Nel paese delle creature selvagge - La recensione di FilmTv
Con Catherine Keener, Max Records, Mark Ruffalo, Lauren Ambrose, James Gandolfini, Catherine O'Hara, Forest Whitaker, Paul Dano, Alice Parkinson, Tom Noonan
La recensione di FilmTv
«Quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori» si apre così Nel paese dei mostri selvaggi, il libro cult di Maurice Sendak (1963, edizione italiana Babalibri), scrittore e illustratore americano di fiabe, che mai avrebbe immaginato di vedere il suo romanzo-haiku (39 pagine di disegni e un brevissimo testo) diventare il kolossal di Spike Jonze Nel paese delle creature selvagge, già grande successo al botteghino Usa. «Partire per imparare a conoscere la paura», secondo i fratelli Grimm, è l’imperativo che spinge il piccolo Max (Max Records), nove anni, a intraprendere un viaggio immaginario, oltre le pareti della sua cameretta, dove la mamma lo ha «cacciato a letto senza cena». L’incanto fulminante del film (applaudito da un Sendak 81enne) – semplice come un tratto di matita (il designer, Sonny Gerasimovicz è un artista di graffiti) e profondo come un trattato filosofico - è tutto nel naturalismo più estremo, sabbia e rocce, alberi e acqua negli immensi scenari del Sud Australia. Max è pieno di rabbia, odia gli “estranei” che gli invadono casa, i fidanzati di sorella e madre, si sente solo e, indossato il suo costume da lupo, si scatena in vendette violente. Definito dalla mamma (Catherine Keener, già in Essere John Malkovich di Jonze e qui anche produttrice) «mostro selvaggio» le grida contro: «E io ti sbrano». Poi la fuga nell’aldilà del sogno, nella foresta e lungo il fiume che lo porterà nella terra di giganteschi e infelici bestioni, peluche dalle corna di capra e il becco da uccello (pupazzi reali, digitalizzati solo nei movimenti di bocca e occhi) che lo incoronano re. Sendak si è ispirato, dice, al primo Walt Disney, in particolare a Fantasia, ma nei suoi disegni si sente l’eco delle Silly Symphonies e nel film quella del post-disneyano Monsters & Co, con l’enorme unghiuto mostro sentimentale, alter ego di Max, geloso di tutti, afflitto per un amore non corrisposto. Insieme, il bambino e i giganti vivranno momenti di aggressività e liberazione infantili, fino al ritorno a casa del bambino, che al contrario di Peter Pan, vuole diventare adulto. Un film “speciale”, cupo e radioso, che, come dice l’autore del suo racconto, «deve piacere solo ai bambini». A tutti, perciò, direbbe Walt.
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