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The Countess (2009)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in The Countess: assente
Ritmo ritmo in The Countess: assente
Impegno impegno in The Countess: assente
Tensione tensione in The Countess: assente
Erotismo erotismo in The Countess: assente

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La trama

La vicenda della contessa ungherese Elizabeth Báthory che visse a cavallo tra '500 e '600 ed è ricordata nelle leggende popolari per aver torturato e ucciso nel suo castello centinaia di giovani donne, il sui sangue le sarebbe servito per ottenere un'eterna gioventù. 

L'opinione più votata

Di Marcello del Campo scritta il 21/07/2011 - utile per 12 utenti

Voto al film: voto sufficiente

 
 
In attesa del film Die Blutgräfin (The Blood Countess), di Ulrike Ottinger, potremmo serenamente archiviare The Countess della pallida Julie Delpy: tra l’avventurosa attrice, regista, cantante francese e la smagliante Tilda Swinton non c’è partita ed è impossibile che la regista austriaca possa fare peggio della Delpy, poiché i dialoghi affidati alla grande scrittrice Elfriede Jelinek, Nobel 2004 (sceneggiatrice di Malina, da Ingeborg Bachman, regia di Werner Schroeter, 1991 e La pianista, dal suo romanzo, regia di Michael Haneke, 2001) sono garanzia di buona fattura. Non è da prendere in scarsa considerazione, inoltre, la presenza di Isabelle Huppert, modello inconfessato e inarrivabile della Delpy che, girando il film, deve essersi immedesimata tanto nella collega da sembrarne la brutta copia.
 
Elizabeth Báthory (al secolo, Alžbeta Bátoriová-Nádašdy o, accorciato, Erzsébet Báthory), la Contessa Sanguinaria, è iscritta nella mitologia (letteraria, psichiatrica, saffica e così criminalizzando) per avere fatto fuori, a occhio e croce, circa seicento fanciulle per nutrirsi del loro sangue, passarselo sul viso, sulle labbra come rossetto, bagnarcisi dentro (anticipazione di una cosmesi costosa che finora, per fortuna, non ha avuto successo – ma, con i tempi che corrono, non si sa mai!) per ringiovanire il suo corpo che cominciava a dare segni di zampe di gallina.
La Contessa non era uno stinco di santo, è vero, ma nella versione iperfemminista che ci offre la Delpy, non è che la povera donna ne avesse colpa, non era nata malvagia: considerate l’ambiente in cui le è toccato vivere e nascere - circa cinque secoli fa, esattamente il 7 agosto 1560, sotto il segno del Cancro - in Ungheria (fosse nata nella Romania del Principe Vlad III, poteva essere un’attenuante).
La Signora del Sangue ha il suo (sangue) un po’ bacato, lo ha in dote nel dna, nella sua famiglia la malattia mentale è un virus, epilessia, schizofrenia sono il corredo di rapporti insani tra consanguinei, è noto poi che più nobile è il lignaggio, più le nefandezze ne aumentano il prestigio (non dimentichiamo che i suoi genitori provengono da due rami dei Báthory, e che lo zio è il re polacco Stephen Báthory, anche lui adoratore di Satana e, come altri parenti, dedito a dilettevoli riti di magia nera).
Erzsébet fin da piccola trascorre la sua infanzia nel castello di Ecsed, dove si appassiona allo spettacolo della morte, così come altri bambini alla diamonica; a sei anni assiste all’esecuzione di una condanna a morte di un turco particolarmente surreale: l’uomo viene infilato nel ventre aperto di un cavallo, fuori solo la testa, un soldato cuce il ventre del cavallo e il poveraccio va lentamente alla morte con fetore di entragne. ESPANDI +
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SI

Opinioni su The Countess


21 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "The Countess"
Marcello del Campo

    In attesa del film Die Blutgräfin (The Blood Countess), di Ulrike Ottinger, potremmo serenamente archiviare The Countess della pallida Julie Delpy: tra l’avventurosa attrice, regista, cantante francese e la smagliante Tilda Swinton non c’è partita ed è impossibile che la regista austriaca possa fare peggio della Delpy, poiché i dialoghi affidati alla grande scrittrice Elfriede Jelinek, Nobel 2004 (sceneggiatrice di Malina, da Ingeborg...

voto al film: Marcello del Campo assegna il voto sufficiente a The Countess (2009)

2 commenti
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