenti tecnologici, su base organica e sostenuti dall’ecosistema. Jake è un poveraccio che ha fatto il marine irresponsabilmente per il gusto di mettersi alla prova e più volte viene definito ignorante dalle donne che incontra, prima Grace Augustine (di nuovo un nome significante, che la dice lunga sul rispetto che Cameron nutre per il personaggio e per la Weaver) e poi Neytiri. Quest’ultima, pur se principessa indigena non è certo una dolce Pocahontas, bensì una feroce guerriera e cacciatrice. Del resto neppure Jake agisce come John Smith, il motore delle sue azioni non è l’ambizione di chi vuole scoprire nuovi mondi: egli, molto più prosaicamente, rivorrebbe un paio di gambe e quando il colonnello Quaritch (ispirato da un romanzo di fine Ottocento di Henry Rider Haggard) gli offre una costosa operazione in cambio dei suoi servizi come spia, Jake non ci pensa due volte. Perché al di là dello scontro di civiltà, delle fascinazioni sui corpi artificiali, del legame che unisce tutte le forme di vita, della creazione dei mondi virtuali e del superamento della visione monoculare del cinema, Avatar è prima di tutto un film sul piacere e sull’insostituibile valore delle esperienze più basilari: che si tratti della gioia di una corsa a piedi nudi o del gusto di un frutto esotico fino all’eterno sogno del volo sono queste a muovere le azioni di Jake. E il piacere dell’esperienza visiva, incisa nell’incipit e nella chiusura su un paio di occhi che si aprono così come nella frase «io ti vedo» che si scambiano i due innamorati Jake e Neytiri, è dichiaratamente il motore del film. Qui, nella capacità di immergere lo sguardo in un altro mondo, enormemente amplificata dall’effetto finestra della tridimensionalità, Cameron ha vinto la sua ennesima e rischiosa scommessa. La giungla di Pandora è semplicemente bellissima, ricca di flora e fauna aliene eppure familiari e incantata dalla magia della bioluminescenza che illumina, letteralmente, il contatto tra tutte le creature. L’intera Pandora del resto è meravigliosa, dalle montagne Hallelujah sospese nell’aria, alle banshee, cavalcature dotate di quattro ali, ai woodsprite, simili a meduse e misteriosi spiriti della foresta come i kodama della Principessa Mononoke, fino ai giacimenti di un minerale denominato Unobtanium (gioco di parole esplicito e risalente già agli anni 50 per indicare materiali fantastici fondendo unobtainable, ossia “non ottenibile” e il suffisso –ium comune in chimica a molti elementi). Come dice la pilota Trudy Chacon: «Dovreste vedere le vostre facce!». Se la bellezza stupisce e conquista non può che atterrire la devastazione delle armi da guerra impiegate dal col. Quaritch, che arriva a portare una pioggia di napalm su uno stormo di velivoli denominati Valkyrie, perché l’apocalisse, da qualche parte del mondo o dell’universo, è sempre adesso. Se Cameron simpatizza per le posizioni diplomatiche e pacifiste della dottoressa Grace, è del suo ex marine che fa un eroe in virtù del coraggio e delle capacità atletiche e guerriere, così come Neytiri è un’eroina dalla infallibile mira con l’arco e Quaritch è un villain che impressiona per la tenacia con cui si tuffa nello scontro, un Achab che ha in Pandora la sua balena bianca. L’arte della guerra non è affatto rifiutata e non c’è alcuna contraddizione nel fatto che le sequenze di distruzione siano altrettanto (se non più) spettacolari di quelle di esplorazione. Quel che si condanna è l’imperialismo spregiudicato delle grandi corporazioni e l’impiego di forze armate mercenarie e senza controllo, che richiamano direttamente la Blackwater e le compagnie affini, ultimo aggiornamento di una serie di soprusi che accompagna tutta la Storia dell’uomo. Un tema eterno che Cameron sviluppa in un’epica spettacolare ma anche brutale, lontana dalla Hollywood giocattolosa di Transformers e G.I.-Joe, a partire dalla dottoressa Grace che chiede una goddamn cigarette fino ai molti caduti dello scontro finale. La battaglia nel cuore della natura sta tra i bombardamenti di Apocalypse Now e le cariche del Signore degli Anelli mentre la costruzione di mondi meravigliosi annichilisce i prequel di Guerre stellari. Avatar sposta le frontiere del cinema, trasmigrando lo sguardo dalle due dimensioni all’immersione della stereoscopia.
