Giulia non esce la sera - La recensione di FilmTv
Con Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Sonia Bergamasco, Antonia Liskova, Piera Degli Esposti, Lidia Vitale, Sasa Vulicevic, Paolo Sassanelli, Fabio Camilli, Sara Tosti
La recensione di FilmTv
Giuseppe Piccioni realizza forse il suo film più compiuto. Un’opera viva e imperfetta con un essenziale Valerio Mastandrea e un’umbratile Valeria Golino
Fortemente discontinuo, il cinema di Giuseppe Piccioni è la parabola di un minimalismo che da candido che era ha provato progressivamente a farsi carico di voci aliene al proprio respiro. Nella traiettoria che da Il grande Blek giunge a Luce dei miei occhi è possibile misurare le ambizioni (sbagliate?) di un cinema che ha provato a mantenere più di quanto avesse promesso. Tra minimalismo e vocazione generazionale (entrambi peccati poco originali del nostro cinema), Piccioni ha sempre chiesto la luna a un cinema condannato a nozze ma popolato da cuori al verde e occhi fuori dal mondo. Sorprende positivamente quindi la tenuta globale di Giulia non esce la sera, lavoro che riesce a recuperare dagli esordi del regista una leggerezza del tratto sorprendente in grado di porsi al servizio di un’ironia dolente eppure resistenziale. Guido è uno scrittore di successo ma in crisi: la moglie si sta trasferendo in un altro appartamento. Sua figlia non ne vuole più sapere di andare in piscina. Guido, che riesce a tenersi a galla ma nuota maluccio, decide di prendere lezioni di nuoto al posto della bambina. In piscina conosce Giulia, dalla cui fragile aggressività è subito attratto. In questa storia esemplarmente lineare ciò di cui non si sentiva la mancanza, ma che comunque non altera il ritmo del racconto, sono gli inserti onirici notturni con i personaggi di Guido che sbirciano il suo monitor in cerca di indizi riguardanti la loro vita futura. Peccati veniali di un piccolo film che finalmente conferisce le lettere di nobiltà a una certa idea di minimalismo italiano tipicamente anni 80 (a suo modo un genere sui generis) diventato troppo presto maniera. Coadiuvato da un essenziale Valerio Mastandrea e da un’umbratile Valeria Golino, Piccioni realizza forse il suo film più compiuto. Un’opera viva e imperfetta che convince per la tenerezza e la capacità non collaborazionista di osservare le microscopiche fratture del quotidiano che fatalmente ingoiano le immense tragedie che quasi mai riusciamo a vedere.
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