Opinione di FABIO1971 su Il grande sogno
Con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Massimo Popolizio, Dajana Roncione, Federica Vincenti, Brenno Placido, Marco Iermanò, Silvio Orlando, Laura Morante, Ottavia Piccolo, Michele Placido, Alessandra Acciai
- negative [15]
- sufficienti [18]
- positive [10]
- leggi tutte le opinioni
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Roma, dalla morte di Ernesto Che Guevara nell'autunno del 1967 alla primavera di due anni dopo, passando per la cruciale stagione sessantottina, attraverso le vicende di tre personaggi: Nicola (Riccardo Scamarcio), giovane poliziotto pugliese con la passione per il teatro che viene infiltrato tra gli studenti dell'università, Libero (Luca Argentero), uno dei leader del movimento e Laura (Jasmine Trinca), studentessa dalla coscienza politica in "formazione" che sogna un mondo libero da ogni iniquità sociale. Le loro strade si incrociano e si scontrano mentre la società in cui vivono va lentamente in pezzi, annichilita dalla furibonda esigenza giovanile di polverizzare ingiustizie e soprusi: sullo sfondo, l'occupazione dell'università "La sapienza" ("Noi non siamo qua per chiedere concessioni al governo, noi siamo qua per mettere in discussione la società e il sistema capitalistico nel suo insieme"), i tafferugli tra studenti e polizia, le incomprensioni tra genitori e figli, relegate, però, a banali litigi generazionali ("Che sta succedendo?", chiede la madre di Laura a sua figlia: "Secondo te che sta succedendo?". "Io vorrei sapere chi frequenti, chi sono i tuoi amici. Non ti riconosco più". "Forse è meglio così". "Stai rovinando la tua vita e la nostra, al futuro non ci pensi?". "Sì che ci penso al futuro, ma non è quello che avete deciso voi"), la scoperta dell'amore e della libertà sessuale, le immagini di repertorio della guerra in Vietnam o di Martin Luther King che pronuncia il suo storico "I have a dream" (il 1968 fu l'anno della sua morte), le lotte sindacali dei braccianti siciliani, i picchetti agli ingressi delle fabbriche, il teatro (Il conte di Carmagnola, Brecht, Cechov) e il cinema (da I pugni in tasca di Bellocchio a Les parapluies de Cherbourg di Jacques Demy e Divorzio all'italiana di Germi). Pauroso passo indietro del Michele Placido regista dopo i fasti di Romanzo criminale, qui alle prese con la trasposizione cinematografica delle sue esperienze giovanili durante gli anni della contestazione (si trasferisce dalla Puglia a Roma nel 1966, entra, senza molta convinzione, in polizia giusto il tempo per partecipare agli scontri di Valle Giulia e poi intraprende la carriera d'attore iscrivendosi all'Accademia d'Arte drammatica) piuttosto che con l'affresco o i tasselli di un variopinto mosaico: furbo, manieristico, in definitiva innocuo (palesemente artefatte, quindi, anche le polemiche che ne accompagnarono l'uscita), Il grande sogno elegge, infatti, il luogo comune a cifra stilistica dominante della rilettura storico-sociologica, fallendo clamorosamente le intenzioni di partenza. "L'ambizione del film", dichiara Placido, "è di essere una commedia corale su un periodo tumultuoso e sbandato, anche divertente, pieno di musica e citazioni cinematografiche. Per dire come eravamo, che cosa pensavamo, perchè ci ribellavamo. Senza dimenticare che l'entusiasmo generale e libertario sfociò, per molti, nella pratica cupa del terrorismo". Ed è proprio l'intera cornice che avvolge e muove le vicende dei personaggi (e non la matrice autobiografica che ne governa le evoluzioni drammaturgiche) a non funzionare: "come erano", "che cosa pensavano" e "perchè si ribellavano" i giovani sessantottini sono motivazioni che restano, purtroppo, sempre sullo sfondo, senza tentativi di analisi che ne scrutino la complessità di sfumature. Il versante più intimo e personale della vicenda narrata, infatti, pur con frequenti cadute nella retorica o nello stereotipo, si rivela molto più efficace ed incisivo della prevedibile e dispersiva illustrazione delle tensioni dell'epoca, affidata ad immagini leziose, politicamente corrette e senza profondità di sguardo, immerse in una messinscena che, nonostante alcune pagine suggestive, stempera freschezza e vitalità smarrendosi nelle ingenuità dei compiacimenti stilistici (tripudi di dissolvenze e ralenti, inserti, "falsi", in bianco e nero da accostare a quelli di repertorio, intersezioni tra cinema e realtà, colonna sonora invadente, simbolismi scontati come i ragazzi in bicicletta sul tetto dell'università). E nessun pregevole contributo, poi, giunge al film dall'interpretazione del cast di stelle e stelline: se si esclude uno straordinario Massimo Popolizio (il Terribile di Romanzo criminale, qui nei panni del padre di Jasmine Trinca), infatti, da un Riccardo Scamarcio poco convinto (e la sceneggiatura non l'aiuta certamente, visto che gli affida battute come "Per fare l'attore non basta avere una bella faccia") ai monocordi Luca Argentero e Jasmine Trinca, fino alle brevi (e sprecate) apparizioni di Laura Morante e Silvio Orlando, è una sequela di battute ridondanti, smorfie ed isterismi da fiction televisiva che finiscono per impoverire ulteriormente ogni tentativo di risollevare il film dalla sua apatica deriva qualunquistica. Ecco, volendo infierire col bisturi, il problema di Il grande sogno è proprio questo: esclusa qualche frecciata contro gli abusi a colpi di manganello delle forze dell'ordine, infatti, il film non graffia, non spiega, non scuote le coscienze, non scatena l'indignazione contro le ingiustizie, non coglie il fermento dell'epoca, la voglia di conoscere, di crescere, di comprendere, di opporsi ad ogni sopruso. "La rivoluzione... Bella parola, grande sogno... Ma poi ci si risveglia". Appunto...