Commenti
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19 gennaio 2010, 21:19 di Connor
Il film è visivamente stratosferico ed esaltante, ma al di là della didascalica( per non dire banale) trama ecologista, che potrebbe anche starci...i personaggi hanno meno spessore di Ridge e Brooke di Beautiful. Che grande occasione sprecata,un vero peccato. Il cinema deve, ha l'obbligo di evolversi in continuazione, ma allo stesso tempo non deve mai dimenticare di raccontare storie stimolanti attraverso la ricchezza dei suoi protagonisti.
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20 gennaio 2010, 16:57 di Santo degli Assassini
sono perfettamente daccordo con Connor, i dialoghi di questo film sono da buttare tutti, così come tutti i personaggi. il resto è monumentale.
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21 gennaio 2010, 01:24 di dudelebowski
L'ho rivisto stasera e confermo la recensione, i dialoghi sono assolutamente funzionali ai personaggi, che a loro volta sono archetipici. Non è che non hanno spessore, è che fanno quel che ci si aspetta, ma il loro cammino è raccontato con ritmo e inserito in un contesto meraviglioso. Non mi metterei proprio con Avatar a disquisire di forma e sostanza o a decidere che cosa debba o non debba fare il cinema. Avatar fa esattamente quel che si proponeva di fare, immergere lo spettatore in un nuovo anche attraverso una storia lineare, eterna e comunque aggiornata ai nostri giorni. E alcune battute della Weaver per me sono notevoli.
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22 gennaio 2010, 16:19 di 7773
L'ho visto qui a Firenze appena uscito. Che dire...gli aggettivi per incensare la bellezza delle inquadrature e del "raccontare" con le immagini il mondo di Pandora che "piùrealenonsipuò", ci stanno tutti. Veramente Ma...che dire della storia...dei dialoghi ??..quante volte li abbiamo già visti e sentiti in altri film? è vero che, specialmente oggi, la "citazione" è (quasi) sempre bene accetta e, tale da diventare a volte un valore aggiunto alla storia, ma, appunto, dipende da che storia si sta raccontando e da come la citazione stessa è inserita. Avatar, in questo senso, mi pare l'ennesimo remake di una storia banale, e quel che più mi preoccupa, senza "aggiunte" di merito. Possibile che in dieci anni (mi pare sia durata tanto la preparazione del film) non sia venuto a Cameron il dubbio che, forse, stava lavorando a una storia "fritta e rifritta"? Lo so, ed è vero: la banalità fa anch'essa parte della vita e come tale ha diritto di esistere, ma, che ci volete fare.....penso a "Odissea nello Spazio", ad "Incontri ravvicinati", a "ET", al ciclo di "Guerre stellari", al recente "Signore degli anelli" e.....quanta differenza signori. Mi stupisco anche che le recensioni in merito (faccio in particolare riferimento a FilmTv che è la mia rivista PREFERITA da 18 anni!) non si spingono più in là di una (cito).. " narrazione certo ricca di archetipi"... (non me ne voglia Fornasiero). Certo che la storia (cito ancora) " non per è questo priva di complessità" ma...vorrei ben vedere!, almeno un po' di "complessità" appunto il buon Cameron ( in 10 anni ) da buon mestierante, come minimo, ce la doveva no?
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23 gennaio 2010, 18:12 di killerwatt
Mi meraviglio di certe critiche che vengono recensite su questo fantastico sito di FilmTv. Se fossi in Andrea Fornasiero mi vergognerei di questo spottone pubblicitario, soprattutto perchè dice tutto e niente. Vorrei riportare alcune parti di questa "magnifica" recensione: "...Avatar è prima di tutto un film sul piacere e sull’insostituibile valore delle esperienze più basilari: che si tratti della gioia di una corsa a piedi nudi o del gusto di un frutto esotico fino all’eterno sogno del volo...". Non sò voi ma io ho messo la pancia in terra dalle risate rispetto a questa retoricità. Dite la verità: ma quanti bei soldoni vi sono stati consegnati dalla casa produttrice del film per fare questo popò di recensione? Perchè se così non fosse inizio a nutrire seri dubbi su alcuni critici che avete in redazione. Ci sarebbe ancora molto da dire ma preferisco non criticare oltre.
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25 gennaio 2010, 02:01 di kubritch
LA GUERRA E' BELLA!
