La polvere del tempo - La recensione di FilmTv
Con Willem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irène Jacob, Christiane Paul, Kostas Apostolidis, Tiziana Pfiffner, Alexandros Mylonas, Alexandra Maria Lara, Reni Pittaki
La recensione di FilmTv
Un regista, una storia - quella dell’Odissea dei genitori lungo il Novecento -, una crisi creativa. Secondo capitolo della Trilogia della Terza Ala, La polvere del tempo prosegue il discorso intrapreso con La sorgente del fiume, distanziandosene: perché qui la Storia non scorre, la Tragedia non si esprime, ogni cosa è già avvenuta. C’è solo deriva, male di vivere, nessuna catarsi. In un presente stantio, immobile sotto il peso di memorie affastellate, privato della consolazione di utopie ormai inermi. Sconfitto. Non è più la Storia che strazia l’uomo, ma la sua assenza: Angelopoulos - coadiuvato da Markaris e Guerra alla sceneggiatura - gira un film epico sulla palude stagnante dell’oggi, disperde i suoi personaggi (e le possibilità del cast) in un labirinto senza indicazioni dove il tempo è involuto, ipotesi e certezze del passato scivolano nel presente e la realtà si fonde con la sua messa in scena. In una narrazione che procede per associazioni, loop, vicoli ciechi, digressioni. In una pellicola lirica, di una poesia cerebrale e simbolista, declamata con verbosa solennità. Lontano dall’ironia demistificante che popola il cinema contemporaneo, Angelopoulos ci dice della nostra agonia, infischiandosene del ridicolo, in un discorso autisticamente autoriale, capace a tratti di sintesi folgoranti. Inevitabilmente tedioso, prezioso nella pervicacia con cui dà forma, in primis, a un pensiero, contro ogni logica spettacolare. Da preservare.
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