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Revanche. Ti ucciderò - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Andrea Fornasiero

Un bosco riflesso in un lago: un sasso colpisce lo specchio d’acqua e dirama increspature circolari, metafora di un evento che dirama conseguenze in più direzioni. Questo l’incipit di Revanche dell’austriaco Spielmann, che parte come un noir asciugato da una messa in scena statica, rigorosa ma anche un po’ scolastica, immersa in una luce naturale priva di chiaroscuri e in ambienti di uno squallore senza fascino. Alex, ex galeotto, ha una relazione con Tamara, prostituta russa clandestina a Vienna, su cui il padrone del locale ha delle mire. Alex progetta una rapina in banca, l’evento in cui il destino dei due incrocia quello di un’altra coppia, il poliziotto Robert e sua moglie Susanne, che vivono in riva a un lago, non lontani dalla fattoria del nonno di Alex, e non riescono ad avere figli. La virata esistenziale prende la scorciatoia di ignorare in modo poco plausibile l’indagine sulla rapina, preferendo tratteggiare relazioni basate su bisogni primari e spostando la vicenda dai quartieri più squallidi di Vienna a una foresta dove ancora cinguettano gli uccelli. Natura e cultura, vendetta e perdono, maternità e amore, solitudine e indipendenza si fondono sotto uno sguardo rigoroso e solo un poco meno freddo.


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