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25 gennaio 2010, 15:17 di Utente rimosso (ohmeye)
Gli sceneggiatori americani lavorano per archetipi: in fondo le stesse obiezioni (non ho visto il film e non so se ci andrò, quei pupazzi blu non mi dicono niente) possono farsi per Matrix che è stato scritto con il libro di Vogler "Il viaggio dell'eroe" in mano, per Guerre Stellari (Campbell "L'eroe dai mille volti") etc. etc. Un film costato quant'è costato, se avesse avuto una sceneggiatura un poco più coraggiosa o non convenzionale sarebbe stato un flop. Uno lo devono capire tutti in tutte le latitudini della terra, due - di conseguenza - tutti devono potersi identificare con gli eroi e le eroine. Siamo noi europei che ci aspettiamo che all'innovazione tecnologica faccia seguito anche l'innovazione narrativa. In fondo nel 1977 quando uscì Guerre Stellari che ebbe lo stesso impatto che ha oggi Avatar abbiamo fatto le stesse obiezioni? Immagino di sì qui in Italia. Eppure in Guerre Stellari a livello di storia non c'è niente di nuovo. E' esattamente la storia del povero orfano che attraverso le prove diventa l'Eroe. Che poi questo difetto è più pronunciato nei film di Cameron, abbiamo avuto l'assaggio con "Titanic" effetti speciali stratosferici, ricostruzioni pressoché perfette e storia terribilmente banale scopiazzata da Shakespeare. Eppure milioni e milioni di persone sono andate a vederlo più volte proprio per la storia. E' il cinema americano.
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29 gennaio 2010, 02:09 di dudelebowski
Rispondo in ordine agli ultimi interventi: 7773: Avatar aggiorna una storia eterna (con molti rimandi ai giorni nostri). Lo fa con una trama che ha il difetto di essere prevedibile, ma sinceramente mi pare un punto davvero trascurabile rispetto a tutto il resto. Non direi che arrivi a essere banale perché banale non è la messa in scena e questo è il punto centrale della mia recensione. Ovviamente è un'opinione personale, come tutte le critiche. Il confronto con 2001 ed ET mi sembra fuori luogo. Quello con Guerre Stellari e il Signore degli Anelli invece lo accetto, ma non è che i dialoghi o le situazioni di guerre stellari - soprattutto il primo e il terzo - fossero poi queste gran novità. Specie per chi appunto ha letto il signore degli anelli, che a sua volta è quanto di più archetipico si possa immaginare. Ritengo che la complessità in Avatar ci sia e sia sufficiente. Siccome Fornasiero sono io le assicuro che non gliene voglio. killerwatt: No, non mi hanno pagato e il suo commento è offensivo. Ho segnalato l'abuso. La frase che ha citato per altro è la descrizione quasi letterale di alcune scene del film, c'è proprio poco di retorico. Altri hanno preferito guardare altrove (e la recensione elenca tutta una serie di legittime e anche interessanti letture che si possono dare al film), io ho scelto questa chiave di lettura sul piacere del film e nel film. kubritch: Ehm, il commento è un po' critico. La recensione comunque non nega minimamente che ci sia un fervore bellico nel film quindi forse siamo d'accordo. ohmeye: ti ringrazio per la difesa (più o meno), anche se credo che avatar si regga benissimo in piedi senza giustificazioni e attenuanti. Poi era pure prevedibile che l'hype del film generasse attese spropositate e conseguenti delusioni, ma sulla rivista, per quanto se ne sia parlato molto, non si è mai scritto che sarebbe stato un capolavoro narrativo. Non era nell'intento di Cameron e appunto non era nemmeno saggio azzardare molto in quel senso dato lo spropositato costo del film. Il sequel avrà ben maggiori garanzie di incasso al botteghino e sarà un banco di prova anche dal punto di vista narrativo. Ma appunto: il primo guerre stellari non spiazza, è l'impero colpisce ancora a essere il più originale della saga.
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1 febbraio 2010, 10:29 di Damon77
Leggendo questi commenti, si evince più che mai una cosa: Avatar, nel bene e nel male, ha ottenuto il suo scopo, tutti ne parlano, tutti lo vanno a vedere, :-). Il mio commento sul film è semplice, l'ho visto ieri sera. La trama è sempre quella, sono chiaramente d'accordo, "banale" se vogliamo, gode semplicemente di un aggiornamento temporale. E uno spettacolo visivo...Pandora e i suoi stessi abitanti, sono meravigliosi e indimenticabili.. Il tanto decantato 3d per altro, non fa un grande effetto...visto con o senza occhialini magici, il risultato è pressochè identico. Non lo dico io, ho parlato con molte persone che l'hanno visto. Sicuramente da vedere al cinema, in ogni caso.
