Franklyn - La recensione di FilmTv
Con Eva Green, Jay Fuller, Bernard Hill, Art Malik, Kika Markham, Ryan Phillippe, Gary Pillai, Sam Riley, Chris Wilson, Mark Wingett
La recensione di FilmTv
Non un cinema derivativo grazie a un gioco di incastri e colpi di scena che lascia campo a fantasmatiche ossessioni
Nella Città di Mezzo, il giustiziere Preest è l’ultimo ateo rimasto e si prepara a eliminare l’Individuo, colpevole di aver lasciato morire una ragazzina in nome di Dio. Nella Londra di oggi, Emilia litiga con la madre e filma i suoi tentativi di suicidio per il diploma d’arte, Milo è stato scaricato dalla promessa sposa, Peter Esser, infine, giunge in città in cerca del figlio scomparso. In Franklyn, non tutto è come appare e le storie dei quattro personaggi arrivano a incrociarsi, in una risoluzione al tempo stesso tragica e romantica. Quello di McMorrow non è però un cinema derivativo: il gioco degli incastri e dei colpi di scena si svela relativamente presto e lascia campo alle ossessioni e alle fantasie di personaggi, che declinano il tema della fede in Dio, nella sua assenza o nell’amore. Il fato è all’opera, ma il suo disegno è controverso: non è un piano diabolico né salvifico e problematizza così la questione senza offrire risposte. Il regista, abile nelle scene di fantascienza così come nel dosare influenze pittoriche, a volte si fa prendere dal suo talento e l’esito tende qua e là al patinato a scapito del ritmo. In ogni caso un esordio interessante, filosofico e dal notevole fascino visivo (la colonna sonora non è però all’altezza).
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