Fortapàsc - La recensione di FilmTv
Con Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Salvatore Cantalupo, Ennio Fantastichini, Daniele Pecci, Ernesto Mahieux, Michele Riondino, Renato Carpentieri
La recensione di FilmTv
Così lontano e così vicino a Gomorra, il nuovo film di Marco Risi sul giornalista Siani ucciso dalla camorra ha un passo celere e sicuro
Il primo timore è che il cospicuo trapianto da Gomorra di interpreti (Gianfelice Imparato, Gigio Morra, Salvatore Cantalupo) e fotografia (la stessa callosa e granulare di Marco Onorato) possa inevitabilmente provocare il rigetto in un corpo estraneo come quello del cinema di Marco Risi, l’inventore del minchia-minchia movie degli anni 90 (Mery per sempre, Ragazzi fuori). È un’impressione sbagliata. Se Risi non rinuncia a soprassalti di inventiva da gangsterfilm (un ufficiale dei carabinieri che passeggia sulla tavola imbandita di un boss, un’esecuzione di camorristi indaffarati e infastiditi di fronte a una vittima che non sanno bene come finire), il perché di questo film è altrove: nel suo tono stoico e antieroico, nell’ironia che fa del protagonista un martire della libertà d’informazione, della denuncia della corruzione istituzionale e della lotta alla criminalità organizzata, profondamente estraneo alla retorica urlata e inerme del cinema d’impegno italiano degli ultimi trent’anni. Libero De Rienzo, che pare guardare anche i suoi carnefici con lo humour di chi non vuole credere fino all’ultimo alla follia dei violenti, sembra aver trovato quella corda che sul grande schermo gli è sempre mancata. Gioverà al cinema di analoghe ambizioni nel futuro? Chi lo sa. Sicuramente aiuterà gli spettatori a conoscere una biografia esemplare, un cronista senza manuali ideologici in tasca capace di attraversare il perimetro di una delle più mefitiche contaminazioni di corruzione e malavita del pianeta senza mai mollare il suo taccuino. Più che l’inesorabilità del male, il film rovescia finalmente la prospettiva catturando l’inatteso: la banalità del bene. L’attaccamento alla normalità della vita derivata dalla ricerca di una professione sognata e di una fidanzata amata con dolce ostinazione. Anche a Torre Annunziata. Fortapàsc ha un passo celere e sicuro, gli attori non sbarellano anche quando ci danno dentro e la musica di Piersanti accompagna tutti verso l’ingiusta fine con pietà e discrezione
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