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Opinione di Mathiasparrow su Ricky - Una storia d'amore e libertà





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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05/01/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Si compie silenziosamente un prodigio: fantastico e reale interagiscono divinamente, camuffandosi l’uno dell’altro e rendendosi indistinguibili come mai si era visto finora. Ricky è un film di incertezze e apparenze; la principale fra queste è proprio il bambino protagonista, dono celeste mandato da Ozon ad un famiglia in crisi che deve ritrovare sé stessa. Chi è realmente? Del piccolo tutti notano la stranezza fisica, quelle alucce premature a cui non sembra possibile dare una spiegazione logica, ma pochi si rendono conto di come influisca sull’ambiente attorno a lui svelando la reale essenza delle persone. Alla confusione per la venuta dell’angioletto segue la riconciliazione definitiva, ed è proprio questa missione di pace che pare essere il vero compito del bambino. Egli viene mandato sulla Terra direttamente fra le braccia di una donna, bisognosa non di un figlio ma di qualcuno che la scuota per farle aprire gli occhi e accorgersi che l’esistenza con cui deve convivere non è la tragedia che crede. Ozon fa tesoro della lezione truffautiana sulla purezza infantile e si affida spesso allo sguardo della sorellina di Ricky: l’unica in grado di capirlo, che tenta di sostenerlo moralmente nelle varie vicissitudini. Giaciglio famigliare e rapporti che vi si dipanano sono al centro delle attenzioni del regista, ma il suo raggio d’azione oltrepassa le mura domestiche; emerge un certo disprezzo per l’esterno, con giornalisti e curiosi che fanno da sgradevole presenza minando la privacy e scomparendo solamente una volta volatilizzato l’oggetto d’interesse del momento. Se Ricky è un’opera preziosa e fuori dal comune è tutto merito del modo in cui il suo autore sceglie di guardare a determinate questioni, all’apparenza banali e già viste ma dopotutto ancora irrisolte. Questioni solitamente affrontate con film opprimenti e realisti da cui Ozon prende le distanze, prediligendo un racconto di incantevole leggerezza ed efficacia emotiva. La sua prima fiaba.

Sulla trama

geniale nella sua semplicità. Quasi commovente.

Sulla regia di François Ozon

eccellente

Sull'interpretazione di Alexandra Lamy

molto brava

Sull'interpretazione di Sergi López

piace e convince

Sull'interpretazione di Mélusine Mayance

incantevole

Sull'interpretazione di Arthur Peyret

adorabile

Sull'interpretazione di Jean-Claude Bolle-Reddat

ingiudicabile

Sull'interpretazione di André Wilms

senza infamia e senza lode


SI

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