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6 febbraio 2010, 15:51 di kubritch
"E' una catastrofe per la civiltà, come noi la intendiamo oggi, quando si presenta l'aspetto barbarico europeo: chi può garantire che quest'uomo ... scelga... il godimento della VERA BELLEZZA? (...) ... l'istinto sensoriale s'intrometterà sempre con il suo umore capriccioso e con i suoi selvaggi desideri. Per questo si vede il gusto grossolano scegliere dapprima ciò che è nuovo, sorprendente, multicolore, stravagante e bizzarro, violento e selvaggio; esso non rifugge da nulla come dalla calma e dalla semplicità". (Schiller). - - - L'arcaico istinto di potenza, che fino ad ora si teneva nascosto dietro l'atteggiarsi della cultura, nei nostri tempi si è rivelato, dimostrando incontestabilmente che "NOI SIAMO ANCORA BARBARI". (...) "Spiritus phantasticus inter aeterna et temporalia medius est, quo et plurimum vivimus" (Lo spirito fantastico è il tramite tra l'eterno e il temporale ed è di esso che per lo più viviamo.). Lo "spiritus phantasticus" unisce in sé gli opposti e quindi discende anche nella natura istintuale, giù fino alla bestialità, dove diventa un istinto che eccita appetiti demoniaci: "Tota genera daemonum ex eius modi vita suam sortiuntur essentiam. Illa enim ex toto suo esse imaginaria sunt, et iis quae fiunt intus imaginata" (Tutti i demoni ricevono la loro essenza dall'esistenza di ciò. Infatti sono in tutto immaginari e immaginati da quelli in cui compaiono.). (pensiero di Sinesio, vescovo cristiano di Tolemaide e discepolo di quella Ipazia il cui film non abbiamo potuto vedere in Italia a causa di una censura controriformistica ancora e sempre operante).(...) Partecipando alla vita istintuale, lo spirito diviene "dio e demone multiforme". Questa strana idea si comprende immediatamente se si ricorda che sentire e pensare sono in sé, funzioni collettive in cui l'individuo si è dissolto a causa della mancata differenziazione. Egli diviene dunque un essere collettivo o meglio, simile a dio, poiché dio è una rappresentazione collettiva dell'essere universale. "In questa condizione" - dice Sinesio - "l'anima soffre". (...) con quale forza l'indivisibile, cioè l'individuo, potrebbe difendersi dagli istinti separatori? - Jung
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7 febbraio 2010, 23:42 di kubritch
Io mi riconosco nello spirito fantastico di Cameron, che è quello del nostro tempo. Non con la sua attuazione artistica o messa-in-scena. Da ragazzino, sulla scia delle suggestioni narrative proposte da Spielberg, immaginai una storia 'archeo-ufologica'. Un po' meno immaginifica di 'Stargate' che non era ancora apparso sugli schermi. Il mio sogno ad occhi ben aperti implicava un discorso sui primordi dell'umanità con il suo misticismo connesso alla manifestazione di una civiltà tecnologicamente più avanzata della nostra. Gli uomini scoprono - non dirò come :-) - un giacimento minerale di non ben identificata origine, capace di produrre energia che decidono avidamente di commercializzazare essendo un'impresa economicamente proficua. Faranno i conti con questa civiltà di ritorno sulla Terra usata come stazione di rifornimento, dopo decine di millenni, senza alcun preavviso e senza alcun interesse relazionale, per reclamarne la proprietà. La nemesi catastrofica sarà pedagogica. Le idee sono nell'aria, noi funzioniamo come antenne di ricezione. Sono passati circa 20 anni d'allora. Lo dico unicamente a riprova del fatto che non abbiamo bisogno di spinotti neuronali per interconnetterci al mondo e dunque tra noi. La natura non deve essere come quelle lampade fluorescenti vendute negli anni '70 per essere bella. Il problema, allora, è che la gente possa convincersi che sia solo mera fantasia con un incremento di impoverimento spirituale, causa di devastazioni e genocidi. E' un atteggiamento pericoloso.
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8 febbraio 2010, 14:23 di kubritch
Caro Fornasiero, la mia era una espressione ironicamente futurista che sintetizza, al massimo, la mia idea su questa impresa hollywoodiana.
