Fuga dal call center - La recensione di FilmTv
Con Angelo Pisani, Natalino Balasso, Emanuele Caputo, Matteo Gianoli, Martin Giantullio, Giovanni Maestroni, Laura Magni, Luis Molteni, Diego Pagotto, Disma Pestalozza, Paolo Pierobon
La recensione di FilmTv
Storie di sopravvivenze appese a un filo... del telefono. Una commedia da non perdere fotografata dal grande Bigazzi
Sapessi com’è strano, fare il laureato a Milano. Il concetto è chiaro: «Se dopo la terza media fossi andato a lavorare, adesso non avresti nessun problema», così si sente dire il povero Gianfranco, vulcanologo fresco di università e freschissimo di disoccupazione. Uno che lo squillo dei call center ce l’ha stampato, come un presagio, persino nel cognome: Coldrin. Ed è proprio negli open space che il ragazzo finisce a fare il pollo d’allevamento, dopo un colloquio demenziale con lo psicologo stralunato Tatti Sanguineti: «Lei ha polluzioni notturne? Bagna il letto?», chiede. Segue l’assunzione per una società che si chiama Iperthesis, naturalmente a tempo determinato («Così te ne puoi andare quando vuoi»), 5 euro lorde l’ora e la pausa caffè cronometrata. Allora scatta il secondo lavoro: a fare le pulizie a casa dei filippini che di mestiere fanno le pulizie. E che lo sfottono: «La vita è fatta a scale, c’è chi le lava e chi le sale». Intanto anche i sentimenti diventano precari, perché la sua fidanzata si stressa e se ne va, complici i nonni adottivi di entrambi, che in questo mondo all’incontrario decidono di scappare insieme, regalando ai ragazzi un’inaspettata, indesiderata indipendenza. Piena di complicazioni e di conti che non tornano. Federico Rizzo, classe 1975, formazione al Dams, realizza un piccolo film, aspirante cult, girato in digitale e con la camera a mano, affidandosi alla fresca e sincera spontaneità di Angelo Pisani (dei Pali e dispari) e di Isabella Tabarini, appena vista in Tagliare la parti in grigio. La narrazione è contrastata, come la fotografia a tinte forti di Luca Bigazzi: suggestioni stravaganti e leggere si alternano alle interviste con i veri operatori di call center, 250.000 in tutta Italia, secondo i dati della Camera del Lavoro, il 10% solo a Milano. Storie di sopravvivenze appese a un filo: senza diritti, senza la possibilità di un mutuo, piene di ansia e di poca speranza. Ma qui l’ambizione non è la denuncia: si ride per non piangere e qualche volta si canta anche, quasi come nei musicarelli.
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