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Opinione di chinaski su Il primo respiro

[Le Premier cri, Francia 2007, Documentario, durata 99']   Regia di Gilles de Maistre




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05/02/2009 voto al film: voto pessimo

Sul film

Sarebbe interessante porsi ancora delle domande etiche sui limiti del filmabile, ovvero cosa può essere ripreso e cosa deve rimanere fuori campo, cosa può essere mostrato e cosa no. Il parto, essendo l’origine della vita umana, così come la morte, che ne è la fine, dovrebbero rimanere al di fuori della riproduzione filmica per restare esperienze umane vissute in prima persona. Se ne può fare una rappresentazione ma cogliere in diretta il momento della nascita sembra un furto fatto alla vita di altri. Gilles De Maistre, regista di questo documentario che racconta il modo in cui viene affrontato il parto da donne appartenenti a diverse culture, non sembra essere dello stesso parere. Anzi sofferma il suo sguardo in maniera ginecologica sul sesso femminile per mostrare l’esatto istante in cui un bambino o una bambina inizieranno la loro vita. Ci si domanda anche perché, se visto su uno schermo o in una foto, il dettaglio degli organi genitali durante l’atto sessuale sia considerato da molti pornografia mentre quello della nascita (ripreso nello stesso identico modo in cui gran parte del cinema hard mette in scena l’atto sessuale) debba essere avvolto da un alone di purezza e candore. Quando non è concentrato sui corpi delle donne lo sguardo di De Maistre si perde in uno spiritualismo visivo fatto di pianeti e costellazioni, immagini esotiche, tramonti e oceani, accompagnati da una musica New Age invasiva e disturbante che vorrebbe sottolineare ancora di più la portata cosmica di questa pellicola. L’empatia emotiva dello spettatore viene frenata da un epidermico fastidio, di origine voyeuristica, che si trasforma in disagio quando ci si accorge di essere solo degli estranei davanti alle immagini mostrate. La voce over di Isabella Ferrari elimina poi qualsiasi residuo di mistero e intimità, cancellando quel necessario pudore che sempre bisognerebbe mantenere quando in gioco non c’è solo la finzione ma la vita (reale) di altre persone.


SI

Commenti

  • 16 febbraio 2009, 18:53 di mc 5

    Concordo al 100%. E ho scelto di non vedere il film (uno dei rari passi falsi della Lucky Red) proprio perchè il parto è un momento TROPPO INTIMO per rubarlo con una macchina da presa; per me non è tanto una cosa immorale (anche perchè suppongo le madri del film siano tutte consenzienti), quanto piuutosto una cosa FOLLE. E' aberrante anche solo l'idea di filmare una persona che MUORE, e -allo stesso modo- è aberrante riprendere il nascituro che esce dal grembo materno per poi farne commercio in un film distribuito ovunque.

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  • 8 maggio 2011, 23:20 di red grave

    come ti sei ritrovato a vedere questo film?

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  • 8 maggio 2011, 23:27 di chinaski

    era una proiezione stampa

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  • 11 maggio 2011, 15:30 di red grave

    a me l'ha passato un'amica e sono curiosa di rivederlo a freddo per giudicarlo. cmq il tuo commento stimola più di un'osservazione. penso ai limiti del filmabile considerando che alcune scene le ho percepite invasive(quelle girate tra i tuareg su tutte) e mi sono chiesta: si sono venduti pure il parto? penso anche che in un film o un documentario non mi inquieta vedere il parto di un animale e che donne e uomini fanno parte del regno animale. ultima osservazione sul cosa è filmabile e cosa è visionabile: resta la libertà di dire no se qualcosa turba, ferisce o semplicemente non si è d'accordo e questa libertà sta nel non vedere una pellicola a priori ( per me per es. Cannibal Holocaust) o non proseguire la visione. fammi sapere ;)

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