Departures - La recensione di FilmTv
Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano, Tôru Minegishi, Tetta Sugimoto, Yukiko Tachibana, Tatsuo Yamada
La recensione di FilmTv
Si muovono eleganti e precise le dita di Daigo sui corpi inerti che prepara per l’aldilà; dita esperte e attente, passate senza preavviso dagli spartiti alle dipartite. Neoimpiegato presso l’agenzia funebre NK, il violoncellista rimasto senza orchestra trova una platea più affezionata nei parenti dei cari estinti che si prodiga a preparare per “l’ultimo viaggio”: una cerimonia che ha i ritmi confortanti del rituale e funge da balsamo dell’anima per chi assiste, ma anche per chi la conduce. Come l’anziano e laconico capo dell’agenzia (i cui pasti, da quando è morta la moglie, sono «tristemente buoni»), Daigo esorcizza le paure con il nuovo mestiere e si scopre abile nel maneggiare i cadaveri quanto e più che nel far vibrare le corde del violoncello. Ridere della morte è un esercizio liberatorio per dissacrare l’aura inesorabile che ammanta la nostra natura terrena; ben venga allora il tocco lieve e ironico di Departures, che infrange il tabù e fin dall’incipit fa dirompere nella solennità della cerimonia funebre la carica irriverente del grottesco. Non soltanto si ride, nel film straniero vincitore dell’Oscar nel 2009; Yojiro Takita si giostra fra tempi (e volti) strettamente comici e le ampie panoramiche del dolore e del rimpianto. L’autore, legato a una sterminata produzione di pinku eiga (i softcore erotici giapponesi), passa qui dal rituale del sesso a quello della vestizione funebre, con la disinvoltura di chi è abituato a occuparsi di corpi e porzioni di pelle scoperta; conosce i confini del pudore e il peso specifico delle membra affidate alle mani di altri. I movimenti con cui Daigo si adopera per pulire, vestire e truccare i defunti incantano come un gioco di prestigio e compiono il miracolo della vera catarsi; nell’armonia riprodotta dalle spoglie irrigidite si consuma l’addio dei familiari alla persona amata, che lascia libero corso alle emozioni. Come nella toccante sequenza finale, la morte funge da messa a fuoco dei sentimenti, da lente attraverso cui rivedere la propria vita e trovare un senso dove pareva non esserci.
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