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15 febbraio 2010, 15:45 di kubritch
Spero che agli oscars vinca la ex moglie. Se lo meriterebbe. Per quello che contano certi premi.
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22 febbraio 2010, 13:51 di kubritch
"I 2 miliardi e mezzo e più di dollari che Avatar incasserà sono una bella notizia per tutto il cinema, per gli esercenti, per le case di distribuzione, per le future produzioni. Moltissimi spettatori in tutto il mondo sono tornati in una sala cinematografica dopo anni, non credi sia un fatto positivo?" (Aldo Fittante sul FilmTv, n.7/2010 pag. 31) Se è per questo anche i 'cinepanettoni' e i 'cinecocomeri' fanno bene al cinema. Il solito slogan cantilena, messo in circolo dai commercianti, per cui il successo economico di questi permette la produzione di quelli. E' come essere contenti che la gente ha gusti barbarici. E' questo che intendevo caro zombi (un filmtv-nauta). "Avatar è un capolavoro (per me, per Mariuccia Cotta, per Giona A. Nazzaro, per molti altri collaboratori di Film Tv, compreso Labranca che gli ha dato un bel 7, per decine e decine di critici in tutto il mondo, per milioni e milioni di spettatori in ogni dove)" Aldo Fittante su Film Tv, n.7/2010 pag.30) Anche Cristo fu crocifisso a furor di popolo. Così come il principe dei principianti Emanuele Filiberto è arrivato 2° in quel di Sanremo grazie al voto dei teledipendenti, oggi considerati popolo sovrano. Anche io ho dato 7 a questo film, se è vero che 10: 5 pallini = 7 : 3,5 pallini. Ho approssimato, un po' polemicamente, per difetto a 3 pallini. I film di Cameron mi piacciono, a volte, anche molto. Solo che non considero gli effetti speciali un valore aggiunto. Ma da quì a parlare di capolavoro ce ne passa. Innanzitutto, è solo il tempo a decretare quali sono le pietre miliari del cinema. Nel presente, nell'immediato, non si può avere la presunzione di stabilire il valore universale di un'opera d'arte così. Abbiamo l'esempio degli oscars che quasi mai premiano l'opera più significativa dell'anno. La 'Storia' deciderà. E io penso che, per chi la conosce, sia un bel azzardo affermare che Cameron abbia fatto un capolavoro. Non bisogna farsi prendere dall'emotività ma saper bilanciare il sentimento con la razionalità. Non mi piacciono gli intellettuali convinti di essere imparziali, super partes, per il solo fatto di aver assunto la missione salvifica di combattere un presunto anti-capitalismo viscerale. Sarebbe più onesto ammettere che si sta difendendo la pagnotta (=guadagno per tutti). Sacrosanto! Sappiate, però, che anche l'anti-anti-capitalismo può assumere i contorni di una 'religione', di un fanatismo ideologico. Se fossi un anti-capitalista fanatico non amerei Spielberg ma neanche Hitchcock, che ha sempre affermato di aver fatto i suoi migliori film grazie ai mezzi di hollywood. Avatar rappresenta una bontà (non solo cinematografica) apparente, di superficie, di presa immediata, di cui nemmeno Cameron, in buona fede, è consapevole. Per esempio, nonostante gli effetti maligni della religione sulla Storia umana, i religiosi continuano a non avere dubbi sulla loro aderenza alle forze del bene. E' questa euforia, questa vertigine, questa follia rimossa, che bisogna tenere a bada se si vuole un'umanità, come vorrebbe lo stesso Cameron, più rispettosa verso tutte le altre creature esistenti, compresi gli altri uomini. In medio stat virtus. Niente fanatismo neanche per Avatar.
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26 febbraio 2010, 14:37 di kubritch
Manca il foglietto delle avvertenze e i finanzieri sequestrano 400 paia di occhiali per la visione 3D di Avatar, il film di animazione campione di incassi. E’ successo al cinema Corallo di Genova. I controlli della finanza sono partiti in seguito agli esposti del Codacons in merito ad eventuali irregolarità igienico amministrative. In città i problemi sono derivati dal mancato rispetto di alcuni articoli del testo unico sulla sicurezza del 2005. Neanche a me l'hanno dato. A me un po' hanno dato fastidio. Mia sorella e mio cognato in segutio alla visione hanno sofferto di emicrania. E' ancora una tecnologia in fase pionieristica. Stanno già pubblicizzando gli schermi casalinghi in 3D. Io aspetterei ulteriori sviluppi prima di buttarmi all'acquisto.
