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Fortapàsc - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

Così lontano e così vicino a Gomorra, il nuovo film di Marco Risi sul giornalista Siani ucciso dalla camorra ha un passo celere e sicuro

Il primo timore è che il cospicuo trapianto da Gomorra di interpreti (Gianfelice Imparato, Gigio Morra, Salvatore Cantalupo) e fotografia (la stessa callosa e granulare di Marco Onorato) possa inevitabilmente provocare il rigetto in un corpo estraneo come quello del cinema di Marco Risi, l’inventore del minchia-minchia movie degli anni 90 (Mery per sempre, Ragazzi fuori). È un’impressione sbagliata. Se Risi non rinuncia a soprassalti di inventiva da gangsterfilm (un ufficiale dei carabinieri che passeggia sulla tavola imbandita di un boss, un’esecuzione di camorristi indaffarati e infastiditi di fronte a una vittima che non sanno bene come finire), il perché di questo film è altrove: nel suo tono stoico e antieroico, nell’ironia che fa del protagonista un martire della libertà d’informazione, della denuncia della corruzione istituzionale e della lotta alla criminalità organizzata, profondamente estraneo alla retorica urlata e inerme del cinema d’impegno italiano degli ultimi trent’anni. Libero De Rienzo, che pare guardare anche i suoi carnefici con lo humour di chi non vuole credere fino all’ultimo alla follia dei violenti, sembra aver trovato quella corda che sul grande schermo gli è sempre mancata. Gioverà al cinema di analoghe ambizioni nel futuro? Chi lo sa. Sicuramente aiuterà gli spettatori a conoscere una biografia esemplare, un cronista senza manuali ideologici in tasca capace di attraversare il perimetro di una delle più mefitiche contaminazioni di corruzione e malavita del pianeta senza mai mollare il suo taccuino. Più che l’inesorabilità del male, il film rovescia finalmente la prospettiva catturando l’inatteso: la banalità del bene. L’attaccamento alla normalità della vita derivata dalla ricerca di una professione sognata e di una fidanzata amata con dolce ostinazione. Anche a Torre Annunziata. Fortapàsc ha un passo celere e sicuro, gli attori non sbarellano anche quando ci danno dentro e la musica di Piersanti accompagna tutti verso l’ingiusta fine con pietà e discrezione


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