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La polvere del tempo - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Giulio Sangiorgio

Un regista, una storia - quella dell’Odissea dei genitori lungo il Novecento -, una crisi creativa. Secondo capitolo della Trilogia della Terza Ala, La polvere del tempo prosegue il discorso intrapreso con La sorgente del fiume, distanziandosene: perché qui la Storia non scorre, la Tragedia non si esprime, ogni cosa è già avvenuta. C’è solo deriva, male di vivere, nessuna catarsi. In un presente stantio, immobile sotto il peso di memorie affastellate, privato della consolazione di utopie ormai inermi. Sconfitto. Non è più la Storia che strazia l’uomo, ma la sua assenza: Angelopoulos - coadiuvato da Markaris e Guerra alla sceneggiatura - gira un film epico sulla palude stagnante dell’oggi, disperde i suoi personaggi (e le possibilità del cast) in un labirinto senza indicazioni dove il tempo è involuto, ipotesi e certezze del passato scivolano nel presente e la realtà si fonde con la sua messa in scena. In una narrazione che procede per associazioni, loop, vicoli ciechi, digressioni. In una pellicola lirica, di una poesia cerebrale e simbolista, declamata con verbosa solennità. Lontano dall’ironia demistificante che popola il cinema contemporaneo, Angelopoulos ci dice della nostra agonia, infischiandosene del ridicolo, in un discorso autisticamente autoriale, capace a tratti di sintesi folgoranti. Inevitabilmente tedioso, prezioso nella pervicacia con cui dà forma, in primis, a un pensiero, contro ogni logica spettacolare. Da preservare.


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