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28 febbraio 2010, 19:13 di kubritch
Susan Sarandon, 28/02/2010, all'Auditorium di Roma per inaugurare la nuova edizione di Viaggio nel Cinema Americano. " Per esempio, sono molto felice che 'The Hurt locker', dopo le grandi difficoltà di realizzazione, abbia avuto una nomination (agli Oscars). In questo caso, diciamo, io tifo per l'underdog. Perché ovviamente è facile: dando ad uno 200 milioni di dollari per fare un film è estremamente difficile fare una schifezza." Come sono belle le voci fuori dal coro.
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29 gennaio 2011, 04:29 di Inside man
Lapalissiano come il film viva sull'antinomia fra l'abbacinante e magnetico splendore visivo delle sequenze (e degli effetti speciali) sulla terra di Pandora, "sul piacere e sull’insostituibile valore delle esperienze più basilari; che si tratti della gioia di una corsa a piedi nudi ... o l'eterno sogno del volo" (vera forza aggiunta di Avatar) e purtroppo le didascaliche e anodine parti "in interni" con attori in carne ed ossa. A dire il vero tutto il film è afflitto da un soggetto, buona parte dei contenuti, struttura narrativa e caratterizzazione dei personaggi (l'archetipo riproposto pedissequamente dopo centinaia di simil-archetipi diviene giocoforza uno stereotipo) sviluppati secondo clichè veramente elementari, schemi triti e standardizzati, propinatici in questi anni da Hollywood fino alla noia. E' proprio questo l'aspetto che più amareggia nel megaprogetto cameroniano: conoscendo la sua alta professionalità, le enormi potenzialità creative del team di collaboratori, e il budget a disposizione, non è tanto la miracolosa e stratosferica resa visiva a stupire, bensì proprio la trascuratezza della vicenda nel suo complesso e ancor di più la costruzione narrativa che è eufemistico definire di sconcertante banalità. Verosimilmente il terrore del flop commerciale deve aver giocato un ruolo fondamentale nel convincere tutti ad andare con i piedi di piombo, senza che si osasse nulla di minimamente innovativo o autoriale a livello di intelligibilità diegetica (niente di trascendentale, ma almeno il primo Terminator dimostrava maggior coraggio nel ricercare una simile cifra). Fornasiero è un critico di vaglia e non ha potuto non riconoscere tali difetti e lacune, arrampicandosi però non poco sugli specchi nel sostenere come siano "un punto davvero trascurabile" quando in realtà i punti a far qui cilecca sono in verità più d'uno (vedi sopra) e d'importanza cruciale stante il genere e la tipologia di film in questione (non si dovrebbero altrimenti rivalutare di colpo un'infinità di pellicole mainstream stroncate sull'altare delle convenzionalità tematiche, degli schematismi narrativi, della superficialità delle figure). Massima stima poi al critico di FilmTv per essere "sceso nell'arena" (caso quasi unico) ed aver cercato un confronto dialettico con gli utenti della community, ottenendo pure alcuni sprezzanti e ritengo infondati (pre)giudizi di taglio offensivo. Certo nel primo commento Conor, aveva a mio avviso saputo sintetizzare benissimo l'autentico nocciolo del fenomeno Avatar: "Che grande occasione sprecata, un vero peccato."
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1 febbraio 2011, 11:50 di panus
E' un bel film che ti tiene inchiodato al video fino alla fine. Sorprendente, per uno come me che da ragazzino, prima ancora che uscisse "Soldato blu", tifava per l'uomo bianco, come ci aveva insegnato la storiografia ufficiale e filoamericana. Stupefacente che in un mondo di revanscismi e di guerre "democratiche" che vorrebbero imporre la civiltà capitalistica ai paesi emergenti, la più grande industria culturale dell'Occidente, cioè Hollywood, produca un costosissimo e spettacolarissimo film di critica e di condanna degli occidentali, devastatori della terra e dell'ambiente e sterminatori delle culture e civiltà altre. Ma almeno nel film, alla fine vincono gli oppressi!
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15 luglio 2011, 19:56 di ripley77
Assolutamente d'accordo con Fornasiero .Personaggi deboli ??? Tutt'altro...i personaggi di Avatar Vivono. E poi la Weaver....il John Wayne del cinema di fantascienza....una presenza epica..
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