Opinione di OGM su Gioventù in marcia
Con Ventura, Vanda Duarte, Beatriz Duarte, Gustavo Sumpta
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Un cupo acquario di umanità perduta, solo a tratti attraversato da solitarie lame di luce. Lo sguardo della macchina da presa si posa, obliquo, su singoli individui sospesi nel vuoto, che hanno alle spalle pareti nude o profondità oscure, mentre stanno muti a fissare gli angoli. L'angolo è il simbolo visivo del discorso indiretto, della comunicazione deviata, che non raggiunge mai il destinatario, perché si perde nella distanza o si rifrange attraverso l'ostacolo di una porta chiusa. La lettera d'amore ripetuta tante volte a memoria, e mai scritta né spedita, è come l'eco di un messaggio che ritorna sempre indietro. "Gioventù in marcia" è la poesia dell'isolamento e dell'immobilità, recitata al ritmo desolante del pellegrinaggio di Ventura: una vana questua tra i legami familiari ormai dissolti, per raccogliere i freddi brandelli sparsi della sua esistenza.
Sulla regia di Pedro Costa
Pedro Costa cattura le immagini nella penombra con una plasticità caravaggesca.
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