Opinione di H.A.L 9000 su The Limits of Control
Con Tilda Swinton, Bill Murray, Gael García Bernal, John Hurt, Paz de la Huerta, Hiam Abbass, Isaach De Bankolé, Youki Kudoh, Luis Tosar, Floanne Ankah
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
"The Limits of Control" è possibilmente il film limite di fine decennio - in ogni senso possibile: È più che lecito definire tale opera una sorta di (auto)negazione con la quale l'immenso cineasta statunitense reinventa e supera il suo cinema - e non solo.
Adottando uno stile massimalista che ricorda le ultime opere di Wim Wenders e che si discosta esplicitamente dal minimalismo "dongiovannesco" che finora aveva contraddistinto tutte le sue pellicole, riallacciandosi contenutisticamente - anche se, ed è necessario sottolinearlo, Jarmusch va oltre il "semplice" discorso sulla percezione soggettiva della realtà oggettiva (?) e sullo spaesamento che ne deriva, anzi: tale discorso sembra essergli del tutto indifferente - a "Blow Up" di Michelangelo Antonioni, Jim Jarmusch dirige un "road-movie" atipico che riscrive le regole del genere: mentre l'essenza del viaggio come processo interiore (qui portato alle sue estreme conseguenze) rimane invariata, è il suo scopo, il suo fine originario ad essere tradito. Nessuna presa di coscienza, nessuna ricerca d'identità, nessuna scoperta individuale. Il protagonista è già cosciente, egli ha già scoperto, cercato e trovato - egli ha capito (come afferma il mandante all'inizio del film), egli sa. Oramai è solo questione di mettere in atto la propria conoscenza, di "esaurire il campo del possibile" (Pindaro), di sviscerare i limiti del proprio controllo.
Ma cos'è che il protagonista ha già capito, cos'è che egli già sa (magari inconsciamente ò senza aver mai compreso appieno le potenzialità che tale sapere comporta; saranno comunque i molteplici individui che egli incontrerà per la sua strada ad illuminarlo - ò forse lui stesso)? Egli sa che "tutto è soggettivo", che "tutto è arbitrario", che la sua percezione della realtà (e di conseguenza la realtà in sé? forse è arrivata l'ora di liberarci definitivamente da questa menzogna chiamata oggettività!) è oramai irrevocabilmente deviata dalla pittura, dalla musica, dalla scienza, dalla letteratura, dalla filosofia, dalla psicologia e dal cinema. Percepire non è più solo (non lo è mai stato) un processo passivo (lockeianamente inteso come sensation); percepire è un processo attivo, percepire vuol dire percepire per immagini (rimando al quadro "La condition humaine" di René Magritte che come illustrazione qui ci sta a pennello), percepire è al contempo sensation e reflection, percepire è costruire. Partendo da questa premessa costruttivista, la realtà non è altro che uno "spazio illimitato", un quadro (stupendamente rivelatoria la scena in cui il protagonista osserva un quadro coperto da un lenzuolo) che ognuno di noi può dipingere a suo piacimento - ed a sua immagine.
Con "The Limits of Control" Jim Jarmusch realizza un'opera meta-cinematografica (meta-artistica) di rara complessità tematica e stilistica - cerebrale e criptica, intellettuale e cinefila, laconica e con un tocco d'ironia in sordina tipico di Jarmusch: si tratta d'un film sovraccarico di citazioni, di rimandi, d'invenzioni e d'allusioni (ma non di personaggi e di situazioni; a questo riguardo Jarmusch si è rimasto fedele) in cui lo svuotamento formale (cifra stilistica del regista) lascia il posto ad un riempimento formale (caratterizzato da sovrapposizioni di oggeti, piani, etc.) perfettamente in linea con l'anima costruttivista del film. Una pellicola che esplora i limiti e le possibilità dell'individuo e del cinema, che s'interroga sul loro sguardo totalitario che non lascia scampo. Nulla è dato, tutto è inventato - ò ancora da inventare.
Commenti
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8 ottobre 2009, 17:01 di marlucche
sembra veramente interessante! speriamo che non lo sia soggettivamente solo per te! ;-)
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30 dicembre 2009, 01:54 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Se è mai esistito un film come "object artistique", questo è "The Limits of Control" insieme a "Inland Empire". Grazie per la sottile opinione.
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30 dicembre 2009, 07:48 di nickoftime
Niiente e' vero, tutto e' permesso.
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