Commenti
-
20 ottobre 2010, 16:41 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Caro Fabio1971, non mi piace il cinema di Placido, non ho visto questo film, non lo avrei visto, e questa tua opinione mi convince severamente che non lo vedrò mai. Considera la polizziottesca 'semenza' dell'autore: poteva mai un questurino fare un film sul Sessantotto? Lui era dall'altra parte della barricata, quindi...
cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam -
20 ottobre 2010, 16:54 di FABIO1971
Ciao Lorenzo, impossibile darti torto: "Il grande sogno" è una delusione completa... Un film banale, scontato, girato malissimo (a fronte di un "Romanzo criminale" che, al di là di qualche difetto nell'esaltare eccessivamente i suoi personaggi, rivelava una regia solida, efficace e sicura), quasi disarmante nel proporre ogni stereotipo possibile ed immaginabile sul Sessantotto senza mai scavare in profondità o proporre qualche riflessione stimolante... Un passo falso clamoroso... Ciao!!
cancella commento -
20 ottobre 2010, 21:24 di Utente rimosso (andreona)
Sono perfettamente d'accordo con te, Fabio.
cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (andreona) -
20 ottobre 2010, 22:00 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Sì, "Romanzo criminale" è un buon film - lo ammetto.
cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam -
23 ottobre 2010, 10:07 di spopola
.. Roamnzo Criminale è "il miglior Placido possiible, questo è vero". Ma credo che lì ci sia una concomitanza di fattori "positivi" che vanno al di là del regista stesso (nello scrivere a suo tempo il mio pensiero sul film ho cercato di evidenziarli) e che credo non debbao essere sottovalutati. "Il grande sogno" è certamente una delusione, ma anche un'occasione perduta. Non si può ridurre il tutto a qualcosa che sembra avere l'apparenza patinata di un fotoromanzo. Non è certamente una scusante ovviamenteanzi... ma credo che poi abbia pesato molto sul risultato (che non immagino potesse essere comunque eccelso) anche l'nfluenza malefica della Medusa. Subordinare il tutto (anche la possibilità di relaizzare un film) a certe regole, non è certamente democratico ma fa pate del sistema: se le infrangi, sei inevitabilmete Out (vedi la reecente "circostanza" tutt'altro che casuale denunciata da il "fatto" che si è vista deppennare la pubblicità giò prevista da parte di Enel per essersi macchiati di un "reato" di lesa maestà ed aver criticato in un articolo la società. Una maniera come un'altra per addomesticare i media... e dare uns egnale forte all'informazione... o ti adegui... o ti fareno adeguare noi se non vuoi crepare
cancella commento cancella commento e blacklista spopola -
25 ottobre 2010, 09:25 di FABIO1971
Ciao Valerio: d'accordissimo con te, un'occasione perduta... Sullo squallore di certe regole che governano più o meno tacitamente i meccanismi dell'informazione c'è ben poco da aggiungere, se non continuare ad evidenziarne le complicità, volenti o nolenti, con le dinamiche produttive e le logiche "culturali" del regime in cui viviamo... Ciao!!
cancella commento
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 21/5 al 27/5
- 1 Men in Black 3 2.591.957,00
- 2 Dark Shadows 1.122.660,00
- 3 The Avengers 457.344,00
- 4 Quella casa nel bosco 457.100,00
- 5 American Pie: Ancora insieme 450.594,00
- 6 Cosmopolis 330.899,00
- 7 La fredda luce del giorno 245.995,00
- 8 Molto forte incredibilmente vicino 239.484,00





