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Opinione di lao su Tutta colpa di Giuda





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16/04/2009 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Come tutti i capolavori letterari i Vangeli confliggono con una lettura univoca: a colpire la protagonista del film di Ferrario, Kasia Smutniak, una giovane regista teatrale agnostica sulle questioni religiose, è infatti il fatto che Gesù non vi sorrida mai e che la sua immagine sulla croce sia una raffigurazione cupa dell’esistenza umana, come se subendo il supplizio il figlio di Dio condannasse l’uomo a subire la medesima pena. Tutta colpa di Giuda non esclude certo il dolore dall’orizzonte, anzi sofferenza e disperazione sono addirittura un luogo e una condizione permanente proprio per quegli umili al riscatto dei quali soprattutto il messaggio salvifico dei sinottici guarda: dalle celle di un carcere Torinese si affaccia danzando un popolo di delinquenti di piccolo calibro-le persone importanti in cella non vanno- senza passato e senza futuro, finiti lì più per caso che per volontà. Nessuno di loro ha un’identità e sulle loro facce crude, scarnificate di un bianco e nero pasoliniano, è impresso il tradimento di un qualche Giuda: lo Stato e le sue istituzioni, la società o la famiglia, e persino la pietà ricattatoria delle gerarchie ecclesiastiche, qui impersonata da Luciana Litizzetto con sottile allusione alla Luciana Litizzeto di “Che tempo che fa” Dal male non c’è scampo, le promesse di redenzione sono un inganno, l’arte nobile dei musei sacralizza la tragedia, pertanto dalla verità immodificabile la liberazione è esclusivamente ludica e spettacolare: un coro di carcerati tenta di mettere in scena una passione senza l’infame tradimento di Giuda, ma l’indulto inaspettato dei politici esclude l’indulto liberatorio del musical fantastico. L’esperimento rientra così nei ranghi di una commediola sentimentale e Davide Ferrario fa dire a stesso “Che ne facciamo della croce”: mio blog: http:spetttatore.ilcannocchiale.it


SI

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